Blog informativo sulla P4C

( philosophy for children)

di Lipman

Quando la filosofia dipinge il suo grigio su grigio, allora una figura della vita è invecchiata, e con grigio su grigio essa non si lascia ringiovanire, ma soltanto conoscere; la nottola di Minerva inizia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo.


La parola "filosofia" ha come nella sua radice il significato "far crescere". Infatti, c'è solo una cosa che sa stupire e conquistare il nostro cuore: la parola di chi non si limita a inanellare frasi sensate e ben tornite, ma di chi ci porta più in alto o più in profondità.

Che cos'è la filosofia?

“La filosofia è la palingenesi obliterante dell'io subcosciente che si infutura nell'archetipo dell'antropomorfismo universale. “(Ignoto)

Perché la filosofia spiegata ai ragazzi?

I bambini imparano a conoscere e a gestire i propri ed altrui processi emozionali, affettivi e volitivi: imparano a conoscere se stessi e a relazionarsi con gli altri. Una scuola che intende fornire esperienze concrete e apprendimenti significativi, dove si vive in un clima carico di curiosità, affettività, giocosità e comunicazione, non può prescindere dal garantire una relazione umana significativa fra e con gli adulti di riferimento. Questa Scuola ad alto contenuto educativo, non può cadere nel terribile errore di preconizzare gli apprendimenti formali, errore spesso commesso dagli insegnanti che sono più attenti a formare un “bambino-campione”, piuttosto che un bambino sicuro e forte nell'affrontare la vita, o ancora un bambino che abbia acquisito la stima di sé, la fiducia nelle proprie capacità e la motivazione al passaggio dalla curiosità, caratterizzante la Scuola dell'Infanzia, alla ricerca. L'insegnante deve poter provare un “sentimento” per l'infanzia inteso come “sentire”, percepire e prendere consapevolezza dei bisogni reali, affettivi ed educativi propri del bambino che sono altro rispetto ai bisogni degli adulti. Il ruolo dei genitori, degli insegnanti è infatti quello di educare tutti e ciascuno alla consapevolezza di ciò che il bambino “sente” emotivamente e affettivamente, perché è proprio il passaggio dal sentire all'agire che consentirà al futuro uomo di compiere scelte autonome. Un compito importante dell'insegnante è quello di mediare i modi e i tempi di un dialogo strutturato su un piano paritario, in modo tale da consentire ad ogni interlocutore di far emergere il proprio pensiero e di metterlo in relazione con quello degli altri. E' una sfida, da parte dell'insegnate, a livello culturale, sociologica e civica ma che deve coinvolgere anche i più piccoli per dotarli di una propria capacità critica, che permetta loro di ragionare, di riflettere sulla realtà e di compiere in futuro scelte consapevoli Se la filosofia è "presa sul serio", se è misurata con i problemi reali, è davvero uno strumento di formazione della persona e di indirizzo della vita. La filosofia come felicità presente nell'attività del pensiero.

Incontrarsi è una grande avventura

“Non possiamo stare
e vivere da soli,
se così è,
la vita diventa
solitudine monotona.
Abbiamo bisogno dell’altro
per condividere sguardi
di albe e tramonti,
momenti di gioia e dolore.
Abbiamo bisogno dell’altro
che ci aiuta a vedere
e scoprire le cose che da soli
mai raggiungeremo.

Beati quelli che sono capaci
di correre il rischio dell’incontro,
permeandolo di affetto e passioni
che ci fanno sentire più persone
poiché così vivendo
anche gli scontri
saranno mezzi
di un vero incontro.”
(Testo di sr. Soeli Diogo).




Questo romanzo è rivolto, con la più grande speranza e fiducia, a tutte le persone di questa società e soprattutto a quei giovani che si muovono oggi, coi loro passi, senza esserne pienamente consapevoli, verso la scoperta della grande stanza di questo mondo poliedrico e complesso, dalle mille pareti ammaliatrici. Passi che, a dosi esagerate della conquista di una felicità che riempia la stanza del loro cuore, complementare a quella del mondo, lasciano dietro sé molte tracce superficiali che si spazzano via anche con il più debole vento della loro esistenza per poi trascinarli nel giogo del “vuoto”. Che questo romanzo “Un vuoto da decidere” sia loro di aiuto per guardare in faccia, riconoscere, combattere e vincere, con le sole armi dell’amore vero per se stessi e per il mondo, questa strana “malattia” dell’anima che colpisce chi non ha difese e che porta alla conquista di una libertà infedele e subdola.

Se la metto in pratica mi fa vivere tutta un'altra vita, straordinariamente più ricca di quella che avrei ideato fidandomi solo di me.

Solleviamoci, è ora

Noi siamo quelli
che se ne vanno
pieni di vento
e di sole
in deserti
affollati
di illusioni
e non tornano più
abbagliati
da spaccati di vita.

Siamo riflessi
di affetti
profondi.
Pensieri
di fresca rugiada
posata sulla notte
che non conosce
nuvole.

Siamo i sospesi
tra sogno e realtà,
quelli sul sottile confine
tracciato
dai meandri
dei desideri.

Siamo splendide bugie
di una terra
che fatica
ad alzarsi
sui marciapiedi
della vita.

Siamo polvere
di un tempo
inesorabile
che ci riporta
tra le caverne opache
dei ricordi.

Siamo l’urlo
di amici perduti
non ancora tornati,
che raccoglie
sogni lanciati
su nuvole rosa
gonfie di cuore
nel cielo sospeso
della gioventù.

Siamo parole
mai dette
intrappolate
tra i rami
scheggiati
di un inverno
che fatica
nel risveglio.

Siamo vita
che scoppia
nei focolai spenti
accesi dal giorno che nasce
a dispetto di tutto.

Preghiere
Strappate ai silenzi
concessi da un Dio
che non ama
piangersi addosso.

Siamo
l’andata e il ritorno
di noi stessi.

Solleviamoci.
E’ ora.

PAESE MIO

Paese mio
cinto a primavera
di riccioluti gorgheggi
affaccendati
come comari
nel via vai del giorno
ti vai combinando
tra nuvole ariose
all’orizzonte
e sogni fermi
dietro vetri antichi.

Tu non conosci gli anni.

Il tuo grembo
avrà sempre un vecchio
davanti ai tuoi tramonti
aggrappato
ai sapori di campagna
mentre torna stanco
con le zolle in mano
cantando
la fatica della terra.

E non conosci spazi.

Sei tutto lì
che vivi di germogli
seminati
nei cuori della gente
che s’adatta
all’ombra
dell’inverno
mentre fuori
è estate.

Per questo
non ti mancano
i sorrisi
strappati ai vicoli
intrecciati e bui
come strette di mano
nel bisogno
tra calde mura
di camini accesi.


Tra gli alberi d’ulivo
bagnati di sole
che lasciano un’impronta
tra le rughe
dei ricordi

che strada voltando
riporta
inesorabilmente
a te.



mostra di poesie

mostra di poesie
Solleviamoci, è ora


martedì 10 marzo 2009

Luoghi di San Francesco di Paola




Francesco di Paola (Paola, 27 marzo 1416Tours, 2 aprile 1507) è stato un religioso italiano, proclamato santo da papa Leone X nel 1519. Eremita, è il fondatore dell'Ordine dei Minimi.
È il patrono principale della Calabria, dov'è venerato in innumerevoli santuari e chiese fra i quali, in particolare, quelli di Polistena (Reggio Calabria), Paterno Calabro (Cosenza), Corigliano Calabro (Cosenza) Marina Grande di Scilla, Catona di Reggio Calabria e Lamezia Terme-Sambiase (che custodisce la reliquia di un dito di san Francesco). Attualmente, parte delle sue reliquie si trovano presso il Santuario di San Francesco di Paola, meta di pellegrini devoti, provenienti da tutto il mondo.Francesco da Paola nacque a Paola (Cosenza), il 27 marzo 1416 da Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo, una coppia di coniugi dalla salda fede cattolica, devoti, in particolare, a San Francesco d'Assisi, all'intercessione del quale, pur trovandosi già in età avanzata, chiesero la grazia di un figlio. Nato, dunque, il primogenito, fu per loro spontaneo imporgli il nome di Francesco. Al primo si aggiunsero, presto, altri tre figli. Da bambino, Francesco contrasse una forma grave d'infezione ad un occhio, tanto che i genitori si rivolsero nuovamente in preghiera al "poverello d'Assisi", promettendogli, in caso di guarigione, che il piccolo avrebbe indossato per un anno intero (il cosiddetto famulato) l'abitino dell'ordine francescano. l decorso della malattia fu rapido.
Fin da piccolo, Francesco fu particolarmente attratto dalla pratica religiosa, denotando umiltà e docilità all'obbedienza.
All'età di tredici anni narrò della visione di un frate francescano che gli ricordava il voto fatto dai genitori. Accolto nel convento francescano di San Marco Argentano (Cosenza), vi rimase per un anno, adempiendo alla promessa dei genitori.
L'anno di famulato evidenziò le attitudini mistiche del giovane, compresi quei fenomeni soprannaturali che accompagneranno tutta la sua biografia, aumentandone la fama in vita ed il culto dopo la morte. Durante quest'anno di dedizione al convento, il piccolo Francesco si adoperò nell'osservanza regolare e nello sbrigare le mansioni umili della casa come la pulizia dei pavimenti, la cucina, il servizio della mensa e la questua, e praticava già molti digiuni e astinenze.
Concluso l'anno, i frati di San Marco Argentano avrebbero voluto trattenerlo, ma Francesco conservava il desiderio di conoscere anche altre modalità di vita consacrata prima di fare la sua scelta. Nel 1430 svolse, con la famiglia, un lungo pellegrinaggio che, avendo Assisi come mèta principale, coinvolse alcuni dei principali centri della spiritualità cattolica italiana: Loreto, Roma e Montecassino, toccando anche i romitori del Monte Luco.
Lo sfarzo della Città Eterna lo impressionò negativamente, spingendolo, sembra, a redarguire un cardinale, al quale fece notare che Gesù non aveva avuto abiti così sontuosi.
Rientrato a Paola, iniziò un periodo di vita eremitica, utilizzando un luogo impervio compreso nelle proprietà della famiglia e suscitando lo stupore dei paolani.
Nel 1435, altri si associarono a questa esperienza, riconoscendolo come guida spirituale.
Con i suoi, costruì una cappella e tre dormitori, dando, di fatto, inizio all'esperienza, tutt'ora in corso, dell'Ordine dei Minimi.
Alle prime adesioni, se ne aggiunsero molte altre, tanto che il 31 agosto 1452 il nuovo Arcivescovo di Cosenza, monsignor Pirro Caracciolo, concesse l'approvazione diocesana, atto che comportava la facoltà di istituire un oratorio, un monastero ed una chiesa.
E proprio l'edificazione del nuovo monastero fu l'occasione che i concittadini di Francesco utilizzarono per attestargli la loro profonda stima: persino i nobili paolani fecero da operai per affrettarne la costruzione.
La fama di santità di Francesco si diffuse rapidamente, tanto che nel 1467 Papa Paolo II inviò a Paola un suo emissario per avere notizie sull'eremita calabrese.
Rientrato a Roma, l'inviato pontificio, monsignor Baldassarre De Gutrossis, presentava un rapporto obiettivo sulla vita di preghiera ed austerità che pervadeva il monastero.
Il 4 luglio dello stesso anno, quattro cardinali firmarono la lettera che concedeva l'indulgenza a coloro che avrebbero contribuito alla costruzione della chiesa del monastero di Paola, nonché a coloro che l'avrebbero visitata.
Nel 1470 ebbe inizio il procedimento giuridico-canonico per l'approvazione definitiva del nuovo ordine di eremiti. La "causa paolana" fu patrocinata da monsignor Baldassarre da Spigno.
Il 17 maggio 1474, Papa Sisto IV riconosceva ufficialmente il nuovo ordine con la denominazione: Congregazione eremitica paolana di San Francesco d'Assisi.
Il riconoscimento della regola di estrema austerità venne invece con Papa Alessandro VI, in concomitanza col mutamento del nome in quello, ancora attuale, di Ordine dei Minimi.
Con l'approvazione, gli eremitaggi, sul modello di quello di Paola, fiorirono in Calabria e Sicilia.
Paterno Calabro, nel 1472, Spezzano della Sila, nel 1474, Corigliano Calabro, nel 1476, e Milazzo, nel 1480, furono gli apripista.
Francesco, che nel frattempo aveva trovato stabile dimora a Paterno Calabro, divenne, quindi, un punto di riferimento essenziale per la gente e per i poveri della sua terra.
A lui ci si rivolgeva per consigli di carattere spirituale ma anche per consigli più prettamente pratici. Fra i fenomeni soprannaturali attribuiti a Francesco vi è quello della guarigione di un ragazzo affetto da un'incurabile piaga ad un braccio, sanata con delle banali erbe comuni; lo sgorgare miracoloso dell'acqua della "Cucchiarella", che Francesco fece scaturire colpendo con il bastone una roccia presso il convento di Paola e che ancora è meta di pellegrinaggi; le pietre del miracolo che restarono in bilico mentre minacciavano di cadere sul convento ("Fermatevi, per carità"). Ma il "miracolo" più famoso è certamente quello noto come l'attraversamento dello Stretto di Messina sul suo mantello steso, dopo che il barcaiolo Padron Maso si era rifiutato di traghettare gratuitamente lui ed alcuni seguaci, che ha contribuito a determinarne la "nomina" a patrono della gente di mare d'Italia. Altro "carisma" attribuito al santo eremita fu la profezia, come quando previde che la città di Otranto sarebbe caduta in mano ai turchi nel 1480 e riconquistata dal re di Napoli.La notizia delle sue doti di santità e taumaturgia raggiunse anche la Francia, tramite i mercanti napoletani, arrivando al re Luigi XI il quale, ammalatosi gravemente, lo mandò a chiamare chiedendogli di visitarlo.
Francesco era molto restio all'idea di lasciare la sua gente bisognosa tanto da indurre il sovrano francese ad inviare un'ambasceria presso il Papa affinché ordinasse a Francesco di recarsi presso di lui. Il Papa e il re di Napoli colsero l'occasione per rinsaldare i fragili rapporti con l'allora potentissima Francia, intravvedendo, in prospettiva, la possibilità di raggiungere un accordo per abolire la Prammatica Sanzione di Bourges del 1438.
Ci vollero alcuni mesi però per convincere Francesco a lasciare la sua terra per attraversare le Alpi, e ad abbandonare il suo stile di vita austero, per passare a vivere in un palazzo reale.
Il 2 febbraio 1483, partendo da Paterno Calabro, Francesco lasciò la Calabria alla volta della Francia. Passò per Napoli dove fu accolto da una grande folla acclamante e dallo stesso re Ferdinando I. A Roma incontrò diverse volte Papa Sisto IV che gli affidò diversi incarichi. Si imbarcò quindi a Civitavecchia per la Francia.
Al suo arrivo presso la corte, nel Castello di Plessis-lez-Tours, Luigi XI gli si inginocchiò. Egli non lo guarì dal male ma l'azione di Francesco portò ad un miglioramento dei rapporti tra la Francia e il Papa.Francesco visse in Francia circa venticinque anni e seppe farsi apprezzare dal popolo semplice come dai dotti della Sorbona.
Molti religiosi francescani, benedettini ed eremiti, affascinati dal suo stile di vita, si aggregarono a lui anche in Francia, contribuendo all'universalizzazione del suo ordine.
Questo comportò gradualmente il passaggio da un puro eremitismo ad un vero e proprio cenobitismo, con la fondazione di un secondo ordine (per le suore) ed un terzo (per i laici). Le rispettive regole furono approvate da Papa Giulio II il 28 luglio 1506.
Il re Carlo VIII, successore di Luigi XI, stimò molto Francesco e contribuì alla fondazione di due monasteri dell'Ordine dei Minimi, uno a Plessis-les-Tours ed uno sul monte Pincio a Roma.
Nel 1498, alla morte di Carlo VIII, ascese al trono Luigi XII che, benché Francesco chiedesse di tornare in Italia, non lo concesse.Dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine, morì in Francia a Plessis-les-Tours il 2 aprile 1507. Approssimandosi la sua fine, chiamò a sé i suoi confratelli sul letto di morte, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell'austerità nella regola. Provvide alla nomina del vicario generale ed infine, dopo avere ricevuto i sacramenti, si fece leggere la Passione secondo Giovanni mentre la sua anima spirava.
Fu canonizzato nel 1519, a soli dodici anni dalla morte durante il pontificato di Papa Leone X (al quale predisse l'elezione al soglio pontificio quando questi era ancora bambino), evento molto raro per i suoi tempi.Nel 1562, degli ugonotti forzarono la sua tomba, trovarono il corpo incorrotto e vi diedero fuoco.
La sua festa si celebra il 2 aprile, giorno della sua nascita al Cielo. Tuttavia, non potendosi spesso celebrare come festa liturgica perché quasi sempre ricorre in Quaresima, la si festeggia ogni anno a Paola nell'anniversario della sua canonizzazione, che avvenne il 1 maggio del 1562. La notizia, però, arrivò a Paola tre giorni dopo; per questo i festeggiamenti si tengono dall'1 al 4 maggio.
Il 2 aprile 2007 ricorreva il quinto centenario della morte, ai festeggiamenti del quale il presidente della Giunta regionale della Calabria, Agazio Loiero, aveva ufficialmente invitato papa Benedetto XVI, il quale ha inviato a Paola un proprio rappresentante.Il 7 febbraio 2008 la cittadinanza di Paola, insieme alle gioiellerie della Città, alla presenza del nuovo Correttore Provinciale dell'Ordine e del maestro orafo Gerardo Sacco, hanno fuso insieme l'oro usato raccolto in beneficenza per omaggiare il Patrono della Calabria, con la nuova Chiave della Città, in segno di riconoscenza nell'Anno del V Centenario.Inoltre il paese di Longobardi ha offerto la custodia per la Chiave, come segno tangibile della vicinanza con Paola e con San Francesco. Il 2 aprile 2008 è stata sancita la chiusura ufficiale dei solenni festeggiamenti del Pio Transito del Santo, ed è stata offerta la Chiave con lo Scrigno, ed inoltre l'Amministrazione Comunale di Paola ha offerto il nuovo Bastone argenteo per il busto del Santo, sempre realizzato dal maestro Sacco.

