Blog informativo sulla P4C

( philosophy for children)

di Lipman

Quando la filosofia dipinge il suo grigio su grigio, allora una figura della vita è invecchiata, e con grigio su grigio essa non si lascia ringiovanire, ma soltanto conoscere; la nottola di Minerva inizia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo.


La parola "filosofia" ha come nella sua radice il significato "far crescere". Infatti, c'è solo una cosa che sa stupire e conquistare il nostro cuore: la parola di chi non si limita a inanellare frasi sensate e ben tornite, ma di chi ci porta più in alto o più in profondità.

Che cos'è la filosofia?

“La filosofia è la palingenesi obliterante dell'io subcosciente che si infutura nell'archetipo dell'antropomorfismo universale. “(Ignoto)

Perché la filosofia spiegata ai ragazzi?

I bambini imparano a conoscere e a gestire i propri ed altrui processi emozionali, affettivi e volitivi: imparano a conoscere se stessi e a relazionarsi con gli altri. Una scuola che intende fornire esperienze concrete e apprendimenti significativi, dove si vive in un clima carico di curiosità, affettività, giocosità e comunicazione, non può prescindere dal garantire una relazione umana significativa fra e con gli adulti di riferimento. Questa Scuola ad alto contenuto educativo, non può cadere nel terribile errore di preconizzare gli apprendimenti formali, errore spesso commesso dagli insegnanti che sono più attenti a formare un “bambino-campione”, piuttosto che un bambino sicuro e forte nell'affrontare la vita, o ancora un bambino che abbia acquisito la stima di sé, la fiducia nelle proprie capacità e la motivazione al passaggio dalla curiosità, caratterizzante la Scuola dell'Infanzia, alla ricerca. L'insegnante deve poter provare un “sentimento” per l'infanzia inteso come “sentire”, percepire e prendere consapevolezza dei bisogni reali, affettivi ed educativi propri del bambino che sono altro rispetto ai bisogni degli adulti. Il ruolo dei genitori, degli insegnanti è infatti quello di educare tutti e ciascuno alla consapevolezza di ciò che il bambino “sente” emotivamente e affettivamente, perché è proprio il passaggio dal sentire all'agire che consentirà al futuro uomo di compiere scelte autonome. Un compito importante dell'insegnante è quello di mediare i modi e i tempi di un dialogo strutturato su un piano paritario, in modo tale da consentire ad ogni interlocutore di far emergere il proprio pensiero e di metterlo in relazione con quello degli altri. E' una sfida, da parte dell'insegnate, a livello culturale, sociologica e civica ma che deve coinvolgere anche i più piccoli per dotarli di una propria capacità critica, che permetta loro di ragionare, di riflettere sulla realtà e di compiere in futuro scelte consapevoli Se la filosofia è "presa sul serio", se è misurata con i problemi reali, è davvero uno strumento di formazione della persona e di indirizzo della vita. La filosofia come felicità presente nell'attività del pensiero.

Incontrarsi è una grande avventura

“Non possiamo stare
e vivere da soli,
se così è,
la vita diventa
solitudine monotona.
Abbiamo bisogno dell’altro
per condividere sguardi
di albe e tramonti,
momenti di gioia e dolore.
Abbiamo bisogno dell’altro
che ci aiuta a vedere
e scoprire le cose che da soli
mai raggiungeremo.

Beati quelli che sono capaci
di correre il rischio dell’incontro,
permeandolo di affetto e passioni
che ci fanno sentire più persone
poiché così vivendo
anche gli scontri
saranno mezzi
di un vero incontro.”
(Testo di sr. Soeli Diogo).




Questo romanzo è rivolto, con la più grande speranza e fiducia, a tutte le persone di questa società e soprattutto a quei giovani che si muovono oggi, coi loro passi, senza esserne pienamente consapevoli, verso la scoperta della grande stanza di questo mondo poliedrico e complesso, dalle mille pareti ammaliatrici. Passi che, a dosi esagerate della conquista di una felicità che riempia la stanza del loro cuore, complementare a quella del mondo, lasciano dietro sé molte tracce superficiali che si spazzano via anche con il più debole vento della loro esistenza per poi trascinarli nel giogo del “vuoto”. Che questo romanzo “Un vuoto da decidere” sia loro di aiuto per guardare in faccia, riconoscere, combattere e vincere, con le sole armi dell’amore vero per se stessi e per il mondo, questa strana “malattia” dell’anima che colpisce chi non ha difese e che porta alla conquista di una libertà infedele e subdola.

Se la metto in pratica mi fa vivere tutta un'altra vita, straordinariamente più ricca di quella che avrei ideato fidandomi solo di me.

Solleviamoci, è ora

Noi siamo quelli
che se ne vanno
pieni di vento
e di sole
in deserti
affollati
di illusioni
e non tornano più
abbagliati
da spaccati di vita.

Siamo riflessi
di affetti
profondi.
Pensieri
di fresca rugiada
posata sulla notte
che non conosce
nuvole.

Siamo i sospesi
tra sogno e realtà,
quelli sul sottile confine
tracciato
dai meandri
dei desideri.

Siamo splendide bugie
di una terra
che fatica
ad alzarsi
sui marciapiedi
della vita.

Siamo polvere
di un tempo
inesorabile
che ci riporta
tra le caverne opache
dei ricordi.

Siamo l’urlo
di amici perduti
non ancora tornati,
che raccoglie
sogni lanciati
su nuvole rosa
gonfie di cuore
nel cielo sospeso
della gioventù.

Siamo parole
mai dette
intrappolate
tra i rami
scheggiati
di un inverno
che fatica
nel risveglio.

Siamo vita
che scoppia
nei focolai spenti
accesi dal giorno che nasce
a dispetto di tutto.

Preghiere
Strappate ai silenzi
concessi da un Dio
che non ama
piangersi addosso.

Siamo
l’andata e il ritorno
di noi stessi.

Solleviamoci.
E’ ora.

PAESE MIO

Paese mio
cinto a primavera
di riccioluti gorgheggi
affaccendati
come comari
nel via vai del giorno
ti vai combinando
tra nuvole ariose
all’orizzonte
e sogni fermi
dietro vetri antichi.

Tu non conosci gli anni.

Il tuo grembo
avrà sempre un vecchio
davanti ai tuoi tramonti
aggrappato
ai sapori di campagna
mentre torna stanco
con le zolle in mano
cantando
la fatica della terra.