domenica 8 marzo 2009

Fiaba filosofica

http://www.youtube.com/watch?v=NfNU30tzJzM

Luogo della Memoria Sambiase

http://www.youtube.com/watch?v=xtqpzpjHgLw


Luogo della Memoria
Museo delle genti lametine
Prof. Umberto Zaffina
Nei caratteristici vicoli di Sambiase, secolari spazi comuni in cui si estendevano di fatto le case e le botteghe artigiane, nasce Il Luogo della Memoria, creato 10 anni fa, con grande senso della storia ed amore per la propria terra e la sua cultura contadina, dal prof. Umberto Zaffina. Il museo rappresenta un recupero fondamentale della più tipica tradizione sambiasina. Foto, libri, arredi, ambienti domestici fedelmente ricostruiti, ridanno vita al passato, di una comunità che ha lasciato impronte indelebili nella evoluzione del paese affinchè Sambiase diventi un paese con una memoria dove chi è morto non è morto per sempre, chi è emigrato non è emigrato per sempre. A ricordarlo sono le ombre, metafora dell’esistenza, che sfilano lungo i muri del museo per rappresentare ogni persona che ha lasciato il suo paese. Il Luogo della Memoria non è una semplice esposizione di manufatti museali, ma una visione reale della vita di un tempo, la perfetta identificazione di quel modello di cultura. Risorsa preziosa e punto di riferimento per gli studiosi e per le scuole, il luogo della memoria è da considerare un bene comune. Umberto Zaffina, insegnante di inglese ormai in pensione da molti anni, è l’ ideatore e il proprietario in cui ha ritrovato il senso della sua quotidianità raccogliendo meticolosamente gli oggetti del passato, luogo dove l’antico e la leggenda si intrecciano con la credenza e l’arte, dove specchi consunti si riflettono con le macchine digitali degli alunni che scattano foto a loro volta fonti da interpretare nel percorso scolastico. Qui ha riunito in sette sale quasi mille oggetti propri dell'arredo familiare distinti per gruppi tematici (stanza da letto, cucina, lavori agricoli e artigianato) e una piccola biblioteca contenente archivi, fototeca e documenti cartacei ; nelle camere le classiche "casce" da corredo, un telaio, "stipi" e pignate; “Mediatori del passato con il presente gli oggetti sono anche materialmente della nostra speranza di sopravvivenza all’insidia del giorno”. (Satriani Luigi). Ogni oggetto è un oggetto da interrogare con umiltà nel silenzio del “magazzinu, da cambara e do tavulatu” i locali principali ."Il futuro ci sta alle spalle" (Hannah Arendt)e allo stesso modo <> è quanto il professore Zaffina ha spiegato ai bambini tra le stanze del museo dove risuona in modo altisonante anche la memoria del celebre poeta sambiasino Franco Costabile con i suoi testi originali “ La rosa nel bicchiere “ e “ La via degli Ulivi” poeta dalla calabresità avvolta in una sorta di nevrosi esistenziale che lo porterà alla morte. Ogni angolo, dunque, è dedicato agli strumenti per la lavorazione dell’olio, del ferro, della latta, della falce fienaia e granaia per mietere il grano e il fieno, del muratore con le carriole per la calce, del calzolaio dove ci sono le scarpe di cartone che i poveri indossavano nel passaggio del fiume Acheronte al regno dei morti, per abbellirsi e presentarsi in maniera elegante davanti al Padre, del falegname e del giogo dove attaccavano i buoi al carro. Ogni oggetto nel museo era ed è sacro, ogni strumento di lavoro apparteneva agli dei e maltrattare quell’arnese era peccato: il giogo ormai in disuso non bisognava bruciarlo o in punto di morte c’era la punizione degli dei e non si riusciva a morire in pace. Allora si andava alla ricerca di un giogo da mettere sul guanciale, sotto la testa del moribondo, per ridargli la serenità del viaggio senza ritorno e riscattarsi dal peccato commesso. In Quaresima si attaccavano le bambole di pezza che simboleggiavano le sette domeniche da Carnevale a Pasqua: Anna, Susanna, Rebecca, Diana, Lazzara, Parma, Santa e se ne toglieva una alla volta man mano che scorrevano le domeniche. I telai raccontano la trama delle mani pazienti che intrecciavano l’ordito del matassaro. I giochi del passato sono stati gli oggetti preferiti dalla fantasia dei bambini che ricostruiscono un passato agonizzante e anelante di spazi che non si riconoscono più, spazi del corpo, della mente della strada e della socialità in una nostalgia irrazionale di un qualcosa che si sa che non si può avere perché appartiene solo alla fiaba del tempo.

giovedì 26 febbraio 2009

SECCHIONI ALLA RISCOSSA

“Il Troppo”
La Scuola italiana ha promosso un sistema meritocratico che ha lo scopo di incentivare lo studio nei ragazzi e di introdurre anche l’idea di “mens sana in corpore sano”. Gli alunni con la media dell’8 avranno dei bonus da spendere in libri o altre attività. Verranno premiati così gli sforzi di tutti quei ragazzi trattati come anomalie dai propri compagni (ma che anomalie non sono, il lavoro di uno studente non consiste forse nello studiare?) e che prediligono lo studio e il sapere ai vagabondaggi pomeridiani privi di scopo. Secchione è accrescitivo di secchia e si dice di alunno sgobbone o che studia molto». Per spiegare il rapporto che c’è tra secchio e studio, più che pensare all’alunno che va continuamente a riempire il suo secchio al pozzo della scienza, c’è chi ritiene che si debba ricorrere a sgamelà («sgobbare, lavorare molto»), che fa pensare a gamela, il recipiente per il rancio dei soldati, e di qui si passa a un recipiente più grande, il segión. La parola negli ultimi anni è entrata nell’italiano come termine gergale studentesco. Nessuno vuole essere sgobbone, neanche chi lo è, anche se studiare dovrebbe essere normale per uno studente. Di solito la parola viene usata in senso dispregiativo, ma talvolta si può accompagnare anche a una certa invidia per chi fa una cosa che è difficile fare. Oggi molti genitori, dotati di buona cultura, condividono la stessa frustrazione che si scontra con l’assoluta reticenza all’approfondimento dei contenuti scolastici da parte dei loro figli soprattutto se maschi mentre le ragazze si sentono più libere di fronte alla possibilità di indagare un po’ di più, e possono decidere se farlo oppure o no, però vengono colte dalla fibrillazione che prende il ragazzo maschio quando gli si prospetta l’eventualità di andare oltre quanto richiesto dai programmi scolastici. Non bisogna mai stancarsi però di proporre la fiaccola di Prometeo perché se o quando potranno i figli la afferreranno. Il nome di Prometeo significa "colui che riflette prima". Il mito di Prometeo, dio che ruba agli dei la sacra scintilla del fuoco e la porta sulla terra, simboleggia la ragione, la libertà e la creatività umana. Ci dice che intelligenza e tecnica stanno insieme. Prometeo fu punito per aver dato la ragione e la civiltà agli uomini, che solo gli dei potevano possedere, ma Prometeo non si limita a consegnare il fuoco. Egli, infatti, agli uomini insegna anche a mantenere viva la fiaccola. Prometeo è anche colui che rinchiude nel famoso vaso di Pandora (poi incautamente aperto proprio da quest’ultima) tutti i mali che possono affliggere l’uomo, dalla malattia alla morte, dalla vecchiaia alla pazzia e alla fatica. La leggenda tramandataci dalla mitologia greca ci suggerisce anche un’altra pista di ricerca molto interessante: dentro il fatidico vaso di Pandora, tardivamente richiuso, rimane qualcosa: la speranza. Vincere la paura di imparare e scoprire , poi, di sapere davvero qualcosa di importante, è oggi per un adolescente molto difficile perché il sapere, quello vero, non il ripetere a memoria o passivamente le formulette e le lezioni orali proposte dal professore o dal libro, il sapere che ognuno costruisce da sé per se stesso combinando diversi input quali la scuola, i genitori, la rete internet, i libri le intuizioni personali, apre la strada alla responsabilità . Una volta che si sa qualcosa di non convenzionale si è spinti a verificarlo e ad approfondirlo. Inizia così la formazione di un “Io” che accetta di crescere, di essere unico e irripetibile, diverso da tutti come la persona umana è, con idee che sono sue, non solo quelle suggerite dai professori e/o condivise con i compagni. Aprirsi alle nuove proposte, o a categorie contenutistiche diverse e originali, ignote ai compagni di classe e che gli insegnanti hanno accantonato per eccessivo protezionismo o per pigrizia e per comodità di snellire il programma, significa per i ragazzi rompere con l’infanzia e anche accettare di essere, almeno in alcune questioni, un po’ solo, non inquadrato in un folto gruppo. Sottraendo i fenomeni alla semplificazione dei libri i genitori offrono ai figli il fuoco di Prometeo: qualcosa che può provocare invidia, isolamento forse anche qualche punizione come i fenomeni di bullismo rivolti ai “secchioni “ della classe i quali vengono visti anche come coloro che studiano molto e non hanno vita sociale. E’ un modo per escludere socialmente e riaffermare da parte della comunità antropologica dei mediocri, della piccola borghesia scolastica, il proprio sistema di valori, più o meno dichiaratamente anti-scolastico. La scuola tende al conformismo e teme la formazione di personalità autonome per paura di non essere all’altezze di gestirle: l’adolescente lo sente e realisticamente si adegua. Nessuno vuole diventare l’unico cigno in mezzo alle anatre anche perché la bellezza avventurosa della formazione personale è lontana dai programmi didattici. “Rimane la dura constatazione che siamo degli eterni orfani di un novello Prometeo che ogni volta sembra fare capolino e poi, puntualmente, non arriva, si dissolve. Ma allora le domande fondamentali che oggi ci dobbiamo porre, tutti quanti indistintamente (e dalle quali allo stesso tempo è necessario ripartire) sono: in quale direzione sta andando la conoscenza con i suoi limiti e con le sue possibilità e come si muove l’uomo contemporaneo tra quella che possiamo definire etica del rischio e quella che Max Weber ci ha insegnato a chiamare etica della responsabilità. La scienza ci tocca sempre più da vicino, fino a raggiungere il nostro intimo e investendo praticamente la gran parte delle scelte del nostro vivere quotidiano. Infine la delicata questione ecologica e, allo stesso tempo, torniamo all’orizzonte della responsabilità. Forse possiamo assumere come simbolo del nostro pianeta sofferente la figura del Prometeo che, strappato il fuoco agli dèi, viene punito. Ma come tornare a liberarlo come fece Eracle? Naturalmente affrontare queste tre cruciali questioni equivale, da una parte, ad essere consapevoli del coinvolgimento pluridisciplinare e anzi propriamente interdisciplinare di fondo. Se ci siamo chiesti e continuiamo a chiederci dove stiamo andando e come si configura il futuro prossimo dell’evoluzione umana. Vanno ripensati tanto i contenuti quanto il metodo del nostro pensiero contemporaneo se non altro alla luce di uno stato di cattiva salute del pianeta. C’è perciò un problema prioritario: della presa di consapevolezza a livello collettivo Luca e Francesco Cavalli Sforza hanno scritto di recente che la nostra salvezza «non sta in un altro mondo, ma in ciò che sapremo fare di questo». non possiamo mai abbassare la guardia sul come usarla. Abbiamo ben stretta in pugno la fiaccola del fuoco che Prometeo ha strappato agli dèi per noi: vediamo di non bruciarci le mani. (Giuseppe Moscati).