E non conosci spazi.

Sei tutto lì
che vivi di germogli
seminati
nei cuori della gente
che s’adatta
all’ombra
dell’inverno
mentre fuori
è estate.

Per questo
non ti mancano
i sorrisi
strappati ai vicoli
intrecciati e bui
come strette di mano
nel bisogno
tra calde mura
di camini accesi.


Tra gli alberi d’ulivo
bagnati di sole
che lasciano un’impronta
tra le rughe
dei ricordi

che strada voltando
riporta
inesorabilmente
a te.



mostra di poesie

mostra di poesie
Solleviamoci, è ora


giovedì 5 luglio 2007

Il metodo P4C di LIPMAN

le 5 w della p4c
chi
Quando
Un percorso
Valido per
Tutte le età
Perché
Obiettivi
del percorso
come
Dove
Setting e spazi
p4c
Riferimenti culturali
La comunità di
Ricerca.
metodologia
I materiali
del
curricolo




Perchè
• Per “imparare a pensare” attraverso lo sviluppo
di
• atteggiamenti democratici
• competenze comunicative
• abilità di pensiero e ragionamento
• attitudini, disposizioni, atteggiamenti critici e
creativi nei confronti del mondo e della
conoscenza
Il fine non è quello di “far parlare” i bambini, ma di
farli dialogare ragionevolmente


• …

Quando
• Il percorso parte dalla scuola materna per
arrivare alle scuole superiori.
• I tempi
– Il curricolo prevede sessioni da max 50 minuti
– Sarebbe bene poter svolgere l’attività 2 volte la
settimana, perché se passa troppo tempo, la
discussione perde di efficacia.

Dove
• Il setting
– Sedie in cerchio
– Lavagna alle spalle
con ben visibile il
foglio dell’agenda e
del piano di
discussione
– Uno spazio centrale
da occupare volendo
con un tappeto dove
“convergono” le idee.
Come
• Metodologia
• le sessioni si svolgono per 10
incontri di max 50 min, con un
numero di partecipanti non
superiore a 15/18 bambini; si
articolano in 4 momenti: la lettura
di un episodio del libro, la stesura
delle domande sul brano, la
discussione, la verifica della
seduta.
• La seduta viene condotta e
coordinata dal facilitatore, membro
tra i membri della comunità, che
ha il compito di stimolare e
guidare il dialogo senza interferire
o condizionare la conversazione.
• I materiali del curricolo
È costituito da 7 racconti filosofici per bambini e
ragazzi e relativi manuali per insegnanti. I
testi cui si fa riferimento e che vengono
utilizzati nelle sessioni sono stati scritti da
Lipman e dalla sua collaboratrice A.Sharp;
sono così articolati:
• - l’ospedale delle bambole (scuola
dell’infanzia)
• - Elfie (I e II elementare)
• - Kio e Gus ( II/III El.)
• - Pixie (IV/V El.)
• - Il prisma dei perché (Sc: Media)
• - Mark (Biennio e Triennio superiori)
• Altri due testi completano il curricolo, ma
non sono ancora disponibili in versione
italiana.
• Ogni testo è accompagnato da un manuale
per il facilitatore, con proposte di riflessione,
esercizi di stimolo e suggerimenti per la
conduzione.

Chi
Riferimenti culturali
• filosofici: Socrate,
Wittgenstein, Dewey, Mead e
Peirce.
• Psicopedagogici: teoria
costruttivista (attuale
formulazione americana) e
psicologia culturale (Vygotskij)
• Studi post piagetiani
• M.Lipman, già docente di
logica alla Columbia Univ., ha
fondato negli anni 70 l’ Institute
for the Advancement for
Philosophy for Children alla
Montclaire State University
La comunità di ricerca
• Ogni gruppo di apprendimento
(gruppo classe/sezione o altri
gruppi) si configura come
“comunità di ricerca” in cui tutti
insieme, possono
• discutere e dialogare su
problemi e questioni di natura
filosofica, attraverso la
discussione l’argomentazione
e il dialogo: il filosofare diventa
costruzione di pensiero
condiviso. Lo stimolo proviene
dalla lettura condivisa dei brani
dei testi del curricolo
Il progetto educativo è costituito da una serie di racconti in forma dialogica in cui i protagonisti, bambini, adolescenti, adulti, animali, dialogano su problemi e questioni di natura filosofica: il valore della vita, il pensiero, il rapporto mente-corpo, la verità, la giustizia, emergenti dalla loro esperienza. Ogni racconto è corredato da un manuale per il docente in cui sono indicate direttive metodologiche per l’approfondimento del lavoro educativo con piani di discussione, esercizi, attività stimolo. La finalità generale è l’educazione al pensiero logico e al tempo stesso alla riflessione sulla propria esperienza e sul comportamento individuale e sociale. Dopo la lettura del testo-stimolo (generalmente si tratta di un brano di un racconto del curricolo) si chiede agli alunni di formulare domande relative ai problemi o alle suggestioni emergenti dal testo. Nell’agenda si registrano e si raccolgono le domande, cioè gli interrogativi che stimolano ed attivano la ricerca per analizzarle allo scopo di: individuare uno o più temi o filoni di indagine. Sulla scorta dell’individuazione dei temi di indagine e/o degli orientamenti euristici si passa infine alla redazione del piano di discussione che individua ed indica il nucleo di interesse euristico e cognitivo su cui andrà ad indirizzarsi la sessione di lavoro e intorno cui verterà il dialogo. In quanto le domande sono analizzate e riformulate con la partecipazione ed il contributo di tutti i componenti del gruppo in questa fase non è più necessario indicare i nomi dei diversi soggetti, ma piuttosto è importante sottolineare come il piano di discussione sia il prodotto di una attività di pensiero e di ricerca condivisa.