giovedì 5 febbraio 2009

Le stagioni della Vita (RECITA SCOLASTICA )

E' una recita a sfondo filosofico che trae spunto da diverse poesie di autori noti, canti indiani e filastrocche
E’ INVERNO.
Un bimbo seduto accanto all’albero secco recita:
Vorrei restare qui accanto a te
silenzioso e saggio
per farmi consolare
dalla tua pace antica,
libero di respirare
il tuo respiro
di sentire la mia linfa
scorrere con la tua,
vorrei restare qui alla tua ombra
a guardare rincorrersi le nuvole
e accendersi le stelle
spettatore di un tempo immobile
che si colora dei giorni e le stagioni
libero di sentirmi
un tuo ramo,
una tua foglia
e poi aria, cielo, luce...
Molecola
nella danza infinita.
Il bimbo resta in silenzio e ripete alcuni versi: Sentire la mia linfa scorrere con la tua....PIOVE.
ENTRA LO SPIRITO DELLA PIOGGIA:
O dei della pioggia che siete rossi, azzurri gialli, grigi e trasparenti come l’acqua, vi chiediamo di essere felici senza lacrime, sereni senza tristezza e tranquilli senza solitudine. Continuate a vivere sopra di noi, a fare ciò che avete sempre fatto con amore e benevolenza, donateci le cose migliori della vita, permetteteci di essere amati e benvoluti, di ottenere quanto sempre abbiamo desiderato.
Entra lo Spirito del Sole: Sveglia dormigliona. E’ ora. E’ giunta la Primavera. Guarda le nuvole e il mondo che si riempie di colori e luce dei miei raggi.
Arriva la primavera. Tutta la natura canta e ride: il ruscello, le lucertole, i fiori, le piante, le farfalle. Tutti sono felici, l’albero ordina alle sue radici di bere i succhi del terreno e di farli salire su per le vene del tronco: Ahhh, che sonno, radici bevete i succhi della terra così potrò svegliarmi presto.
L’albero madre scuote i rami e fa salire la linfa: Oggi è il giorno più bello della mia vita. Fra poco incontrerò le mie figlie. Sono molto emozionata!! Avrò molto da fare: ascoltarli, guidarli, rimproverarli, fargli accettare e amare la Vita così com’è senza mai scoraggiarsi. Insegnerò loro a sperare e a lottare nei momenti di vento e di temporale, ad abbassare il capo con umiltà quando la notte coprirà il loro volto e a chiedere scusa, a perdonare i bruchi, i ragni e le formiche. Ho bisogno di prepararmi il cuore, non sarà facile per me. Avrò mille dubbi e mille rimproveri da farmi ma credo che alla fine ce la farò ascoltando il soffio del vento, i consigli della pioggia ed il calore sole che mi scalderà il cuore nei giorni freddi. Sta per iniziare un lungo e faticoso viaggio ma invocherò il cielo sopra di me e mi manderà nubi a sufficienza o con moderazione.
Le foglie sono legate all’albero con un nastro e man mano che parlano avanzano srotolandosi e cominciano a spuntare ad una ad una presentandosi al mondo…. Coi lori nomi. Poi iniziano parlare:
FOGLIA PIA: Ti ringrazio Spirito della Vita per la linfa che vorrai donarmi! Che ogni mia azione sia diretta dallo Spirito del Vento, ed ogni mio pensiero dallo Spirito del Sole.
FOGLIA POETA : Noi siamo le foglie che ballano velocemente un ballo rosso nero arancione verde azzurro bianco granato giallo violetto nell'aria, nei fiori, nel nulla, sempre volanti, consecutive e remote.
FOGLIA RIBELLINA: Uffa, quante sciocchezze, io non voglio stare attaccata qui per tutta la mia breve vita, non posso essere nata solamente per rimanere immobile a guardare il mondo da quassù, voglio viaggiare e voglio esplorare i boschi e le valli. La vita è una sola e voglio godermela fino in fondo!
ALBERO MADRE: Tu sei nata per essere foglia e non uccello o fiume o roccia…il tuo posto è qui tra noi!
FOGLIA RIBELLINA: Sciocchezze, la vita va vissuta…Altrimenti non capiremo mai chi siamo e cosa vogliamo.
FOGLIA DEBOLINA: Brrr! E’ meglio per te se resti qui al sicuro, niente ti potrà scalfire. Né il ghiaccio, né la neve.
RIBELLINA: Tu sei fragile e non farai molta strada, vivrai chiusa nel tuo mondo per paura di tutto.
DEBOLINA: Come si diventa forti?
RIBELLINA: Si diventa forti aprendosi agli altri e al mondo, per questo vado via. E sorridi ogni tanto, sei sempre così musona!!

DEBOLINA: Tu non mi vuoi bene, tu non vuoi bene a nessuno, tu pensi solo a te stessa.

RIBELLINA: E a me chi ci pensa?Chi ascolta le mie ragioni?

SOFIA: Se resti io ti aiuterò a capire chi sei!

RIBELLINA: Ah sì! e come sapientina mia?

SOFIA: Semplice. Sei una foglia e tale resterai. Tu devi solo piegarti quando soffia il vento, respirare ed essere bella.

RIBELLINA: Sì se proprio devo fare la foglia preferisco farla a modo mio.

DEBOLINA: Puoi volare nel cielo contro corrente, sfidare i venti, sorvolare le montagne, ma sarai senza radici.

RIBELLINA: Ci penserò su , per ora mi limiterò ad ascoltare le vostre chiacchiere!
FOGLIA SOFIA: Che cosa sono le chiacchiere?
FOGLIA VANITOSA: Io sono la foglia più bella di tutte, il mio vestito di seta è verde lucente, le mie nervature sono forti e ricche di clorofilla dolce e succosa. Mi piace farmi ammirare da tutti proprio dal mio trono regale.
DEBOLINA: Ecco, queste sono le chiacchiere!
FOGLIA SCIENTIFICA: numeri, soltanto numeri.
TUTTE: Vanitosa!!!
VANITOSA: Invidiose, voi non sarete mai belle come me, chi nasce mediocre resta mediocre per tutta la vita.
OTTIMISTA: Ciò che conta non è essere mediocri o intelligenti ma è come ti rivolgi al Sole, al Vento, alla Pioggia e alla Terra. Se dai la parte illuminata o la parte scura di te.
VANITOSA: Tutti discorsi inutili, chi è bella è bella sempre.
SOFIA: Ah, e che cosa vuol dire mediocre, vanitosa,bella, invidiosa, lucente ?
SCIENTIFICA: Bhé, che sei nata.
SOFIA: E perché sono nata?
ALBERO MADRE: Perché sei nel ritmo delle stagioni!
SOFIA: E che cos’è il ritmo delle stagioni?
MADRE: Lo capirai vivendo! Intanto vivi!
SOFIA: Uhm, lo capirò vivendo! Intanto vivo!
RIBELLINA: Mi annoio qui, voglio andare via!
FOGLIA CANORA: Ribellina canta con me…Che bel giorno oggi è per me, canto e rido insieme a te.
RIBELLINA: Meno male che ci sei tu, almeno tu canti!
Arriva lo Spirito del Vento e soffia sulle foglie. Qualcuna traballa e fatica a restare attaccata al ramo: Sono lo Spirito del Vento, l’imprevedibile soffio, l’inafferrabile ed irraggiungibile destino. La vostra vita dipende dalla forza che metterete per restare unite. Io vi sarò di aiuto e vi porterò ad inseguire il vostro destino bello o brutto che sia.
SOFIA: Destino? Cos’è il destino?
FOGLIA DEBOLINA :Aiuto ho paura, madre. Il vento mi vuole portare via con sé.
ALBERO MADRE: Tieni duro, aggrappati al ramo, e sta’ tranquilla , dai!! Ti aiuto io.
SPIRITO DEL VENTO: Tua madre non potrà esserti di aiuto. Io sono più forte di lei. Sono l’amico di tutti gli Spiriti.
RIBELLINA: Se proprio devi prendere qualcuna prendi me. Io verrò via con te, lascia le mie sorelle, portami a conoscere il mondo.
SPIRITO DEL VENTO: Potrai finire in un fiume e affogare…
RIBELLINA: Non m’importa!
SPIRITO DEL VENTO:Potrai essere divorata dagli animali del bosco…………..
RIBELLINA: Non importa!
SPIRITO DEL VENTO: Potrai essere sepolta sotto un campo di grano………
VANITOSA: Stupido ventaccio, hai strappato il mio bellissimo vestito, vattene via…lasciaci in pace oggi!
SPIRITO DEL VENTO: La bellezza può svanire presto, non lo sapevi?
VANITOSA: Aaaaaah, salvatemi vi prego, anche stracciata…..
RIBELLINA: Addio sorelline, addio, devo andare, non posso più restare. Devo conoscere ciò che non so.
ALBERO MADRE : Va’ foglia dei miei rami, ti auguro pace, amore e prosperità e che tu possa incontrare amici che ti indicheranno il cammino.
DEBOLINA: Mi mancano le forze, non riesco a tenermi, addio sorelle, addio madre!
PIA: Abbi fiducia!Spirito della Vita salva le mie sorelle ti prego!!!
SPIRITO DELLA VITA: Pia, ogni foglia che passa nella nostra vita è unica. Lascia sempre un po’ di sé e prende un poco di noi.
Il Vento soffia, le foglie ballano e Ribellina si stacca. Anche Debolina scivola a terra e muore. Quando il Vento sparisce sghignazzando le foglioline rimaste vive piangono per le sorelline che sono andate via
PIA: Perché, Spirito della Vita, perché non le hai salvate, perché…..!?
SOFIA: Lo Spirito della Vita dà la vita non la morte!!!
Tutte: Guardate è nata una nuova sorellina.
SCIENTIFICA: Come la chiameremo? Tenerina? Ti piace?
TENERINA: Sì, mi piace. Che parole bisogna dire per dare tenerezza? per dare gioia? felicità? amicizia? libertà? bisogna dire foglie, uccelli, acqua, vento, gabbiani, bambini? O bisogna prendersi per mano? E se non dico niente, se taccio? Se vi guardo semplicemente e vi sorrido?
SOLITARIA: Forse è la cosa più giusta, a volte il silenzio dice più di ogni parola.
TENERINA: Ma tu chi sei? Perché stai lì tutta sola, in silenzio..
SOLITARIA: Le parole consumano un certo quantitativo di energia che dovrebbe portare nuova vitalità al corpo.
TENERINA: Davvero? Nel silenzio si diventa più forti?
SOLITARIA: Sicuramente….si sfrutta al meglio la linfa che sale dal tronco. Una foglia dovrebbe riservare mezz'ora al giorno per la meditazione e il silenzio.
TENERINA :Ma dov’è il silenzio?
SOLITARIA: C'è il silenzio del cielo prima del temporale,
delle foreste prima che si levi il vento,
del mare calmo della sera,
di quelli che si amano,
della nostra anima,
e poi c'è il silenzio
che chiede soltanto
di essere ascoltato.
ENTRA IL BIMBO E CANTA : Concedimi, o Grande Spirito, d'imparare la lezione che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni sasso. Io voglio essere forte, non per vincere il mio fratello, bensì per combattere il mio più grande nemico che non è il vento bensì me stesso.
COL PIANTO DELLE FOGLIE INIZIA UNA PIOGGERELLINA SOTTILE.
TUTTE LE FOGLIE: Lo Spirito della Pioggia ha ascoltato il nostro pianto e viene a consolarci…..
SPIRITO DELLA PIOGGIA: Perché piangete?SCIENTIFICA: Abbiamo perso le nostre sorelle!
TENERINA: Veder cadere le foglie mi lacera dentro soprattutto se il cielo è sereno, soprattutto se ho avuto, una buona notizia soprattutto se il cuore non mi fa male, soprattutto se mi sento d'accordo con gli animali e con me stessa.