ESEMPIO DI PROGETTO FILOSOFIA SCUOLA PRIMARIA


• PIANO DELL'OFFERTA FORMATIVA DELLA SCUOLA DELL'INFANZIA E PRIMARIA DEL CIRCOLO - ANNO SCOLASTICO 2005-2006
Il Circolo didattico comprende
Scuola dell’infanzia di S.Antonio:Alunni 165Insegnanti 12 + 1 religioneSezioni 6
Scuola dell’infanzia di Soave:Alunni 43Insegnanti 6 (4 + 1 sostegno + religione)Sezioni 2
Scuola primaria di S.Antonio:Alunni 395Insegnanti 32 (compresi 1 sostegno e religione)Classi 17 di cui 5 a tempo pieno e 12 a tempo modulare
Scuola primaria di Soave:Alunni 74Insegnanti 7 + 1 sostegno + religione)Classi 5, con un modulo 3 su 2 ed un modulo 4 su 3
• IL TERRITORIO
Porto Mantovano presenta le seguenti caratteristiche:-un territorio eterogeneo e frazionato;-una realtà economica articolata: tradizionale (agricoltura); moderna (piccola industria e artigianato); terziario avanzato;-strutture pubbliche innovative (biblioteca-mediateca);-aree di elevato interesse naturalistico e storico;-ricca presenza di associazioni di volontariato (educative-assistenziali, culturali,sportive);-una popolazione con livello culturale medio e che, per il 50% circa è di recente immigrazione;-inserimento recente e non molto diffuso di cittadini extracomunitari di etnie estremamente differenziate;
Il dissolversi dei valori tradizionali, unitamente all’imporsi dei nuovi saperi, ha determinato la necessità di proporre esperienze volte non solo all’istruzione della persona, ma anche alla sua formazione che non si esaurisce nel solo periodo scolastico.I cambiamenti e le complessità culturali, riscontrabili anche nel nostro territorio, richiedono cittadini più competenti, flessibili, autonomi, collaborativi e tolleranti.
RISORSE PER LA FORMAZIONE
Scuole: - n. 1 Direzione Didattica- n. 1 Istituto Comprensivo- n. 1 Centro di Formazione Professionale presso la Regione Lombardia
Servizi Culturali- n. 2 Biblioteche- n. 1 Mediateca e InformaGiovani
Terzo Settore- n. 3 Parrocchie- n. 36 Associazioni di Volontariato
Sport- n. 3 Palazzetti dello Sport comunali
Verde pubblico- n. 18 parchi comunali- n. 1 Drasso Park per la prima infanzia

• IL CLIMA EDUCATIVO
La scuola si propone di creare un clima sereno e cooperativo che si realizza: - nella cultura dell’ACCOGLIENZA intesa come accettazione, incoraggiamento, disponibilità a riflettere ed a prendere conoscenza delle proprie modalità di comunicazione e relazione anche non verbale;- nel gusto del FARE e dell’AGIRE favorendo l’attività autocostruttiva del bambino nello sviluppo delle proprie conoscenze;- nel piacere dell’ASCOLTO come rispetto dell’altro e mezzo di arricchimento;- nella proposta di percorsi che sostengano e sviluppino la MOTIVAZIONE all’apprendimento;- nel promuovere la CONTINUITA’ educativa attraverso momenti di raccordo tra i vari ordini di scuola, la famiglia ed il territorio;- nell’arrivare alla costruzione del metodo di studio ed alla metariflessione sui propri percorsi di apprendimento.
• LE FINALITA’ EDUCATIVE
La scuola ha fortemente risentito dei mutamenti sociali e, pur mantenendo alto il livello di scolarizzazione, ha dovuto prendere atto della scarsa convergenza tra i modelli proposti dall’Istituzione e i modelli assimilati dagli alunni attraverso i mass-media, oltre che delle difficoltà legate alla comunicazione tra scuola e famiglia.Al luce del contesto sociale in cui sono inserite, le scuole del Circolo si propongono di caratterizzare l’offerta formativa impegnandosi a:
-promuovere negli alunni la consapevolezza di sé;-promuovere negli alunni una crescente autonomia personale, organizzativa, decisionale;-promuovere negli alunni il senso della responsabilità personale e collettiva;-promuovere negli alunni la capacità di rapportarsi in maniera corretta e collaborativa;-promuovere negli alunni la capacità di comprendere, accettare e valorizzare la diversità;-promuovere egli alunni la capacità di rapportarsi in maniera propositiva con l’ambiente circostante;-promuovere negli alunni l’apprendimento di conoscenze disciplinari;-promuovere negli alunni l’acquisizione di competenze specifiche;-favorire l’apprendimento in un clima relazionale positivo;-favorire negli alunni la formazione e lo sviluppo della capacità di analisi critica della realtà.