SPIRITO DELLA PIOGGIA: Non piangete su, giochiamo insieme. Prendete le mie gocce e posatele sui vostri vestitini ….Guardate, farò una splendida magia. Adesso chiamate con me per tre volte :VIENI O SPIRITO DEL SOLE!
TUTTE: Vieni o Spirito del Sole!!! Vieni o Spirito del Sole!!!Vieni o Spirito del Sole!!!
ARRIVA LO SPIRITO DEL SOLE CHE FA BRILLARE LE GOCCE COME CRISTALLI:
FOGLIA CANORA: Oh, che magia, che meraviglia, l’arcobaleno dal cielo è sceso qui tra noi!!!!
TUTTE: Grazie !!! Che splendido regalo ci hai fatto!!!
SPIRITO DEL SOLE: Su adesso asciugate le lacrime, non è più tempo di piangere. E’ giunta la bella stagione in cui si ride, si canta, si danza, si lotta e si spera. Vi darò fiori e frutti per consolarvi e per alleviare il dolore del distacco. Vi regalerò tutto ciò che ho di più bello, api, farfalle, uccellini, formiche che vi terranno compagnia e dovrete averne cura, ma…attenti al Bruco o perderete ogni cosa……
ALBERO MADRE: Sì, figlie mie, ma attenti al Bruco! E’ giunta l’ora che voi sappiate.
TUTTE: Il Bruco? Chi è costui?
VANITOSA: Aiuto! Lasciatemi cadere! Il nulla è meglio del patire questo dolore, guardate questo verme che lentamente mi sta divorando, mi fa male, il mio vestito è tutto piano di buchi, fate che io non assista a questa crudeltà, fatemi cadere prima.
La Foglia parla con disperazione al suo albero, ed improvvisamente il bruco che la divora prende a parlarle.
BRUCO: Ah, Ah, scusa ma parli di me? Sarei io l’essere cattivo che ti porta tanta disperazione?
Il bruco prese a grattarsi il capo con la sua piccola manina, come incredulo all’affermazione della foglia
VANITOSA: Si, sei tu malefico verme delle tenebre, che minacci la mia esistenza!
BRUCO: Gentile foglia, sono un bruco e non un verme, intesi??? Per il resto anche volendo non potrei scusarmi con te, io sento semplicemente fame e da qualche parte devo pur trovare cibo?
FOGLI PIA: Bruco o verme non conta per noi, conta solo il dolore che ci procuri ogni qualvolta che apri la bocca per mangiare, vai via…
CANORA: Guardate sorelle, arrivano le cugine api. Che novità ci porteranno?
APE 1 rivolta ad APE 2: E’ tempo per le foglioline di svolgere il loro lavoro importante.
APE 2: Sì, spieghiamo loro come si fa.
SOLITARIA: Ma chi siete?
APE1: Siamo le api e portiamo l’amore. Chi vuole i nostri baci?
Foglie tutte: Io, io io, io
APE 1: Care amiche foglie, vi portiamo abbondanza e felicità!Oggi è il giorno dell’amore!!!
FOGLIA OTTIMISTA: Oooh, che dobbiamo fare?
APE 2: Dateci solo i vostri cuori..Viregaleremo un fiore ciascuno ma voi dovrete lavorare di più
TENERINA: Sì Abbiamo tanto vigore e vogliamo dimostrare a noi stesse che siamo brave. Prima però toglieteci questo bruco di dosso che ci ostacola e ci disturba!!
APE 1: Guarda, guarda chi si vede, il Bruco!!
BRUCO: Salve, cugine api, siete arrivate prima del previsto!!!
APE 2: Bhe, qui ci vuole qualcuna che si sacrifichi per tutte, il signor bruco dovrà pur mangiare. E tu prometti che dopo te ne andrai da quest’albero?
FOGLIA SCIENTIFICA: Io mi sacrificherò per le mie sorelle..Ti darò me stessa ma in cambio tu dovrai restituire qualcosa alle mie sorelline che sia degna della mia generosità!!!
BRUCO: D’accordo, promesso. Quando sarà tempo.
FOGLIE: No, sorellina, non farlo, stiamo restando sole. Vedrai, troveremo una soluzione più intelligente!
SOLITARIA:Posso farlo io sono abituata al sacrificio.
SCIENTIFICA: Per amor della scienza mi sacrificherò io !!!
TENERINA: Non possiamo stare e vivere da soli, se così è, la vita diventa solitudine monotona. Abbiamo bisogno dell’altro per condividere sguardi di albe e tramonti, momenti di gioia e dolore. Abbiamo bisogno dell’altro che ci aiuta a vedere e scoprire le cose che da soli mai raggiungeremo.BRUCO: Nobili pensieri ma la Natura non ha tempo per commuoversi!!
IL BRUCO MANGIA LA FOGLIA e SI ADDORMENTA NEL BOZZOLO : Ah, come sono stanco, dormirò un po’ adesso. Basta stupidaggini. A più tardi!!!!
ALBERO MADRE: Ma ciò che ci lascia felici è che le foglie cadute continuano a vivere con noi sul terreno. Coraggio!
APE 1 : Iniziamo il nostro lavoro.
SPIRITO DEL SOLE: Io vi darò luce che poi trasformerete in cibo e ossigeno per i fiori e per la vostra mamma. Questa è la vostra stagione più bella, piena di forza e allegria.
L’APE DA’ UN FIORE AD OGNI FOGLIA E LE FOGLIE ESCLAMANO:Oh, che belli , li terremo stretti, stretti e avremo cura di loro affinché il vento non li sciupi.
APE 2 : Brave, questo è il vostro compito. Ora depositiamo il nostro nettare sui fiori. Intanto fateci compagnia con le vostre danze.
LE FOGLIE SI MUOVONO LENTAMENTE E CANTANO
FOGLIA POETA :….le foglie danzano coi lentamente una danza elegante allegra ondeggiante bizzarra scintillante fluttuante vorticosa scatenata variopinta nell'aria, nel prato,nel nulla sempre leggere silenziose e remote.
CANORA :….le foglie cantano coi sommessamente un canto silenzioso triste vibrante fasciante malinconico lamentoso piangente sui rami, nell'aria, nel nulla sempre leggere dorate e remote
OTTIMISTA :….le foglie parlano coi sommessamente parole leggere delicate piangenti infreddolite sussurrate fruscianti tremolanti lamentose tristi sui rami nel bosco, nel prato sempre malinconiche silenziose e remote.
API 1 : Magnifiche. Anche noi vogliamo cantare come voi…

CANORA: E’ facile, basta strusciare le ali.

APE 1: Noi siamo magiche a tutte le ore!

APE 2 : Siamo bravissime a dare colore

APE 1: ma non ci basta e quasi a tutti

APE 2: ci divertiamo a dar i nostri frutti

TUTTE APPLAUDONO: Brave, brave, brave!!
GIOCANO TUTTE INSIEME CON LE MANI: Giro, girotondo, quant’è bello il mondo, ci son tanti bambini i fiori e gli uccellini e l'acqua della fonte e l'erba e tanti frutti il mare c'è per tutti il cielo e la terra tutti giù per terra.
API: E’ stato davvero bello e divertente lavorare con voi. Torneremo a trovarvi il prossimo anno.
TUTTE : Arrivederci, a presto, ciao, ciao, addio!!!
POETA: Peccato, le volevamo bene!
SOFIA: Ma perché tutti prima o poi vanno via…dove vanno tutti?

MADRE ALBERO: Ci sono amici di passaggio che il destino ci ha fatto incontrare nel cammino e che ci fanno sorridere per il tempo che stiamo con loro ma il tempo passa e se ne va. Sono ricordi meravigliosi che alimentano le nostre radici con allegria.

LO SPIRITO DEL SOLE PORTA I FRUTTI ALL’ALBERO. DANZA DEI FRUTTI
FOGLIE: Come sei bella Mamma !!!
ALBERO MADRE: E’ tutto merito vostro che avete lavorato così tanto.
IL BRUCO SENTE BUSSARE: Chi è che mi disturba mentre dormo?
SPIRITO DEL SOLE: Sono il raggio di sole, aprimi, ti porto un vestito nuovo che ti manda l’Estate. Preparati per il gran ballo alla festa dei frutti. L’albero sta per mettere i gioielli più belli che ha.
BRUCO: Elegante davvero, lo indosserò subito, è degno di una regina.
SI SVEGLIA IL BRUCO DIVENUTO FARFALLA:

FARFALLA: Ben trovata foglia Vanitosa, Sofia, Poeta, Canora, Pia, Albero Madre, Tenerina, come sei cresciuta? Solitaria….Vi trovo splendide, mature e piene di sole.

CANORA: Ma tu chi sei bella creatura dalle ali d’oro?Guardate sorelline. Una pioggia di coriandoli..

PIA: Ti manda di certo il cielo per rallegrare il nostro giorno.

VANITOSA: Specchio specchio rotondo, chi è la più bella del mondo? Di certo son io e non lei..puah.

FARFALLA: Sono quel bruchetto tanto dispettoso. La vita mi ha dato un’opportunità trasformandomi in una farfalla. Volerò per poco, regalerò i miei colori al prato, giusto il tempo per lasciare il ricordo più bello della mia esistenza. Posso entrare nei vostri cuori?
CANORA: No,il bruco tuo figlio è cattivo, non ti vogliamo.
FARFALLA: E se ti canto una canzone?
CANORA: Oh, una canzone tutta per me?

Una formica che era salita molto in alto sul ramo di un massiccio albero, che non sapeva essere un melo, alzò il capo e tra le molteplici foglie e vide un grosso globo rosso e arancio, riflettere la calda luce del sole e pensò: Ho fatto bene a intraprendere questo lungo e faticoso cammino, non fosse altro che per vedere questo meraviglioso globo dai colori caldi del tramonto, la sola visione già mi riscalda il cuore, resterei qui per sempre ad ammirarlo.FARFALLA: Sempliciotta di una formica tu gioisci nel vedere un umile mela, non hai capito che si tratta di un semplice frutto di questo grande albero e non di un miracolo, come la tua piccola mente ora ti suggerisce? FORMICA: Comprendo le tue parole e son certa che tu abbia ragione, ma non mi interessa ciò che i tuoi occhi scorgono, mi interessa solo ciò che posso scorgere io, questa speranza nutrirà il mio cuore. Quella umile mela, come tu la chiami è per me molto di più, è la mia speranza di un domani.FARFALLA:Formica sei e formica resterai, la tua visione è talmente ristretta, e pertanto non sprecherò altre parole per indirizzarti al vero. Io oggi sono un bruco ma domani sarò farfalla, mentre la tua unica certezza è che oggi sei una formica e che domani sempre e solo una formica sarai. E guardando il globo da vicino, la piccola formica divenne preda di una profonda delusione, il globo rosso e dorato altro non era che una semplice mela
FORMICA: Ma è una mela!
FARFALLA: FARFALLA:Hai visto piccola formica imbottita di sogni, che il globo che vedevi altro non era che una mela di questo grande albero, e tu hai fatto tanto cammino stringendo a te una speranza, giungendo sin qui solo per sfiorare una mela.FORMICA:Sei di una bellezza che toglie il fiato. Ho fatto bene a intraprendere questo lungo e faticoso cammino, almeno ho visto te.FARFALLA: Di cosa sei alla ricerca?FORMICA: Di un motivo per vivere, laggiù in terra niente più mi attirava, ogni cosa non aveva più sapore e pertanto ho scelto di camminare per giungere alla vera vita. FARFALLA:Ascoltami smetti di salire su quest'albero, non faresti altro che correre appresso ad altri globi ed una volta raggiunti ti renderesti conto che sempre di semplici mele si tratta, piuttosto metti le ali e vola libera nel cielo.FORMICA: Ma la mia natura mi vuole formica, non si è mai vista una formica con le ali
FARFALLA: Provaci. Puoi scegliere o correre per una vita incontro ai globi della tua fantasia, o tornare a vivere quella vita che ormai non aveva più nulla da offrirti. Lanciati!FORMICA:Tu parli da farfalla, ho camminato sin qui proprio perché amo la mia vita più di qualsiasi altra cosa, e non la rischierò in cambio di una possibilità. Non mi spaventa la fatica, continuerò a camminare sino alla cima di quest’albero inseguendo le illusioni.
OTTIMISTA: Discorso non degno di una formica. Le cose più belle possono scivolare via. Se non le afferri per guardarle con attenzione rischi di perderle per sempre.( La formica esce di scena)

TUTTI I FIORI E I FRUTTI CADONO PER TERRA

TENERINA: Farfalla, vieni a giocare con noi al gioco dei colori. Facci diventare come te. Piccola farfalla non lasciare mai lo spazio attorno a quest'albero eterno.
FARFALLA: Va bene, farò come volete. Lo avevo promesso a vostra sorella Scientifica. ma se decidete di diventare non potrete più tornare indietro… Chiudete gli occhi. Oooop…. Addio!!!( La farfalla fa la magia e si allontana)
CANORA: Ma cosa mi sta succedendo: sono tutta arancione!
SOFIA:Cosa dovrei dire io che sono mezza gialla e mezza rossa? Sembro una mela!POETA: Io invece mi trovo bellissima! Con queste sfumature viola sembro una farfalla! Evviva la farfalla! VANITOSA: Questo colorino proprio non mi piace! Come rimpiango il mio colore estivo!POETA: A me sembra di sentire freddo e poi ora incomincia di nuovo a soffiare il vento. Stiamo morendo?Che magia è mai questa?
MAMMA ALBERO: Per ogni frutto caduto nascerà una nuova piant come me.
I bambini-foglia si dondolano, facendo attenzione a non staccare la corda dal ramo. Arriva il Vento
SPIRITO DEL VENTO: Adesso farete l’ultima danza prima di salutare il mondo. La festa sta per finire.
DANZANO MOLTO
FOGLIA PIA: Ah come sono stanca, voglio dormire!

SPIRITO DEL VENTO: Dormirai presto,

FOGLIA PIA Farò bei sogni?

SPIRITO DEL VENTO: Sì, te lo assicuro, tu sei stata brava e sognerai giardini fioriti, acque scintillanti e uccelli e nidi e farfalle….

TENERINA: Potrò giocare ancora con le mie sorelline?

SPIRITO DEL VENTO: certamente!!

PIA: Grazie, ora lasciami dormire in pace.

MAMMA ALBERO: Care figliole, lavorare non vi serve più. Io sono stanca e tornerò a riposare.

Pia cade a terra
POETA: Quando c'è il vento a me viene sempre il mal di mare.
SOLITARIA: Io invece soffro di vertigini e mi sembra di precipitare.
TUTTE: Il vento sta cessando, ma ora sento un gran freddo!Chi sta arrivando? Brr, brr... che freddo!!
Entra il Freddo.FREDDO: (Tremando). Brr, brr! lo sono il freddo! Brrrrr!TUTTE: Vattene! Ci fai morire! Dove sei Sole?

FOGLIE: (In coro). Brr, brr... ci accartocciamo!.
SPIRITO DEL SOLE: Sono qui, un po’ malato

FREDDO Sei palliduccio. Scotti come se avessi la febbre!

SPIRITO DEL SOLE: Etcciii, ho il raffreddore, non mi fai sorridere alle mie amiche, spostati!
FREDDO: Non posso l’autunno non me lo permette.

SPIRITO DEL SOLE: Davanti a te non posso che piegarmi. Concedimi solo un ultimo saluto e poi andrò sul lago ghiacciato a riposare per l’inverno.
Bellezza sia davanti a me.Bellezza sia dietro di me.Bellezza sia sopra di me.Bellezza sia sotto di me.Bellezza sia intorno a me.In bellezza tutto è compiuto.
ARRIVA LA PIOGGIA E SALUTA IL SOLE E IL VENTO. DANZANO IN CERCHIO

O dèi e dee della pioggia, che siete ovunque, che siete rossi, blu e gialli, e siete grigi e trasparenti come l'acqua, vi imploriamo: siate felici senza lacrime, siate sereni senza tristezza, siate tranquilli senza solitudine.E continuate a esistere sopra di noi, continuate a fare ciò che avete fatto per noi, con amore e benevolenza. Dateci le cose più belle della vita, lasciateci continuare ad essere amati e benvoluti, lasciateci ottenere ciò che abbiamo
sempre desiderato.

Tutte le foglie si accovacciano in terra in posizione di massima raccolta. Il freddo rimane immobile in un angolo.
CANORA: Mi sento sempre più debole!
SOFIA: Stiamo per morire!
CANORA: Chiamiamo qualcuno che ci aiuti! Spirito della Vita salvaci!
SOLITARIA: Nessuno ci può sentire... le nostre voci sono troppo deboli.
POETA: Mi sento svenire, sento che presto mi staccherò dalla mia mamma albero.
SPIRITO DELLA VITA: Mie piccole amiche, che cosa avete?
CANORA: Stiamo morendo, salvaci!
OTTIMISTA: Se non ci aiuti, ci staccheremo dalla nostra mamma albero. Vogliamo ancora procurarle il cibo.
SPIRITO DELLA VITA: Se io salvassi voi, farei morire la vostra mamma!
TUTTE LE FOGLIE: (In coro). Come?! Perché?
SPIRITO DELLA VITA: Per poter vivere voi avete bisogno di acqua; se al sopraggiungere del freddo nel tronco e nei rami ci fosse acqua, questa gelerebbe e ucciderebbe la vostra mamma albero. Per questo la vostra mamma richiama nel tronco le ultime sostanze che vi nutrivano e voi piano, piano vi staccate e cadete. Però la vostra mamma vi vuole bene ed è disposta a continuare a nutrirvi e a morire con voi.
FOGLIE: (In coro). No, la nostra mamma non deve morire! Ti daremo tutto anche se moriremo noi.

MAMMA ALBERO: io conserverò il cibo nel lungo sonno e lo userò per non morire.
SPIRITO DELLA VITA: Vedo che siete brave figliole, per questo vi premierò. Siete cresciute. Vi prometto che a primavera rinascerete tutte di nuovo!
FOGLIE: (In coro). Evviva! Che bello!

SPIRITO DELLA VITA: Ora è giunto il momento dell'addio! Il freddo si farà più intenso e voi, una per una, cadrete.
FREDDO: Brr... io gelo, io congelo! lo ho il cuore di ghiaccio e non ho pietà per nessuno. Dove passo io tutto si fa bianco. lo porto brina, galaverna, ghiaccio e neve!
LO SPIRITO DELLA VITA si avvicina ad ogni bambino - foglia e taglia la corda che lo lega al tronco; il bambino-foglia si stacca, finge di volteggiare nell'aria, fa due o tre piroette e poi si stende a terra, immobile. Era un gigantesco platano e stava ritto in mezzo al prato come un signore del paese. Le foglie cominciavano a cadere.SOLITARIA - Noi ti lasciamo, madre…ascolta il nostro silenzio anche quando non ci saremo più.
ALBERO MADRE: È già tempo di distaccarsi, figliole care, vi do la mia eterna benedizione.
CANORA: Madre, la nostra ora è suonata. Ce n'andiamo. Noi formeremo sotto di te un soffice letto e ragioneremo delle tue grandi virtù come tu ci hai insegnato.

OTTIMISTA:
Possa io camminare lieto
sotto la nube di pioggia.Possa io camminare gioioso
nella pioggia rinfrescante.Possa io camminare sul sentiero
del polline che dona la vita.Possa io camminare colmo di gioia.Come prima io desidero camminare.Bellezza sia davanti a me.Bellezza sia dietro di me.Bellezza sia sopra di me.Bellezza sia sotto di me.Bellezza sia intorno a me.In bellezza è compiuto.

Ad un tratto dal profondo silenzio si ode la voce delle foglie morte (FUORI CAMPO)che rievocano i bei tempi andati
RIBELLINA – Ho rievocato le piccole gioie che ho godute con te, o madre grande, i piccoli nostri passatempi che io non apprezzavo. DEBOLINA - Gli scrosci dei venti, quando tutte insieme ci incoraggiavamo e tu scricchiolavi come un vascello in burrasca per difendermi.RIBELLINA -Tempi allegri e beati!DEBOLINA - Bei rischi e splendori!
RIBELLINA - Magnifiche avventure ALBERO MADRE: - Ahimé, tutte se ne vanno, tutte se ne vanno... Quanta malinconia in questi distacchi! E tutti gli anni è la stessa pena, tutti gli anni le stesse lacrime..

OTTIMISTA :Non ti disperare,
Tu devi sopravviverci
e riavere altre figliuoleche vestiranno a festa
le tue braccia piene di amore. Il nostro turno è finito.
Addio, addio.

IL BIMBO ORMAI VECCHIO: Un temporale, la pioggia, il sole, la montagna, tutto ci avvicina, tutto ci unisce nella stessa danza, la danza della Terra. In ogni momento delle nostre vite si manifesta il mistero delle piccole cose di ogni giorno, quando insieme alle piante e agli animali sentiamo il ritmo ciclico delle stagioni.

SOFIA: Scopri la vita e raccontala a chi non sa capirla.

L’Albero nelle stagioni della Vita (RECITA SCOLASTICA )

E’ INVERNO. Un bimbo seduto accanto all’albero secco recita:
Vorrei restare qui accanto a te
silenzioso e saggio
per farmi consolare
dalla tua pace antica,
libero di respirare
il tuo respiro
di sentire la mia linfa
scorrere con la tua,
vorrei restare qui alla tua ombra
a guardare rincorrersi le nuvole
e accendersi le stelle
spettatore di un tempo immobile
che si colora dei giorni e le stagioni
libero di sentirmi
un tuo ramo,
una tua foglia
e poi aria, cielo, luce...
Molecola
nella danza infinita.
Il bimbo resta in silenzio e ripete alcuni versi: Sentire la mia linfa scorrere con la tua....PIOVE.
ENTRA LO SPIRITO DELLA PIOGGIA: O dei della pioggia che siete rossi, azzurri gialli, grigi e trasparenti come l’acqua, vi chiediamo di essere felici senza lacrime, sereni senza tristezza e tranquilli senza solitudine. Continuate a vivere sopra di noi, a fare ciò che avete sempre fatto con amore e benevolenza, donateci le cose migliori della vita, permetteteci di essere amati e benvoluti, di ottenere quanto sempre abbiamo desiderato.
Entra lo Spirito del Sole: Sveglia dormigliona. E’ ora. E’ giunta la Primavera. Guarda le nuvole e il mondo che si riempie di colori e luce dei miei raggi.
Arriva la primavera. Tutta la natura canta e ride: il ruscello, le lucertole, i fiori, le piante, le farfalle. Tutti sono felici, l’albero ordina alle sue radici di bere i succhi del terreno e di farli salire su per le vene del tronco: Ahhh, che sonno, radici bevete i succhi della terra così potrò svegliarmi presto.
L’albero madre scuote i rami e fa salire la linfa: Oggi è il giorno più bello della mia vita. Fra poco incontrerò le mie figlie. Sono molto emozionata!! Avrò molto da fare: ascoltarli, guidarli, rimproverarli, fargli accettare e amare la Vita così com’è senza mai scoraggiarsi. Insegnerò loro a sperare e a lottare nei momenti di vento e di temporale, ad abbassare il capo con umiltà quando la notte coprirà il loro volto e a chiedere scusa, a perdonare i bruchi, i ragni e le formiche. Ho bisogno di prepararmi il cuore, non sarà facile per me. Avrò mille dubbi e mille rimproveri da farmi ma credo che alla fine ce la farò ascoltando il soffio del vento, i consigli della pioggia ed il calore sole che mi scalderà il cuore nei giorni freddi. Sta per iniziare un lungo e faticoso viaggio ma invocherò il cielo sopra di me e mi manderà nubi a sufficienza o con moderazione.
Le foglie sono legate all’albero con un nastro e man mano che parlano avanzano srotolandosi e cominciano a spuntare ad una ad una presentandosi al mondo…. Coi lori nomi. Poi iniziano parlare:
FOGLIA PIA: Ti ringrazio Spirito della Vita per la linfa che vorrai donarmi! Che ogni mia azione sia diretta dallo Spirito del Vento, ed ogni mio pensiero dallo Spirito del Sole.
FOGLIA POETA : Noi siamo le foglie che ballano velocemente un ballo rosso nero arancione verde azzurro bianco granato giallo violetto nell'aria, nei fiori, nel nulla, sempre volanti, consecutive e remote.
FOGLIA RIBELLINA: Uffa, quante sciocchezze, io non voglio stare attaccata qui per tutta la mia breve vita, non posso essere nata solamente per rimanere immobile a guardare il mondo da quassù, voglio viaggiare e voglio esplorare i boschi e le valli. La vita è una sola e voglio godermela fino in fondo!
ALBERO MADRE: Tu sei nata per essere foglia e non uccello o fiume o roccia…il tuo posto è qui tra noi!
FOGLIA RIBELLINA: Sciocchezze, la vita va vissuta…Altrimenti non capiremo mai chi siamo e cosa vogliamo.
FOGLIA DEBOLINA: Brrr! E’ meglio per te se resti qui al sicuro, niente ti potrà scalfire. Né il ghiaccio, né la neve.
RIBELLINA: Tu sei fragile e non farai molta strada, vivrai chiusa nel tuo mondo per paura di tutto.
DEBOLINA: Come si diventa forti?
RIBELLINA: Si diventa forti aprendosi agli altri e al mondo, per questo vado via. E sorridi ogni tanto, sei sempre così musona!!

DEBOLINA: Tu non mi vuoi bene, tu non vuoi bene a nessuno, tu pensi solo a te stessa.

RIBELLINA: E a me chi ci pensa?Chi ascolta le mie ragioni?

SOFIA: Se resti io ti aiuterò a capire chi sei!

RIBELLINA: Ah sì! e come sapientina mia?

SOFIA: Semplice. Sei una foglia e tale resterai. Tu devi solo piegarti quando soffia il vento, respirare ed essere bella.

RIBELLINA: Sì se proprio devo fare la foglia preferisco farla a modo mio.

DEBOLINA: Puoi volare nel cielo contro corrente, sfidare i venti, sorvolare le montagne, ma sarai senza radici.

RIBELLINA: Ci penserò su , per ora mi limiterò ad ascoltare le vostre chiacchiere!
FOGLIA SOFIA: Che cosa sono le chiacchiere?
FOGLIA VANITOSA: Io sono la foglia più bella di tutte, il mio vestito di seta è verde lucente, le mie nervature sono forti e ricche di clorofilla dolce e succosa. Mi piace farmi ammirare da tutti proprio dal mio trono regale.
DEBOLINA: Ecco, queste sono le chiacchiere!
FOGLIA SCIENTIFICA: numeri, soltanto numeri.
TUTTE: Vanitosa!!!
VANITOSA: Invidiose, voi non sarete mai belle come me, chi nasce mediocre resta mediocre per tutta la vita.
OTTIMISTA: Ciò che conta non è essere mediocri o intelligenti ma è come ti rivolgi al Sole, al Vento, alla Pioggia e alla Terra. Se dai la parte illuminata o la parte scura di te.
VANITOSA: Tutti discorsi inutili, chi è bella è bella sempre.
SOFIA: Ah, e che cosa vuol dire mediocre, vanitosa,bella, invidiosa, lucente ?
SCIENTIFICA: Bhé, che sei nata.
SOFIA: E perché sono nata?
ALBERO MADRE: Perché sei nel ritmo delle stagioni!
SOFIA: E che cos’è il ritmo delle stagioni?
MADRE: Lo capirai vivendo! Intanto vivi!
SOFIA: Uhm, lo capirò vivendo! Intanto vivo!
RIBELLINA: Mi annoio qui, voglio andare via!
FOGLIA CANORA: Ribellina canta con me…Che bel giorno oggi è per me, canto e rido insieme a te.
RIBELLINA: Meno male che ci sei tu, almeno tu canti!
Arriva lo Spirito del Vento e soffia sulle foglie. Qualcuna traballa e fatica a restare attaccata al ramo: Sono lo Spirito del Vento, l’imprevedibile soffio, l’inafferrabile ed irraggiungibile destino. La vostra vita dipende dalla forza che metterete per restare unite. Io vi sarò di aiuto e vi porterò ad inseguire il vostro destino bello o brutto che sia.
SOFIA: Destino? Cos’è il destino?
FOGLIA DEBOLINA :Aiuto ho paura, madre. Il vento mi vuole portare via con sé.
ALBERO MADRE: Tieni duro, aggrappati al ramo, e sta’ tranquilla , dai!! Ti aiuto io.
SPIRITO DEL VENTO: Tua madre non potrà esserti di aiuto. Io sono più forte di lei. Sono l’amico di tutti gli Spiriti.
RIBELLINA: Se proprio devi prendere qualcuna prendi me. Io verrò via con te, lascia le mie sorelle, portami a conoscere il mondo.
SPIRITO DEL VENTO: Potrai finire in un fiume e affogare…
RIBELLINA: Non m’importa!
SPIRITO DEL VENTO:Potrai essere divorata dagli animali del bosco…………..
RIBELLINA: Non importa!
SPIRITO DEL VENTO: Potrai essere sepolta sotto un campo di grano………
VANITOSA: Stupido ventaccio, hai strappato il mio bellissimo vestito, vattene via…lasciaci in pace oggi!
SPIRITO DEL VENTO: La bellezza può svanire presto, non lo sapevi?
VANITOSA: Aaaaaah, salvatemi vi prego, anche stracciata…..
RIBELLINA: Addio sorelline, addio, devo andare, non posso più restare. Devo conoscere ciò che non so.
ALBERO MADRE : Va’ foglia dei miei rami, ti auguro pace, amore e prosperità e che tu possa incontrare amici che ti indicheranno il cammino.
DEBOLINA: Mi mancano le forze, non riesco a tenermi, addio sorelle, addio madre!
PIA: Abbi fiducia!Spirito della Vita salva le mie sorelle ti prego!!!
SPIRITO DELLA VITA: Pia, ogni foglia che passa nella nostra vita è unica. Lascia sempre un po’ di sé e prende un poco di noi.
Il Vento soffia, le foglie ballano e Ribellina si stacca. Anche Debolina scivola a terra e muore. Quando il Vento sparisce sghignazzando le foglioline rimaste vive piangono per le sorelline che sono andate via
PIA: Perché, Spirito della Vita, perché non le hai salvate, perché…..!?
SOFIA: Lo Spirito della Vita dà la vita non la morte!!!
Tutte: Guardate è nata una nuova sorellina.
SCIENTIFICA: Come la chiameremo? Tenerina? Ti piace?
TENERINA: Sì, mi piace. Che parole bisogna dire per dare tenerezza? per dare gioia? felicità? amicizia? libertà? bisogna dire foglie, uccelli, acqua, vento, gabbiani, bambini? O bisogna prendersi per mano? E se non dico niente, se taccio? Se vi guardo semplicemente e vi sorrido?
SOLITARIA: Forse è la cosa più giusta, a volte il silenzio dice più di ogni parola.
TENERINA: Ma tu chi sei? Perché stai lì tutta sola, in silenzio..
SOLITARIA: Le parole consumano un certo quantitativo di energia che dovrebbe portare nuova vitalità al corpo.
TENERINA: Davvero? Nel silenzio si diventa più forti?
SOLITARIA: Sicuramente….si sfrutta al meglio la linfa che sale dal tronco. Una foglia dovrebbe riservare mezz'ora al giorno per la meditazione e il silenzio.
TENERINA :Ma dov’è il silenzio?
SOLITARIA: C'è il silenzio del cielo prima del temporale,
delle foreste prima che si levi il vento,
del mare calmo della sera,
di quelli che si amano,
della nostra anima,
e poi c'è il silenzio
che chiede soltanto
di essere ascoltato.
ENTRA IL BIMBO E CANTA : Concedimi, o Grande Spirito, d'imparare la lezione che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni sasso. Io voglio essere forte, non per vincere il mio fratello, bensì per combattere il mio più grande nemico che non è il vento bensì me stesso.
COL PIANTO DELLE FOGLIE INIZIA UNA PIOGGERELLINA SOTTILE.
TUTTE LE FOGLIE: Lo Spirito della Pioggia ha ascoltato il nostro pianto e viene a consolarci…..
SPIRITO DELLA PIOGGIA: Perché piangete?SCIENTIFICA: Abbiamo perso le nostre sorelle!
TENERINA: Veder cadere le foglie mi lacera dentro soprattutto se il cielo è sereno, soprattutto se ho avuto, una buona notizia soprattutto se il cuore non mi fa male, soprattutto se mi sento d'accordo con gli animali e con me stessa.