• I METODI
Le strategie messe in atto nelle nostre scuole, sono finalizzate al raggiungimento delle mete educative e, quindi, fanno riferimento alla centralità dell’alunno, tenendo conto delle sue tappe evolutive.
SCUOLA dell'INFANZIAPartendo sempre dall’esperienza del bambino, si privilegiano i momenti di gioco, l’esplorazione e la ricerca ambientale che stimolano la sua curiosità.Si utilizzano pertanto strumenti sia informali (materiali per la manipolazione), che strutturati (audiovisivi, giochi in scatola, libri).
SCUOLA PRIMARIALe metodologie seguite sono molteplici e tengono conto delle attività da svolgere e dei diversi modi di apprendere degli alunni.IL PROGETTO FORMATIVO INTEGRATO tiene in considerazione diversi ambiti di:- esperienze extra ed intra scolastiche- interventi di esperti esterni per l’arricchimento dell’offerta formativa- apertura della scuola in orario extrascolastico per attività educative che la qualifichino come centro culturale “importante”- collaborazione con le famiglie e le agenzie educative e culturali del territorioPertanto si prevedono momenti di attività manipolative, conversazione, gioco, esplorazione e ricerca ambientale, lezione frontale e attività di laboratorio.Lo sviluppo della capacità relazionale, trasversale a tutte le attività, è favorito dalle diverse tipologie di gruppi di lavoro (gruppi misti, piccoli gruppi,semiclasse,coppie).Si utilizzano strumenti sia informali che strutturati (audiovisivi, computer). LE MODALITA’ DI ORGANIZZAZIONE DEI GRUPPI DI APPRENDIMENTO tengono conto di:- insegnamento frontale come fonte di stimoli, riflessioni, proposte e dibattiti;- svolgimento di attività per piccoli gruppi di recupero, sostegno ed integrazione;- svolgimento di attività di laboratorio;- lavoro per semiclasse o per gruppi per l’analisi, l’approfondimento e la ricerca;- utilizzo delle nuove tecnologie come strumenti di apprendimento, supporto e scambio di esperienze;- svolgimento di attività di gioco, animazione e pratica sportiva.A supporto del P.O.F. il Collegio delle docenti ha nominato, per il corrente anno scolastico, le seguenti FUNZIONI STRUMENTALI: - Gestione del Piano dell’Offerta Formativa e Sostegno al Lavoro Docente- Progetto Genitori- Sostegno al Lavoro Docente per l’utilizzo delle tecnologie informatiche e multimediali- Interventi e Servizi per gli studenti (Disagio, Handicap ed Intercultura)- Progetto Qualità ISO,mantenimento della certificazione ISO 9001:2000
• PROGETTI DI SCUOLA INTERISTITUZIONALI per L’ARRICCHIMENTO DEL L’OFFERTA FORMATIVA in orario curricolare
Nelle nostre scuole la filosofia progettuale è largamente condivisa e diffusa; i progetti che si mettono in atto hanno durata pluriennale, sono estesi alla quasi totalità delle classi/sezioni ed in essi le insegnanti trovano lo spazio per applicare le strategie educativo/didattiche più coerenti con gli stili di apprendimento degli alunni. Le dinamiche che sottendono la realizzazione dei progetti consentono inoltre l’instaurarsi di un clima relazionale particolarmente favorevole e non escludono la partecipazione delle famiglie sia in fase progettuale che in fase attuativa.Il piano delle attività didattiche comprende:1) I curricoli disciplinari2) L’utilizzo delle contemporaneità3) I progetti di sostegno e potenziamento4) I progetti di arricchimento dell’offerta formativa5) Le visite guidate e i viaggi di istruzionePer ciò che riguarda il primo punto si rimanda alle programmazioni delle singole scuole.Nell’intento di privilegiare il successo formativo degli studenti, le ore a completamento di cattedra vengono indirizzate prioritariamente ad attività in compresenza o contemporaneità, le quali sono maggiormente indicate per attivare percorsi individualizzati di potenziamento e recupero, rispettosi delle potenzialità e delle caratteristiche di ciascuno.Gli alunni in disagio, seguiti dall’insegnante di sostegno in piccoli gruppi, trovano in tutto il gruppo docente l’impegno nella ricerca delle migliori strategie per l’ apprendimento e l’inserimento nella classe.
I PROGETTI DI ARRICCHIMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVANelle nostre scuole la filosofia progettuale è largamente condivisa e diffusa; i progetti che si mettono in atto hanno durata pluriennale, sono estesi alla quasi totalità delle classi/sezioni e in essi le insegnanti trovano lo spazio per applicare le strategie educativo-didattiche più coerenti con gli stili di apprendimento degli alunni. Le dinamiche che sottendono la realizzazione dei progetti consentono inoltre l’instaurarsi di un clima relazionale particolarmente favorevole e non escludono la partecipazione delle famiglie sia in fase progettuale che in fase attuativa.Attualmente le nostre scuole offrono:
SCUOLA DELL’INFANZIA
- Progetto accoglienza: favorisce l’inserimento del bambino nella scuola;- Progetto continuità: garantisce momenti forti di coordinamento per il passaggio alla scuola primaria;- Progetto musica: seguito da esperti, promuove la familiarizzazione con il linguaggio specifico della musica;- Progetto ambiente: (in alcune sezioni) guida i bambini all’esplorazione, all’osservazione ed al rispetto dell’ambiente circostante.- Progetto L2 (lingua inglese): offre ai bambini l’opportunità di approccio alle strutture di base della lingua, in forma ludica.
SCUOLA PRIMARIA
- Progetto accoglienza-continuità: prevede momenti di raccordo con la scuola dell’infanzia e con la scuola media.- Progetto ambiente: coinvolge tutte le classi, si pone come obiettivo il rispetto dell’ambiente attraverso la conoscenza dello stesso; si avvale di metodi di esplorazione e ricerca sul campo; è condotto in collaborazione con la Fondazione Don Marino Cani e con l’Ente Locale.- Progetto Musica:seguito da tutte le classi di S.Antonio; gestito da esperti: guida l’alunno a comprendere ed amare la musica nel suo rapporto con il corpo ed il movimento.- Progetto english week: rivolto in genere alle classi quinte; vede l’intervento di un’ esperta di teatro di madre lingua per un periodo intensivo di una settimana e conduce gli alunni, per mezzo di metodologie fortemente creative, ad entrare in rapporto profondo con la lingua inglese.- Progetto storico-artistico: rivolto a tutte le classi elementari, affronta tematiche diverse in ogni gruppo di classi parallele; per il primo ciclo si presenta come “ Progetto atelier” e prevede metodologie strettamente connesse alla manipolazione.- Progetti di modulo: ogni gruppo di classi propone e mette in atto progetti interni al modulo che nascono dalle esigenze delle classi, dalla programmazione e dai bisogni emersi in corso d’anno sia legati all’apprendimento che alla relazione. Tali progetti, redatti dalle docenti, vengono presentati nelle assemblee di classe; le loro linee strutturali saranno quanto prima pubblicate sul sito internet della Direzione.Visite guidate e viaggi di istruzione: anche allo scopo di perseguire concretamente le finalità indicate di consapevolezza di sé, di crescente autonomia e di capacità di rapportarsi con gli altri e l’ambiente, la scuola favorisce le visite e i viaggi di istruzione. Questi vengono adeguatamente preparati e sono attinenti gli argomenti affrontati, garantiti dalla prescritta sorveglianza e dal rispetto della normativa in materia di sicurezza.La maggior parte delle uscite didattiche è realizzata a costo zero per le famiglie poiché i costi sono sostenuti con una quota dei fondi del diritto allo studio.
I PROGETTI DI RETE TERRITORIALE DI PREVENZIONE DEL DISAGIO SCOLASTICO A SUPPORTO DELLE FAMIGLIE
Sono stati previsti, nell’ambito dell’autonomia della scuola, specifici progetti di rete territoriale, in collaborazione con l’Ente locale, Consultorio U.C.I.P.E.M., Associazione “Il Germoglio” ONLUS, Biblioteca Comunale (sez. di Soave), I. C. Monteverdi.Sono i seguenti:- So stare…anche a scuola (legge 23/’99)- Tutti in…gioco (legge 285/’97)- Incontro con l’Autore (Soave)- Adulti e bambini crescono insieme (legge 23/’99)I primi, extracurricolari, intendono favorire il perseguimento del successo formativo e sono antidispersione scolastica.L’ultimo, costituisce uno spazio di ascolto e di affiancamento alle famiglie soprattutto, ma non solo, nel passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria e dalla scuola primaria alla scuola media.
LE CONVENZIONISono state attivate specifiche Convenzioni con i seguenti Enti territoriali:Fondazioni Don Marino Cani E’ finalizzata ad un progetto triennale di educazione ambientale previsto in orario curricolare in tutte le classi della scuola primaria e nelle sezioni terminali della scuola dell’infanzia.Consultorio Matrimoniale U.C.I.P.E.M.E’ volta ad assicurare uno spazio di ascolto e consulenza psicopedagogia ai docenti, ai genitori, al personale ATA, per tematiche connesse ai processi di crescita degli alunni, a titolo completamente gratuito.POLO H 47/bCostituisce una rete di scuole per sensibilizzare docenti e famiglie sull’integrazione scolastica.
• RAPPORTI SCUOLA-FAMIGLIA
Scuola dell’infanziaACCOGLIENZA BAMBINI: per favorire un positivo inserimento sono previsti:- una visita dei genitori e del bambino a scuola;- un’assemblea per spiegare le norme relative al funzionamento della scuola;- un colloquio o questionario tesi a ricavare il maggior numero di informazioni sulla storia del bambino.ACCOGLIENZA e PARTECIPAZIONE dei GENITORI: per garantire continuità educativa, è filosofia della scuola dell’infanzia considerare le famiglie come risorsa, in quanto esse cooperano con le insegnanti alla formazione globale del bambino, pertanto sono previsti:- assemblee di sezione per fornire informazioni relative all’attività didattico-educativa in corso;- colloqui individuali, volti ad approfondire la conoscenza del bambino in contesti diversi da quello scolastico;- incontri con i genitori, concordati all’inizio dell’anno scolastico, in previsione di attività ed iniziative progettate a livello di intersezione.Le insegnanti sono inoltre disponibili ad incontrare le famiglie, su richiesta, in altri momenti dell’anno scolastico.SCUOLA PRIMARIAIl rapporto tra scuola e famiglia si attua secondo forme istituzionalizzate e non.Dal punto di vista istituzionale le insegnanti incontrano i genitori in dicembre ed in aprile per colloqui individuali; in febbraio ed in giugno vengono consegnate le schede di valutazione; la consegna può essere preceduta da un’assemblea esplicativa e seguita da colloquio.Si vuole sottolineare in questa sede, che le valutazioni sono sempre redatte in un’ottica promozionale ed orientativa e si riferiscono ai processi personali di apprendimento dei singoli alunni.Nel corso dell’anno si tengono inoltre Consigli di interclasse con la presenza dei rappresentanti dei genitori, questi possono, se lo ritengono necessario, convocare un’assemblea dei genitori per raccogliere proposte e/o problematiche da riferire ed affrontare in sede di interclasse.Le insegnanti sono inoltre disponibili ad incontrare le famiglie, su richiesta, in altri momenti dell’anno scolastico.E’ filosofia della scuola elementare il considerare le famiglie come risorsa i quanto esse cooperano con le insegnanti alla formazione globale dell’alunno.
• AUTOVALUTAZIONE DELLA SCUOLA
La scuola ritiene indispensabile la valutazione del Piano dell’Offerta Formativa, al fine di individuarne l’efficacia ed i risultati, sia in relazione all’insegnamento che all’apprendimento.I Consigli di Intersezione e di Interclasse confronteranno i risultati dei processi di apprendimento degli alunni e le modalità di lavoro seguite per lo svolgimento delle attività.Per quanto riguarda processi di valutazione della scuola, la Funzione Obiettivo Documentazione, supportata da un’apposita commissione e da Istituti di Ricerca individuati presso Università o altre agenzie accreditate, predisporrà strumenti di verifica adeguati sotto forma di questionari, incontri, gruppi di lavoro, corsi di formazione.