SPIRITO DELLA PIOGGIA: Non piangete su, giochiamo insieme. Prendete le mie gocce e posatele sui vostri vestitini ….Guardate, farò una splendida magia. Adesso chiamate con me per tre volte :VIENI O SPIRITO DEL SOLE!
TUTTE: Vieni o Spirito del Sole!!! Vieni o Spirito del Sole!!!Vieni o Spirito del Sole!!!
ARRIVA LO SPIRITO DEL SOLE CHE FA BRILLARE LE GOCCE COME CRISTALLI:
FOGLIA CANORA: Oh, che magia, che meraviglia, l’arcobaleno dal cielo è sceso qui tra noi!!!!
TUTTE: Grazie !!! Che splendido regalo ci hai fatto!!!
SPIRITO DEL SOLE: Su adesso asciugate le lacrime, non è più tempo di piangere. E’ giunta la bella stagione in cui si ride, si canta, si danza, si lotta e si spera. Vi darò fiori e frutti per consolarvi e per alleviare il dolore del distacco. Vi regalerò tutto ciò che ho di più bello, api, farfalle, uccellini, formiche che vi terranno compagnia e dovrete averne cura, ma…attenti al Bruco o perderete ogni cosa……
ALBERO MADRE: Sì, figlie mie, ma attenti al Bruco! E’ giunta l’ora che voi sappiate.
TUTTE: Il Bruco? Chi è costui?
VANITOSA: Aiuto! Lasciatemi cadere! Il nulla è meglio del patire questo dolore, guardate questo verme che lentamente mi sta divorando, mi fa male, il mio vestito è tutto piano di buchi, fate che io non assista a questa crudeltà, fatemi cadere prima.
La Foglia parla con disperazione al suo albero, ed improvvisamente il bruco che la divora prende a parlarle.
BRUCO: Ah, Ah, scusa ma parli di me? Sarei io l’essere cattivo che ti porta tanta disperazione?
Il bruco prese a grattarsi il capo con la sua piccola manina, come incredulo all’affermazione della foglia
VANITOSA: Si, sei tu malefico verme delle tenebre, che minacci la mia esistenza!
BRUCO: Gentile foglia, sono un bruco e non un verme, intesi??? Per il resto anche volendo non potrei scusarmi con te, io sento semplicemente fame e da qualche parte devo pur trovare cibo?
FOGLI PIA: Bruco o verme non conta per noi, conta solo il dolore che ci procuri ogni qualvolta che apri la bocca per mangiare, vai via…
CANORA: Guardate sorelle, arrivano le cugine api. Che novità ci porteranno?
APE 1 rivolta ad APE 2: E’ tempo per le foglioline di svolgere il loro lavoro importante.
APE 2: Sì, spieghiamo loro come si fa.
SOLITARIA: Ma chi siete?
APE1: Siamo le api e portiamo l’amore. Chi vuole i nostri baci?
Foglie tutte: Io, io io, io
APE 1: Care amiche foglie, vi portiamo abbondanza e felicità!Oggi è il giorno dell’amore!!!
FOGLIA OTTIMISTA: Oooh, che dobbiamo fare?
APE 2: Dateci solo i vostri cuori..Viregaleremo un fiore ciascuno ma voi dovrete lavorare di più
TENERINA: Sì Abbiamo tanto vigore e vogliamo dimostrare a noi stesse che siamo brave. Prima però toglieteci questo bruco di dosso che ci ostacola e ci disturba!!
APE 1: Guarda, guarda chi si vede, il Bruco!!
BRUCO: Salve, cugine api, siete arrivate prima del previsto!!!
APE 2: Bhe, qui ci vuole qualcuna che si sacrifichi per tutte, il signor bruco dovrà pur mangiare. E tu prometti che dopo te ne andrai da quest’albero?
FOGLIA SCIENTIFICA: Io mi sacrificherò per le mie sorelle..Ti darò me stessa ma in cambio tu dovrai restituire qualcosa alle mie sorelline che sia degna della mia generosità!!!
BRUCO: D’accordo, promesso. Quando sarà tempo.
FOGLIE: No, sorellina, non farlo, stiamo restando sole. Vedrai, troveremo una soluzione più intelligente!
SOLITARIA:Posso farlo io sono abituata al sacrificio.
SCIENTIFICA: Per amor della scienza mi sacrificherò io !!!
TENERINA: Non possiamo stare e vivere da soli, se così è, la vita diventa solitudine monotona. Abbiamo bisogno dell’altro per condividere sguardi di albe e tramonti, momenti di gioia e dolore. Abbiamo bisogno dell’altro che ci aiuta a vedere e scoprire le cose che da soli mai raggiungeremo.BRUCO: Nobili pensieri ma la Natura non ha tempo per commuoversi!!
IL BRUCO MANGIA LA FOGLIA e SI ADDORMENTA NEL BOZZOLO : Ah, come sono stanco, dormirò un po’ adesso. Basta stupidaggini. A più tardi!!!!
ALBERO MADRE: Ma ciò che ci lascia felici è che le foglie cadute continuano a vivere con noi sul terreno. Coraggio!
APE 1 : Iniziamo il nostro lavoro.
SPIRITO DEL SOLE: Io vi darò luce che poi trasformerete in cibo e ossigeno per i fiori e per la vostra mamma. Questa è la vostra stagione più bella, piena di forza e allegria.
L’APE DA’ UN FIORE AD OGNI FOGLIA E LE FOGLIE ESCLAMANO:Oh, che belli , li terremo stretti, stretti e avremo cura di loro affinché il vento non li sciupi.
APE 2 : Brave, questo è il vostro compito. Ora depositiamo il nostro nettare sui fiori. Intanto fateci compagnia con le vostre danze.
LE FOGLIE SI MUOVONO LENTAMENTE E CANTANO
FOGLIA POETA :….le foglie danzano coi lentamente una danza elegante allegra ondeggiante bizzarra scintillante fluttuante vorticosa scatenata variopinta nell'aria, nel prato,nel nulla sempre leggere silenziose e remote.
CANORA :….le foglie cantano coi sommessamente un canto silenzioso triste vibrante fasciante malinconico lamentoso piangente sui rami, nell'aria, nel nulla sempre leggere dorate e remote
OTTIMISTA :….le foglie parlano coi sommessamente parole leggere delicate piangenti infreddolite sussurrate fruscianti tremolanti lamentose tristi sui rami nel bosco, nel prato sempre malinconiche silenziose e remote.
API 1 : Magnifiche. Anche noi vogliamo cantare come voi…

CANORA: E’ facile, basta strusciare le ali.

APE 1: Noi siamo magiche a tutte le ore!

APE 2 : Siamo bravissime a dare colore

APE 1: ma non ci basta e quasi a tutti

APE 2: ci divertiamo a dar i nostri frutti

TUTTE APPLAUDONO: Brave, brave, brave!!
GIOCANO TUTTE INSIEME CON LE MANI: Giro, girotondo, quant’è bello il mondo, ci son tanti bambini i fiori e gli uccellini e l'acqua della fonte e l'erba e tanti frutti il mare c'è per tutti il cielo e la terra tutti giù per terra.
API: E’ stato davvero bello e divertente lavorare con voi. Torneremo a trovarvi il prossimo anno.
TUTTE : Arrivederci, a presto, ciao, ciao, addio!!!
POETA: Peccato, le volevamo bene!
SOFIA: Ma perché tutti prima o poi vanno via…dove vanno tutti?

MADRE ALBERO: Ci sono amici di passaggio che il destino ci ha fatto incontrare nel cammino e che ci fanno sorridere per il tempo che stiamo con loro ma il tempo passa e se ne va. Sono ricordi meravigliosi che alimentano le nostre radici con allegria.

LO SPIRITO DEL SOLE PORTA I FRUTTI ALL’ALBERO. DANZA DEI FRUTTI
FOGLIE: Come sei bella Mamma !!!
ALBERO MADRE: E’ tutto merito vostro che avete lavorato così tanto.
IL BRUCO SENTE BUSSARE: Chi è che mi disturba mentre dormo?
SPIRITO DEL SOLE: Sono il raggio di sole, aprimi, ti porto un vestito nuovo che ti manda l’Estate. Preparati per il gran ballo alla festa dei frutti. L’albero sta per mettere i gioielli più belli che ha.
BRUCO: Elegante davvero, lo indosserò subito, è degno di una regina.
SI SVEGLIA IL BRUCO DIVENUTO FARFALLA:

FARFALLA: Ben trovata foglia Vanitosa, Sofia, Poeta, Canora, Pia, Albero Madre, Tenerina, come sei cresciuta? Solitaria….Vi trovo splendide, mature e piene di sole.

CANORA: Ma tu chi sei bella creatura dalle ali d’oro?Guardate sorelline. Una pioggia di coriandoli..

PIA: Ti manda di certo il cielo per rallegrare il nostro giorno.

VANITOSA: Specchio specchio rotondo, chi è la più bella del mondo? Di certo son io e non lei..puah.

FARFALLA: Sono quel bruchetto tanto dispettoso. La vita mi ha dato un’opportunità trasformandomi in una farfalla. Volerò per poco, regalerò i miei colori al prato, giusto il tempo per lasciare il ricordo più bello della mia esistenza. Posso entrare nei vostri cuori?
CANORA: No,il bruco tuo figlio è cattivo, non ti vogliamo.
FARFALLA: E se ti canto una canzone?
CANORA: Oh, una canzone tutta per me?

Una formica che era salita molto in alto sul ramo di un massiccio albero, che non sapeva essere un melo, alzò il capo e tra le molteplici foglie e vide un grosso globo rosso e arancio, riflettere la calda luce del sole e pensò: Ho fatto bene a intraprendere questo lungo e faticoso cammino, non fosse altro che per vedere questo meraviglioso globo dai colori caldi del tramonto, la sola visione già mi riscalda il cuore, resterei qui per sempre ad ammirarlo.FARFALLA: Sempliciotta di una formica tu gioisci nel vedere un umile mela, non hai capito che si tratta di un semplice frutto di questo grande albero e non di un miracolo, come la tua piccola mente ora ti suggerisce? FORMICA: Comprendo le tue parole e son certa che tu abbia ragione, ma non mi interessa ciò che i tuoi occhi scorgono, mi interessa solo ciò che posso scorgere io, questa speranza nutrirà il mio cuore. Quella umile mela, come tu la chiami è per me molto di più, è la mia speranza di un domani.FARFALLA:Formica sei e formica resterai, la tua visione è talmente ristretta, e pertanto non sprecherò altre parole per indirizzarti al vero. Io oggi sono un bruco ma domani sarò farfalla, mentre la tua unica certezza è che oggi sei una formica e che domani sempre e solo una formica sarai. E guardando il globo da vicino, la piccola formica divenne preda di una profonda delusione, il globo rosso e dorato altro non era che una semplice mela
FORMICA: Ma è una mela!
FARFALLA: FARFALLA:Hai visto piccola formica imbottita di sogni, che il globo che vedevi altro non era che una mela di questo grande albero, e tu hai fatto tanto cammino stringendo a te una speranza, giungendo sin qui solo per sfiorare una mela.FORMICA:Sei di una bellezza che toglie il fiato. Ho fatto bene a intraprendere questo lungo e faticoso cammino, almeno ho visto te.FARFALLA: Di cosa sei alla ricerca?FORMICA: Di un motivo per vivere, laggiù in terra niente più mi attirava, ogni cosa non aveva più sapore e pertanto ho scelto di camminare per giungere alla vera vita. FARFALLA:Ascoltami smetti di salire su quest'albero, non faresti altro che correre appresso ad altri globi ed una volta raggiunti ti renderesti conto che sempre di semplici mele si tratta, piuttosto metti le ali e vola libera nel cielo.FORMICA: Ma la mia natura mi vuole formica, non si è mai vista una formica con le ali
FARFALLA: Provaci. Puoi scegliere o correre per una vita incontro ai globi della tua fantasia, o tornare a vivere quella vita che ormai non aveva più nulla da offrirti. Lanciati!FORMICA:Tu parli da farfalla, ho camminato sin qui proprio perché amo la mia vita più di qualsiasi altra cosa, e non la rischierò in cambio di una possibilità. Non mi spaventa la fatica, continuerò a camminare sino alla cima di quest’albero inseguendo le illusioni.
OTTIMISTA: Discorso non degno di una formica. Le cose più belle possono scivolare via. Se non le afferri per guardarle con attenzione rischi di perderle per sempre.( La formica esce di scena)

TUTTI I FIORI E I FRUTTI CADONO PER TERRA

TENERINA: Farfalla, vieni a giocare con noi al gioco dei colori. Facci diventare come te. Piccola farfalla non lasciare mai lo spazio attorno a quest'albero eterno.
FARFALLA: Va bene, farò come volete. Lo avevo promesso a vostra sorella Scientifica. ma se decidete di diventare non potrete più tornare indietro… Chiudete gli occhi. Oooop…. Addio!!!( La farfalla fa la magia e si allontana)
CANORA: Ma cosa mi sta succedendo: sono tutta arancione!
SOFIA:Cosa dovrei dire io che sono mezza gialla e mezza rossa? Sembro una mela!POETA: Io invece mi trovo bellissima! Con queste sfumature viola sembro una farfalla! Evviva la farfalla! VANITOSA: Questo colorino proprio non mi piace! Come rimpiango il mio colore estivo!POETA: A me sembra di sentire freddo e poi ora incomincia di nuovo a soffiare il vento. Stiamo morendo?Che magia è mai questa?
MAMMA ALBERO: Per ogni frutto caduto nascerà una nuova piant come me.
I bambini-foglia si dondolano, facendo attenzione a non staccare la corda dal ramo. Arriva il Vento
SPIRITO DEL VENTO: Adesso farete l’ultima danza prima di salutare il mondo. La festa sta per finire.
DANZANO MOLTO
FOGLIA PIA: Ah come sono stanca, voglio dormire!