Pensare un mondo



PENSARE UN MONDO un (per)corso tra i pensieri di 2500 anni fa. Insomma: un libro di filosofia greca!
Il libro spiega, in parole semplici e dolci, seguendo il metodo di "Se all'improvviso...", il pensiero dei primi filosofi greci. Parla delle loro tesi, delle teorie e anche un po' della loro vita, il tutto in sei capitoli. C'è un ricco apparato didattico-ludico per approfondire i temi svolti in classe, molti giochi situazionali e tantissimi inviti a discussioni.Esempi di giochi? Questo è sul tema delle fonti:Ora la maestra sceglierà un breve testo e uscirà dalla classe con due volontari. Leggerà il testo ai due prescelti. Poi il primo bambino dovrà rientrare e raccontare alla classe quello che ha sentito (l’altro deve rimanere fuori senza sentire). In classe potete prendervi nota delle parole chiave che dirà, per aiutarvi a ricordare. In seguito anche il secondo bambino entrerà e racconterà la “stessa” storia. Infine la maestra leggerà il racconto originale. Ci saranno differenze, sia tra i due racconti dei bambini, sia dall’originale. Cosa abbiamo visto? Una cosa molto importante: le fonti non sono sempre attendibili!"Un'altro:Volete fare un esperimento? Allora mettiamoci a giocare:Avete presente il gioco del “telefono senza fili”? All’inizio, la maestra inventa una frase, e la sussurra nell’orecchio del primo bambino. Lui ascolterà, si girerà dall’altra parte e dirà al suo vicino quello che ha capito. E così via, fino a quando tutti nella classe hanno sentito e riportato quella frase ad un altro. L’ultimo bambino ripeterà ad alta voce quello che ha sentito. E ne sentirete delle belle, perché sicuramente, alla fine, la frase sarà totalmente diversa di come era all’inizio.Ecco, ognuno di voi in questo gioco fa la parte di un secolo. Ciascun bambino fa alla frase quello che cento anni hanno fatto alle informazioni che ci sono arrivate da oltre due millenni. Dunque possiamo dirlo: “sicuro è morto”! Meno male, però, che tante cose ci arrivano sotto forma di scrittura. Così le possibilità di cambiare il contenuto sono di meno che con voi in classe, ma non è comunque sicuro nemmeno la carta!Ogni capitolo contiene un buon numero di regole, chiamate "pezzo di puzzle". Spiegano in modo semplice concetti come, appunto, le fonti, o le parole senso stretto - senso lato, fare domande è divertente, ecc...Un esempio?Eccolo:Pezzo di puzzle n. 1: Si può parlare in tanti sensi (stretti e lati)Se dico “calcio”, possono venirti in mente diverse cose. Strettamente parlando, “calcio” è un gesto della gamba. Ma è anche uno sport, e a ben vedere abbiamo persino del calcio nelle ossa! Sempre strettamente parlando, “piatto” è un oggetto di forma rotonda in cui si mangia. Ma può anche essere una pietanza che si mangia. Che le parole possano avere significati diversi, già lo sappiamo. Qui volevamo parlarvi di come certe parole vogliano innanzitutto dire una cosa, e per somiglianza ne possano dire altre. “Immagine”, in senso stretto, è qualcosa che possiamo vedere: una foto, un disegno, un quadro. In senso lato è anche qualcosa di invisibile che abbiamo nella nostra mente quando pensiamo a una persona o a una situazione.Sappiamo benissimo che non diventeremo ricchi con un libro per bambini che parla dei filosofi greci! Vale però la pena tentare di migliorare qualcosa nel offrire agli insegnanti nuovi strumenti per la scuola diversa, appunto: "L'Altra Scuola", come si chiama la collana didattica.Ci auguriamo che qualcuno di voi accetti la sfida, o che si senta solleticato e stuzzicato, o che semplicemente si dirà che, sì!, perché non leggere un libro che spiega in modo divertente e semplice qualcosa che per antonomasia è sempre stato considerata una materia noiosa e lontano dalla realtà...?!Finalità - area formativa per gli alunni• Educazione dell’ascolto• Educazione al pensiero• Educazione della prassi democratica• Descrittori• l’alunno ascolta il pensiero altrui• esprime le proprie opinioni rispettando il turno• comunica esperienze• trova le parole per esprimersi• individua parole sempre più precise per spiegare i fatti• formula domande, s’interroga• dà senso alle esperienze• è consapevole che la sua conoscenza della realtà è parziale• verbalizza i percorsi fattiValutazione - area alunni• motivazione• interesse• autostima• maggior attenzione agli interventi dei compagni• voglia di interrogarsi• approfondimento del discorso filosofico
IMPARARE A PENSARE, TRA RAGIONE E PASSIONE
Presentazione
Rosamaria - Gentili Signore, Gentili Signori, benvenuti allo spettacolo che conclude il Progetto “Imparare a Pensare”. Anche in quest’anno scolastico abbiamo seguito un corso di Filosofia e di Giornalismo ed è stata davvero una bella esperienza, credetemi! L’idea di osservare la realtà, di leggere, di studiare, di documentarsi, di ragionare, di farsi un’idea su quello che accade nel mondo non è stata di sicuro una scelta consueta.
Alessandra I. - Ai bambini si chiede spesso o quasi sempre di ballare, cantare, recitare, ma chi si impegna a parlare con loro? Ad ascoltare come la pensano e a spiegare loro con calma quello che succede intorno a noi? Quello che sfugge a molti è che i bambini sono piccoli ma non sono stupidi!
Palma - Ai bambini si può parlare di tutto – certo nel modo giusto, senza tanti paroloni – ma state pur certi che sono in grado di capire ogni cosa, molto più di quanto possiate immaginare. Oggi assisterete ad una fitta trama di dialoghi: tra adulti che non capiscono i bambini, tra bambini che protestano contro gli adulti.
Anna - A risolvere ogni discordia sopraggiungerà un filosofo – Socrate – accompagnato dai suoi discepoli che, con la forza della ragione, inviterà tutti a riflettere e a diventare migliori. Ora vi lasciamo per un po’, ma ci vedremo più tardi. Intanto… Buon divertimento!
Titolo: “Prima di AGIRE…PENSARE, PENSARE….”
I ATTO
(Su una panchina sono seduti tre adulti; uno di essi ha un giornale in mano).
Luca Z. – E che te pare? Ancora scioperi, ancora proteste! I piloti di aerei scioperano, i ferrovieri scioperano, i tassisti scioperano.
Enzo – N’atu ppoco, per andare da Mondragone a Caserta, ce s’adda ì cu ru ciuccio!
1 Docente, psicologa, psicoterapeuta
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Daniele – E fossero solo i trasporti pubblici a scioperare! Gli avvocati nun scioperano? E gli operai? E i maestri? Pure i maestri si permettono di scioperare che stanno semp in vacanza e nun fanno niente d’a matina à sera!