SPIRITO DEL VENTO: Dormirai presto,

FOGLIA PIA Farò bei sogni?

SPIRITO DEL VENTO: Sì, te lo assicuro, tu sei stata brava e sognerai giardini fioriti, acque scintillanti e uccelli e nidi e farfalle….

TENERINA: Potrò giocare ancora con le mie sorelline?

SPIRITO DEL VENTO: certamente!!

PIA: Grazie, ora lasciami dormire in pace.

MAMMA ALBERO: Care figliole, lavorare non vi serve più. Io sono stanca e tornerò a riposare.

Pia cade a terra
POETA: Quando c'è il vento a me viene sempre il mal di mare.
SOLITARIA: Io invece soffro di vertigini e mi sembra di precipitare.
TUTTE: Il vento sta cessando, ma ora sento un gran freddo!Chi sta arrivando? Brr, brr... che freddo!!
Entra il Freddo.FREDDO: (Tremando). Brr, brr! lo sono il freddo! Brrrrr!TUTTE: Vattene! Ci fai morire! Dove sei Sole?

FOGLIE: (In coro). Brr, brr... ci accartocciamo!.
SPIRITO DEL SOLE: Sono qui, un po’ malato

FREDDO Sei palliduccio. Scotti come se avessi la febbre!

SPIRITO DEL SOLE: Etcciii, ho il raffreddore, non mi fai sorridere alle mie amiche, spostati!
FREDDO: Non posso l’autunno non me lo permette.

SPIRITO DEL SOLE: Davanti a te non posso che piegarmi. Concedimi solo un ultimo saluto e poi andrò sul lago ghiacciato a riposare per l’inverno.
Bellezza sia davanti a me.Bellezza sia dietro di me.Bellezza sia sopra di me.Bellezza sia sotto di me.Bellezza sia intorno a me.In bellezza tutto è compiuto.
ARRIVA LA PIOGGIA E SALUTA IL SOLE E IL VENTO. DANZANO IN CERCHIO

O dèi e dee della pioggia, che siete ovunque, che siete rossi, blu e gialli, e siete grigi e trasparenti come l'acqua, vi imploriamo: siate felici senza lacrime, siate sereni senza tristezza, siate tranquilli senza solitudine.E continuate a esistere sopra di noi, continuate a fare ciò che avete fatto per noi, con amore e benevolenza. Dateci le cose più belle della vita, lasciateci continuare ad essere amati e benvoluti, lasciateci ottenere ciò che abbiamo
sempre desiderato.

Tutte le foglie si accovacciano in terra in posizione di massima raccolta. Il freddo rimane immobile in un angolo.
CANORA: Mi sento sempre più debole!
SOFIA: Stiamo per morire!
CANORA: Chiamiamo qualcuno che ci aiuti! Spirito della Vita salvaci!
SOLITARIA: Nessuno ci può sentire... le nostre voci sono troppo deboli.
POETA: Mi sento svenire, sento che presto mi staccherò dalla mia mamma albero.
SPIRITO DELLA VITA: Mie piccole amiche, che cosa avete?
CANORA: Stiamo morendo, salvaci!
OTTIMISTA: Se non ci aiuti, ci staccheremo dalla nostra mamma albero. Vogliamo ancora procurarle il cibo.
SPIRITO DELLA VITA: Se io salvassi voi, farei morire la vostra mamma!
TUTTE LE FOGLIE: (In coro). Come?! Perché?
SPIRITO DELLA VITA: Per poter vivere voi avete bisogno di acqua; se al sopraggiungere del freddo nel tronco e nei rami ci fosse acqua, questa gelerebbe e ucciderebbe la vostra mamma albero. Per questo la vostra mamma richiama nel tronco le ultime sostanze che vi nutrivano e voi piano, piano vi staccate e cadete. Però la vostra mamma vi vuole bene ed è disposta a continuare a nutrirvi e a morire con voi.
FOGLIE: (In coro). No, la nostra mamma non deve morire! Ti daremo tutto anche se moriremo noi.

MAMMA ALBERO: io conserverò il cibo nel lungo sonno e lo userò per non morire.
SPIRITO DELLA VITA: Vedo che siete brave figliole, per questo vi premierò. Siete cresciute. Vi prometto che a primavera rinascerete tutte di nuovo!
FOGLIE: (In coro). Evviva! Che bello!

SPIRITO DELLA VITA: Ora è giunto il momento dell'addio! Il freddo si farà più intenso e voi, una per una, cadrete.
FREDDO: Brr... io gelo, io congelo! lo ho il cuore di ghiaccio e non ho pietà per nessuno. Dove passo io tutto si fa bianco. lo porto brina, galaverna, ghiaccio e neve!
LO SPIRITO DELLA VITA si avvicina ad ogni bambino - foglia e taglia la corda che lo lega al tronco; il bambino-foglia si stacca, finge di volteggiare nell'aria, fa due o tre piroette e poi si stende a terra, immobile. Era un gigantesco platano e stava ritto in mezzo al prato come un signore del paese. Le foglie cominciavano a cadere.SOLITARIA - Noi ti lasciamo, madre…ascolta il nostro silenzio anche quando non ci saremo più.
ALBERO MADRE: È già tempo di distaccarsi, figliole care, vi do la mia eterna benedizione.
CANORA: Madre, la nostra ora è suonata. Ce n'andiamo. Noi formeremo sotto di te un soffice letto e ragioneremo delle tue grandi virtù come tu ci hai insegnato.

OTTIMISTA:
Possa io camminare lieto
sotto la nube di pioggia.Possa io camminare gioioso
nella pioggia rinfrescante.Possa io camminare sul sentiero
del polline che dona la vita.Possa io camminare colmo di gioia.Come prima io desidero camminare.Bellezza sia davanti a me.Bellezza sia dietro di me.Bellezza sia sopra di me.Bellezza sia sotto di me.Bellezza sia intorno a me.In bellezza è compiuto.

Ad un tratto dal profondo silenzio si ode la voce delle foglie morte (FUORI CAMPO)che rievocano i bei tempi andati
RIBELLINA – Ho rievocato le piccole gioie che ho godute con te, o madre grande, i piccoli nostri passatempi che io non apprezzavo. DEBOLINA - Gli scrosci dei venti, quando tutte insieme ci incoraggiavamo e tu scricchiolavi come un vascello in burrasca per difendermi.RIBELLINA -Tempi allegri e beati!DEBOLINA - Bei rischi e splendori!
RIBELLINA - Magnifiche avventure ALBERO MADRE: - Ahimé, tutte se ne vanno, tutte se ne vanno... Quanta malinconia in questi distacchi! E tutti gli anni è la stessa pena, tutti gli anni le stesse lacrime..

OTTIMISTA :Non ti disperare,
Tu devi sopravviverci
e riavere altre figliuoleche vestiranno a festa
le tue braccia piene di amore. Il nostro turno è finito.
Addio, addio.

IL BIMBO ORMAI VECCHIO: Un temporale, la pioggia, il sole, la montagna, tutto ci avvicina, tutto ci unisce nella stessa danza, la danza della Terra. In ogni momento delle nostre vite si manifesta il mistero delle piccole cose di ogni giorno, quando insieme alle piante e agli animali sentiamo il ritmo ciclico delle stagioni.

SOFIA: Scopri la vita e raccontala a chi non sa capirla.

venerdì 30 gennaio 2009

"“O mio Dio” poesia



Ho bisogno di Te
quando guardo l’immenso
e non lo vedo,
quando cammino
verso qualcuno o qualcosa
e non mi sento a terra,
quando respiro attimo per attimo
e non so dove posare il fiato.
Se guardo volare gli uccelli
e gli invidio il volo,
se piove
e non posso bagnarmi
di quella libertà.
Ho bisogno di Te
quando cerco di entrare
nell’infinito degli altri
e non trovo la strada
perché la mia va
da tutt’altra parte;
quando dimentico che
fuori c’è il mondo
perché sto bene nel mio,
quando il buio mi penetra
nelle ossa del cuore
ed io, lì sotto,
con tono concitato,
solennizzo la paura di vivere.
Quando abbarbicata
con gli occhi all’orizzonte
non penso ci sia un futuro migliore
perché mi manchi sulle vette
che toccano il cielo.
Quando ancora continuo a crescere
negli anni pregnanti di spazi
e mi lamento che non ho vita.
Ed io aspetto e aspetto sempre
cercando di accorciare le distanze
dal non avere più bisogno di Te,
cioè mai,
perché sei già in me ed io in Te,
come respiro fedele e discreto
e come silenzio che parla al cuore
nel suo religioso
ascolto del mondo


autrice
SINA MAZZEI







IL CIELO IN UNA STANZA Battiato

http://www.youtube.com/watch?v=CjCk8kRFhC4

martedì 20 gennaio 2009

L'arte del conflitto per una pedagogia della pace

Volersi bene a tutti i costi o imparare i conflitti?(F. Fornari)


In questi giorni si fa un gran parlare degli episodi di violenza da parte di adolescenti ai danni di coetanei. Atteggiamenti istintivi dettati da una scarsa capacità di riconoscere i propri limiti. A scuola si adotta spesso un atteggiamento incredibilmente soft nei cui confronti si riservano parole fin troppo comprensive: «Si tratta di ragazzi vivaci che vanno recuperati...». Con qualche ceffone? Guai a usare le mani: queste possono alzarle solo gli studenti sui professori. Nella pedagogia tradizionale il conflitto è incluso nelle esperienze da evitare, come nel caso dei litigi fra i bambini dove la maestra è sempre preoccupata, anche in funzione dei genitori, di impedire che i bambini bisticcino o non vadano in crisi in modo da creare una sorta di bonifica interna che è a totale carico distruttivo. Viceversa esiste un filone pedagogico che vede nell'educazione una forma di cambiamento, una possibilità di trasformazione sia individuale che sociale, una rottura degli schemi tradizionali, e una individuazione di nuovi percorsi con valore di cambiamento personale e collettivo. “La pace porta alla reimportazione del conflitto” cioè il conflitto va reimpostato internamente, questa è la pace. La pace è conseguenza del conflitto, non dell’assenza dei conflitti, l’assenza dei conflitti è pericolosa”. È molto raro che si pensi all'educazione come a qualcosa che cambi la situazione. L'educazione alla pace ha dunque spesso e volentieri un significato di tranquillizzazione, ed è un grosso e pericoloso equivoco. La nostra percezione comune è che il conflitto sia guerra, ma è comunque un'esperienza quotidiana. La vita è una serie di conflitti che decidiamo di gestire in un modo oppure nell'altro. Il fenomeno educativo di oggi rivelante è una maternalizzazione talmente accentuata che il conflitto genera una vera e propria sensazione di minaccia, dove le regole non vengono messe in atto perché creano conflitti e quindi bisogna stare dentro una simbiosi assoluta in cui il volersi bene ha sostituito il concetto di benessere. Da una educazione autoritaria, fondata quasi esclusivamente sulle regole, sui doveri, su di un codice prettamente paterno, si è passati ad un’educazione molto protettiva e accondiscendente, tipica del codice materno. Il Novecento, per evitare ogni frustrazione, ha visto nascere un nuovo modo di educare sulla coccola eccessiva, foriera di noie e vuotaggine. Naturalmente questa prevalenza del codice materno sposta l’attenzione sulla nascita di ansie legate alla paura che i bambini stiano male e tende maggiormente a giustificare, a sostituirsi in qualche modo al bambino. Il conflitto può spaventare, anche perché spesso riporta alla vicenda personale dell’educatore, alla sua storia particolare, ai suoi vissuti, alle sue emozioni. A scuola, il conflitto è vissuto come scontro aperto, come momento di rottura e confusione, logica dura da smantellare. Si sta bene quando i bambini si vogliono bene, quando tutto fluisce in armonia. In nome dell’armonia si tenta di allontanare il più possibile il conflitto colto come problema e il desiderio di riportare subito la calma ha la prevalenza su tutto. Ecco allora la tendenza a sfuggire dal conflitto, a evitarlo in tutti i modi. L'educazione tradizionale ha sempre visto il conflitto come opposizione all'autorità. Anche all'interno dei modelli educativi più aperti il conflitto ha spesso significato l'attivazione di ansie di separazione non sempre tollerabili dall'educatore. Certo, il conflitto è un contrasto. Negare il conflitto, però, è negare uno spazio di creatività in cui attivare competenze legate alla comunicazione e alla negoziazione. Il conflitto è una possibilità, e può essere positivo o negativo a seconda di come lo usiamo. Bisogna vedere l'arte del conflitto come l'arte dell'educazione alla pace, rovesciando i tradizionali schemi che vedono invece l'educazione alla pace come l'arte dell'armonizzazione, della tranquillizzazione e dell'evitamento del conflitto.È questa la la grande sfida: non si tratta di educare a pensare come vogliamo noi, ma riuscire a fare in modo che noi stessi e le nuove generazioni ci abituiamo a pensare, a essere consapevoli di quello che stiamo facendo, e quindi pronti ad attivare risposte creative. L'obbedienza non è sempre una virtù: lo ha detto don Milani. Trovare la giusta distanza e il giusto equilibrio vuol dire far sentire il proprio affetto ai figli o agli alunni, ma senza cadere nell'intrusione, di cui parla spesso e volentieri Winnicot. Vuol dire comunicare, ma non giudicare, può voler dire collaborare, ma non entrare in collusione. I conflitti nei bambini sono per loro una forma di apprendimento sociale, può rappresentare un momento di riconoscimento della mondo circostante che pone dei vincoli e dei limiti al proprio mondo egocentrico e autoreferenziale. I conflitti non sempre sono semplici, necessitano di molto tempo, per cui non dobbiamo pensare immediatamente alla soluzione. La scuola è quel luogo dove si possono maggiormente osservare i conflitti poiché sia il gruppo che le regole vengono composte indipendentemente dalla scelta del bambino. Ci sono una serie di conflitti che sono assolutamente naturali, sono ovvi, né più né meno come crescere e respirare e potrebbero nascere da svariate cause tra cui l’iperprotezionismo o la troppa indulgenza da parte dei genitori in nome dell’amore per i loro figli. I bambini hanno il diritto di trasformare il conflitto in una vera occasione di crescita e apprendimento per imparare quell’arte della convivenza che è una vera e propria alfabetizzazione primaria. Il comportamento dell’adulto, educatore o genitore, è spesso di tipo giudicante. I bambini hanno il diritto di poter imparare a gestire i propri conflitti, senza delegare l’adulto a farlo per loro intervenendo con considerazioni spesso gratuite e a sproposito. L’educatore dovrebbe essere orientato ad una decantazione narrativa con “dammi la tua versione”. L’adulto in questo caso diventa una sorta di mediatore, un facilitatore della dinamica, ma il processo viene attivato dai bambini stessi. Gli interventi “a lungo termine” si basano sull’atteggiamento autorevole dell’adulto per cercare di capire il bisogno che genera il conflitto e provare a dare risposta a quel bisogno. Aiutare i bambini a far emergere le cause del conflitto, ad esprimere quello che sentono instaurando un clima in cui la collaborazione rientri normalmente nella relazione tramite una comunicazione efficace che sostenga l’efficacia dell’intervento educativo, non tanto per scoprirne la causa quanto per correggere quei comportamenti sbagliati acquisiti in un determinato contesto culturale per imparare a divenire genitori di se stessi.