Luca Z. – A ri tiempi nuosti, e mò esisteva tutto chest! Povera Italia!!! Dove andremo a finire!
Luca Z; Enzo; Daniele (in coro) – Addò iammo à finì!!!
(Entra il corteo di bambini che protestano, con cartelloni in mano)
Luca Z. – Gesù, ma chisti sò criaturi! E non stanno andando al cinema, me pare proprio che stanno a fa nu corteo!
Luca Z; Enzo; Daniele (in coro) – N’atu sciopero!!!
Daniele – E che vogliono i bambini? In fondo stanno tutti i juorni a pazzià e manco accussì va buono?
Enzo – Mio nipote cà Play Station se stà a rimbambì! Pure quando rorme se mette a sparà! “Ti ammazzo, ti distruggo, ti disintegro!” Sulo chesto sape fa!
Daniele – Guardateli quanto so belli, sti scunduttati, stì scostumati, sta massa è fetienti.
Luca Z. – Mò che s’avvicinano ce n’aggia rice io quattro!
Enzo – Che vergogna, che scandalo – mò pure voi vi mettete a scioperà!
Pasquale D. B. – Certo, anche noi abbiamo le nostre ragioni e abbiamo diritto di lamentarci!
Daniele – Lamentarvi??? E di cosa????
Mario – Voi non potete capire, siete adulti, come potete capire i nostri problemi? E’ inutile discutere, qui ci vuole solo un’azione di forza!
Enzo – Un’azione di forza??? Mò ve mannammo à casa A FORZA ‘E PACCHERI!
Arianna – Ecco, voi adulti capite solo il linguaggio della violenza, delle punizioni, dei castighi. Ma da oggi noi diciamo basta! La nostra risposta è la ribellione!
CORO: I BAMBINI – NON STANNO PIU’ ZITTI, AI BAMBINI PIU’ DIRITTI!!! (Tante volte. Gli adulti si portano le mani alla testa, rivolgono lo sguardo al cielo, piegano la schiena e appoggiano le braccia piegate sulle gambe.Socrate con i suoi discepoli fa il suo ingresso in scena ( Virgilio, Cristian, Cristina, Alice, Rosamaria)
Daniele – E chisto mò chi è? Mica stammo a Carnevale?
Rosa R. - Guardate che personaggio buffo! Sembra uscito da un libro di Storia!
Virgilio – Ben detto, o quasi… Mi presento: sono Socrate e questi sono i miei discepoli . Ho sentito che c’è una disputa in atto e non potevo restarmene fra le pagine di un libro di Filosofia!
Roberto - Questa è bella! E che c’entra la Filosofia nel litigio con questi citrulli? Qua manco se viene Santa Bernadette e fa un miracolo, questi potranno capirci?
Virgilio - Non disperate ragazzi, abbiate sempre fiducia nella ragione e soprattutto nel dialogo. Non bisogna mai stancarsi di parlare e soprattutto di ascoltare! Per quale motivo state protestando?
Chiara Ca. - Perché protestiamo? E ce lo chiedi pure? Da dove vogliamo cominciare? Dai nostri genitori?
Elia - Parliamo un po’ di mia madre! Vi pare bello che improvvisamente mi fa sparire la Play Station?
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Arianna - E la mia, con la fissa della dieta mi fa mangiare solo “integrale”, “naturale”, “salutare”! E io mi dovrei solo sparare!
Annalisa - E che dire della mia, quando dice “Vatti a cambiare! Così conciata non ti faccio uscire”! C’è solo da morire!
Gianfranco - E la mia, che per non disturbare il mio vicino, mi fa fare solo giochi da cretino!
Piergennaro - Per non parlare della mia, che con le sue manie di perfezione mi porta alla disperazione!
Luca M. - “Metti in ordine, riponi, rassetta”: quando torno a casa è nu supplizio che m’aspetta!
Virgilio – Ho inteso le vostre ragioni ma avete provato a parlare con i vostri genitori? Non è possibile che quello che per voi sono solo pene, in fondo è fatto per il vostro bene?
Vincenzo Montella - Giammai! Io ho deciso di non parlare più (incrocia le braccia).
Angelo - Io mi chiudo in camera e quando mamma si gira, le faccio marameo! (Mima il gesto e tutti fanno una risata beffarda)
Socrate – Va bene, cari bambini . Se pensate che i vostri genitori siano proprio inutili, proviamo a immaginare una vita senza di loro. Da domani papà e mamma danno le dimissioni, niente più ordini né pressioni. In casa i bambini fanno i padroni! (I bambini si fanno pensierosi)
Angela - Le dimissioni… e chi mi organizza la comunione? E se mi sento male? Chi mi cura tale e quale?
Natalia - E chi mi abbraccia prima di andare a letto? E chi mi prepara un bel pranzetto?
Simona - E chi mi compra i fumetti, i vestiti e i miei libri preferiti?
Socrate – Allora cari bambini, ora che è chiaro la mamma qual bene sia, i miei discepoli vi recitano qualche bella poesia .
POESIE DEDICATE ALLA FAMIGLIA E ALLA MAMMA
(I tre adulti, che hanno ascoltato tutto, commentano)
Luca Z. - E bravo a Socrate!!!
Daniele - E poi dicono che la Filosofia è quella materia con la quale o senza la quale, si rimane tale e quale!!!
Enzo - Signore in sala, facciamo un grande applauso ‘a stu bello ragionamento! In fondo le mamme ‘e sti criaturi site vui!!!
(I bambini, però, non sono del tutto soddisfatti di questa conclusione. Hanno ancora voglia di protestare. In coro - Seh seh…
Alfredo - Mo’ finisce tutto a taralluccio e vino! Guardate come ci siamo preparati. So’ tre mesi che stammo a provà e mò, vulimm protestà!
Socrate – Calma ragazzi. Capisco la vostra reazione. Se avete organizzato questo sciopero è giusto che facciate sentire le vostre ragioni. Ma su cos’altro avete da ridire?
Pasquale C. - E ce lo chiedi pure! Sulla scuola potremmo scrivere un romanzo! E già!!! Voi adulti… e che ne sapete chello che passammo nui pè sta scola!
Antonella - Ogni matina è nù tormento!!! “Alzati, fai presto…cammina… T’hai appuntato ò mantesino? La cartella è completa? ” Meglio esse analfabeta!!!
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Chiara Co. “’A lezione t’hai m’parata? O tutto t’hai scurdat’??? … Sei pronto per l’interrogazione? E comme a vuò stà promozione???”
Antonio M. - “Stai fermo, stai zitto, non parlare!” E’ una roba da crepare!!!
Kevin - Ma ora non ne possiamo più e solo un coro vogliamo intonare…
(Tutto il corteo in coro)
“BASTA STUDIARE – AL MARE VOGLIO ANDARE!!!” (Tante volte)
Virgilio – Calma ragazzi. Non mettetevi in agitazione, per ogni problema c’è una soluzione! Ci vuole un punto di vista più elastico, saltate il prossimo anno scolastico! Mentre gli altri compagni continuano a progredire, voi al mattino resterete a dormire.
(I bambini si fanno nuovamente pensierosi.)
Giuseppe - Sai che bella figura con mio cugino Enricuccio, se faccio ‘a fine de nù ciuccio! E poi uno nun se stanca, se alla mente ogni stimolo le manca???
Giovanni - Pensa a un anno senza amici, come si fa a essere felici?
Ernest - E poi, proprio alla scuola Arcobaleno, un anno passa come un treno!!!