giovedì 4 dicembre 2008

L’INDIVIDUALISMO E’ ANCHE ALTRUISMO

“Penso che vogliamo fare della nostra vita un film, quindi creiamo sentimenti, storie e amicizie...tutta apparenza e niente sostanza....Purtroppo sento sprecare le parole amicizia, amore, sincerità in situazioni che io reputo assurde. La verità è che siamo in una società individualista, egoista, materialista che non lascia spazio ai veri rapporti.- E’ quanto afferma una delle tante diciannovenni di oggi. –“La verità è che noi tutti inganniamo per non essere ingannati, schiacciamo per non essere schiacciati...c'è poco spazio per il cuore e molto per tutto il resto...si diventa infine più consapevoli e più in guardia “. Siamo nell’era dell’individualismo. Ma non possiamo rassegnarci. E’ vero che ci sono sempre state nelle varie fasi storiche dei periodi, o meglio delle correnti che ne hanno esaltato il valore, anteponendolo al collettivismo, o alla solidarietà sociale; un individualismo come riconoscimento del valore dell'individuo talvolta enfatizzato, che porta l'essere umano ad avere come unico obiettivo il raggiungimento dei propri interessi, il soddisfacimento dei propri piaceri anche a discapito degli altri limitandone la realizzazione dei desideri. Soldi, successo e salute però non mettono al riparo dalla solitudine, dalla tristezza e dalla disperazione. Anzi, la nostra epoca mostra il contrario. Lo prova l’uso industriale che nelle società opulente si fa di psicofarmaci, alcol e droghe, per eludere il “male di vivere”. L’uso compulsivo e congestionato del sesso, che caratterizza il nostro tempo di pornomania di massa, è un’altra droga per anestetizzare la solitudine, la sensazione d’inesistenza che ci avvolge. La solitudine di oggi, in questo campo di battaglia, impara ad educarsi, si costringe a gestire le proprie emozioni, a sopravvivere senza pretendere nulla in cambio, ad essere autosufficiente nella gioia come nella sofferenza, ad aumentare l’autostima e la dignità, così da stabilire un dialogo interno e scoprire la propria forza personale. Oggi mi piace definirlo un individualismo naturale, essenziale e provvidenziale, da non confonderlo con l’egoismo, ma che supera se stesso, che sopravvive allo sconforto iniziale e che diviene uno status vivendi più equilibrato, capace di mettersi sempre in discussione, di saper ascoltare anche le esigenze degli altri, giungendo per così dire ad un compromesso tra il volersi bene e l'altruismo. Individualismo dal cammino tortuoso e lungo che conquista il senso della vita. “Abbiamo dentro tutti noi la necessità di avere un posto dove possiamo coltivare il nostro giardino segreto, non dove confinare i nostri segreti(…)interiorizzarsi, mettere in ordine i pensieri o semplicemente abbandonarsi, è importante per l’equilibrio vitale di ognuno di noi. “(Tompson.) L’avanzamento tecnologico del progresso sta riportando, dunque, l'attenzione non solo sull'essenza e sulla centralità dell'uomo che da dominatore della tecnica è diventato suo mezzo strumentale alienato e psicologicamente impoverito, ma anche sulle le relazioni affettive, che hanno e stanno ancora subendo, profonde trasformazioni che rivoluzionano il concetto di amore e di amicizia. Negli anni '90, periodo dell'individualismo, essere single era uno status invidiabile. Le donne interpretavano il modello maschile copiandone la disinvoltura specie dal punto di vista sessuale, un processo di spersonalizzazione che, storicamente, toccava maggiormente la donna. Con gli anni ci si è resi conto che single non vuol dire necessariamente essere soli e la società ha rivalutato le relazioni. Oggi il concetto forte è quello dello 'sharing', ovvero quello della condivisione di esperienze con gli amici o in coppia per avere qualcuno che ci capisca, che ci voglia bene e con cui fare scelte senza sacrificare troppo la vita privata. Né essere costretti a dover sempre mediare per trovare le soluzioni. L’idea che una persona possa essere la medicina per la nostra felicità, che nacque con il romanticismo, sembra essere destinata a scomparire in questo secolo. Molte volte, pensiamo che l’altro sia la nostra anima gemella e, in verità, ciò che facciamo è inventarlo per il nostro piacere, lo assecondiamo come modello di sacrificio e immolazione. L’uomo cambia il mondo, e poi deve riciclarsi, per adattasi al mondo che ha fabbricato. Le persone stanno cominciando a percepire che non si sentono una frazione intesa come parte per completare un’intero. L’uomo non si vede più la metà della donna e viceversa, per cui bisogna incontrarsi per sentirci completi. L’altro, con il quale si stabilisce un collegamento, si sente come un compagno di viaggio e non il principe azzurro che deve proteggere e salvare dal mondo la propria anima gemella. E’ il concetto di unione che è cambiato: non più di due metà ma di due interi maturi e completi con tutti i rischi e le positività che ne conseguono. Il rischio è quello di rimanere isolati e chiusi nel proprio ego, barricati in una solitudine voluta o quello di un coinvolgimento nel rapporto solo passionale destinato a finire presto perchè troppo individualismo porterebbe a non cercare l’altro emotivamente abituati a sbrigarsela da soli con le proprie emozioni e sensazioni se la solitudine non insegnasse che amare, sia in amicizia che in una relazione amorosa, significa anche rinunciare a qualcosa. Dunque la nuova forma d’amore, ha un nuovo significato e caratteristica. Si cerca l’approccio di due interi, e non l’unione di due metà.Le persone stanno perdendo la paura di restare sole, e apprendono a convivere meglio con se stesse. Più un individuo ha imparato a vivere solo, più cerca una buona relazione affettiva intesa come come uno spazio e un tempo nel quale ci sia l’individualità, il rispetto, l’allegria e il piacere di stare insieme, e non più una relazione di dipendenza, in cui uno responsabilizza l’altro per il suo benessere. “Sono single per scelta e spesso gli amici si dimenticano di me...essenzialmente perché non essendo opportunista, sanno che per loro ci sarò sempre e per questo motivo non temono di perdermi e possono permettersi di ignorarmi” -"Da sola sto imparando a fare le scelte autonomamente, credo sia un momento di crescita”. Le relazioni affettive diventano per un certo aspetto migliori, come restare soli, nessuno esige qualcosa da nessuno e tutti e due crescono. Ogni cervello è unico. Relazioni dominanti e di concessioni esagerate sono cose ormai del secolo passato.
Articolo pubblicato su Illametino

mercoledì 19 novembre 2008

poesia di Sina Mazzei " Paese mio"

Paese mio
cinto a primavera
di riccioluti gorgheggi
affaccendati,
come comari
nel via vai del giorno,
ti vai combinando
tra nuvole ariose
all’orizzonte
e sogni fermi
dietro vetri antichi.
Tu non conosci gli anni!
Il tuo grembo
avrà sempre un vecchio
davanti ai tuoi tramonti,
aggrappato
ai sapori di campagna
mentre torna stanco
con le zolle in mano
cantando
la fatica della terra.
E non conosci spazi!
Sei tutto lì
che vivi di germogli
seminati
nei cuori della gente
che s’adatta
all’ombra
dell’inverno
mentre fuori
è estate.
Per questo
non ti mancano
i sorrisi
strappati ai vicoli
intrecciati e bui
come strette di mano

nel bisogno
tra calde mura
di camini accesi
tra alberi d’ulivo
bagnati di sole
che lasciano un’impronta
tra le rughe
dei ricordi che,
strada voltando,
riporta
inesorabilmente
a te.

venerdì 3 ottobre 2008

Un insegnante racconta l’avventura di una giornata in classe



Tratto da Il Sussidiario.net il 28 settembre 2008Ore 9. 00: lezione sui sofisti, una ragazza sbotta «sono d'accordo con Protagora, tutto è relativo, non c'è una verità, bisogna adeguarsi alla maggioranza». Un'altra risponde:«c'è eccome la verità!». Ed io che devo prendere posizione, non posso mica rispiegare Protagora!Ore 9. 45: arranco in una dotta lezione sull'idealismo, mi pare anche bella, ma non incontro l'umano di nessuno. Mi prende una forte tristezza, è la percezione del mio limite, continuo a spiegare, scrutando sui volti dei ragazzi e delle ragazze, cercando una mossa che tradisca il desiderio. E non succede nulla, io spiego, loro prendono appunti. Netta la sensazione di essere in fuorigioco, ma di non essere capace di rientrarvi.Ore 10. 30: lezione su Sant'Agostino e il male. Tutto fila come spesso accade, la lezione si impone, gli studenti prendono appunti, qualcuno domanda una spiegazione, finché d'improvviso si scatena l'obiezione, «no, non può essere così, Agostino ci prende in giro, se il male non viene da Dio, Dio non può toglierlo, non può liberarci!». E la discussione si anima, mossa da un bisogno, il bisogno che il male sia tolto, ma tolto davvero e subito. Io che prima difendo la logica agostiniana, ma poi mi accorgo che un'altra era la questione, era che entrassi in gioco con la mia umanità, con il mio bisogno, lo stesso che hanno loro, quello di essere felice, e di esserlo per sempre.Ore 11. 15: lezione sugli universali, ed è un fuoco di fila di domande per trovare una risposta al bisogno di verità che, uno ad uno, i ragazzi e le ragazze che ho davanti portano dentro l'agone della classe. Una bella lezione, bella non per le mie spiegazioni, ma perché loro, i miei studenti, l'hanno segnata dell'umano, perché era evidente dalle domande che facevano che la ricerca del vero per loro non fosse il tema astratto di una lezione, ma una urgenza vitale, decisiva nel loro impatto con la realtà.Una giornata a scuola, apparentemente altalenando tra successi ed insuccessi, in realtà messo a nudo sull'umano. È lì infatti che nasce ogni lezione, non da quello che rispondono gli studenti, ma dal lasciarmi interrogare da quello che spiego, dall'essere io presenza a me stesso. Spesso per esserlo ho un'unica strada, quella di seguire il sobbalzo umano di quello o di quell'altro studente. E tutto diventa affascinante, si comincia l'avventura del conoscere. Del resto come diceva Sant'Agostino non c'è conoscenza senza amicizia, senza che uno guardi la realtà implicando le sue esigenze fondamentali!
by mondoglitter.it

Che pesce sei?

Un'insegnante spiegando alla classe che in spagnolo, contrariamente all'inglese, i nomi possono essere sia maschili che femminili. "Uno studente chiese: "Di che genere è la parola computer?" Anziché rispondere, l'insegnante divide la classe in due gruppi, maschi e femmine, e gli chiese di decidere tra loro se computer dovesse essere maschile o femminile.A ciascun gruppo chiese inoltre di motivare la scelta con 4 ragioni.Il gruppo degli uomini decise che "computer" dovesse essere decisamente femminile"la computadora"perchè:1.Nessuno tranne il loro creatore capisce la loro logicainterna.2.Il linguaggio che usano per comunicare tra computer èincomprensibile.3.Anche il più piccolo errore viene archiviato nella memoria a lungotermine per possibili recuperi futuri.4.Non appena decidi di comprarne uno, ti ritrovi a spendere metà del tuo salario in accessori.Il gruppo delle donne,invece, concluse che i computer dovessero essere maschili (el computador)perchè:1.Per farci qualunque cosa, bisogna accenderli.2.Hanno un sacco di dati ma non riescono a pensare da soli.3.Si suppone che ti debbano aiutare a risolvere i problemi, ma perla metà delle volte,il problema sono LORO;4.Non appena ne compri uno, ti rendi conto che se avessi aspettatoqualche tempo,avresti potuto avere un modello migliore.Le donne vinsero.