Alessandra P. - Già mi vedo che piango alla finestra, se penso ad ogni mia maestra. Nun è vero che nun fanno niente, l’aggia rice a tutta chesta gente!! (indica i tre adulti seduti, che si sentono in imbarazzo per aver criticato le maestre) Nun sapite quanto s’adda fatica’, a tutti nui pe ce fa m’parà!!!
Rosa P. - In questa scuola si fa Filosofia!!! E che faccio?? Cu stu’ progetto io rimango ‘a casa mia??? Caro Socrate, ti ringrazio per la tua orazione, ma io nun me perdo manco nà lezione!!!
Virgilio – Bravi ragazzi, con la discussione si accende il lume della riflessione. Adesso sapete cosa è bene fare: PRIMA DI AGIRE …PENSARE, PENSARE. E un inno alla scuola, prima di andare via, affido a questa bella POESIA: POESIA DEDICATA ALL’ISTRUZIONE
(Fra gli applausi, escono di scena prima Socrate e i discepoli, poi i bambini – facendo un inchino. Restano in scena gli adulti che si dispongono al centro del palco).
Enzo – Vi è piaciuta la rappresentazione? Per me è stata ‘a meglio lezione!
Daniele – Leggere, scrivere e far di conto, sono le cose più belle del mondo; ma non studiare per chicchessia, io aggia pensà cà capa mia!!!
Luca Z. – Questa è la regola, non puoi sbagliare, del nostro progetto “Imparare a pensare”
BALLETTO “Pensa” di F. Moro – Arianna, Alessandra, Rosa, Ilaria, Chiara, Simona e Cristian.
Titolo: “Il TG della Banda dell’Arcobaleno”
II ATTO
Elia - Rimanete ancora comodamente seduti. “Imparare a pensare” ha in serbo tante altre sorprese! Come tutti sanno, oltre alle lezioni di Filosofia per i bambini, anche quest’anno si è svolto anche Corso di Giornalismo che ci ha permesso di realizzare la terza edizione della “Banda dell’Arcobaleno”, di cui andiamo davvero molto fieri! Per darvi un’idea dei contributi che il Giornalino ospita, abbiamo deciso di mandare in onda un TG Speciale, appunto il TG “Arcobaleno”. Me sentirete delle belle!!! Seduti dietro un televisore realizzato dai bambini con una grande scatola di cartone e con lo schermo “bucato”)
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Alessandra P. - Gentili telespettatori, buonasera. State assistendo al “TG Arcobaleno” che trasmette dalle frequenze del 1° Circolo Didattico di Mondragone. E’ d’obbligo iniziare subito con un’intervista al Dirigente scolastico, Dott. Federico De Santo, che invitiamo nello studio di “TG Arcobaleno”. (Entra il Preside, impersonato da Antonio S.)
Alessandra - Signor Preside, benvenuto. Le chiedo subito “Cosa ne pensa del progetto Imparare a pensare?”
Antonio - Lo ritengo affascinante. Un tentativo ambizioso, visti gli obiettivi che si prefigge, condotto da insegnanti che hanno molta fiducia nei bambini e credono nelle loro potenzialità.
Alessandra - Lei che è un Dirigente Scolastico ormai da molti anni, ha avuto esperienze di progetti di filosofia e di redazione di un giornalino scolastico?
Antonio - È la prima volta che vedo proporre la filosofia ai bambini della scuola primaria, riguardo alla redazione del giornalino posso dire che ormai tutte le scuole fanno progetti in tal senso con la differenza, però, che il giornalino “La Banda dell’Arcobaleno” si avvale di un autentico esperto del settore.
Alessandra - Secondo lei, la filosofia è importante per la formazione dei bambini e perché?
Antonio - Ritengo che sia importantissima perché insegna a pensare, a porsi problemi anche se poi non riesce a risolverli. Se facciamo un passo indietro nel tempo scopriamo che l’uomo diventa Sapiens quando dopo aver sviluppato tutta una serie di capacità, impara finalmente a pensare grazie anche ad una maturazione di tipo biologico.
Alessandra - Lei pensa che il nostro progetto sia differente dagli altri?
Antonio - Certamente e la differenza la si coglie negli obiettivi che come dicevo prima sono altamente ambiziosi data la vostra tenera età. Gli altri progetti solitamente si pongono obiettivi già programmati a livello curriculare, approfondendoli. Imparare a pensare, invece, intercetta trasversalmente dei bisogni forse meno consapevoli ma più rilevanti a livello formativo.
Alessandra - Ha mai parlato ad altri del nostro progetto? Ci incoraggia a continuare?
Antonio - Mi è capitato di parlarne ad alcuni miei colleghi, in occasione di un convegno per Dirigenti Scolastici, i quali si sono incuriositi e anche un po’ stupiti sia per la novità che per le reali difficoltà che si incontrano nel portare avanti un lavoro di tal fatta, perciò ritengo che bisogna continuare su questa strada, anche perché “ nella vita nulla è facile e nulla è difficile” ma tutto dipende dal valore che si dà alle cose.
Alessandra - Ed anche Lei, Preside, per noi ha avuto un grande valore. Ci ha sempre incoraggiato. Abbiamo trovato la sua porta sempre aperta, ci accolto sempre con il sorriso, l’abbiamo sentita sempre dalla nostra parte, dalla parte dei bambini. L’anno prossimo Lei andrà via, ma noi non la dimenticheremo. Sia sempre certo della nostra stima e del nostro affetto. E a nome di tutti gli alunni del progetto “Imparare a pensare” le consegniamo una targa “AL MIGLIOR PRESIDE DEL MONDO”! ( Alessandra consegna la targa ad Antonio,che la va a portare al Preside vero)
Alessandra – Passo ora il microfono ai miei colleghi Giordana, Clara, Cristina, Marianna, Zoraida.
Giordana – Un articolo molto interessante che troverete nel Giornalino “La Banda dell’Arcobaleno” è “La Matematica aiuta a pensare” e parla del Concorso“Kongourou 2007” – Le Olimpiadi della Matematica. Poteva la nostra scuola non aderire ad una iniziativa tanto
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interessante? Un gruppo numeroso di compagni delle classi 4 e 5 hanno partecipato alle prove di selezione inviate direttamente dalla commissione del concorso. Che soddisfazione!
Clara - Fra i primi 50 studenti in tutta Italia, si sono classificati ben 5 alunni della nostra Scuola! Le prove che sono state proposte non erano affatto semplici; infatti, non bisognava solamente applicare delle formule o delle regole di aritmetica e di geometria ma “spremere le meningi” per trovare la soluzione a problemi davvero molto complessi. Beniamino Di Lorenzo e Daniele Di Chiara della 5 F ce l’hanno fatta!
Cristina - Fra migliaia di concorrenti sono stati invitati a partecipare alla finale che si è svolta a Mirabilandia nei giorni 6-7-8 maggio. Alla nostra redazione hanno concesso una bella e interessante intervista , che potrete leggere nel giornalino.
Signori telespettatori che ne direste di fare un bell’applauso a questi due alunni prodigio???
Marianna - La Redazione della “Banda dell’Arcobaleno” estende vivissime congratulazioni anche ai compagni Avenia Michele della 5 F, Di Gennaro Piergennaro della 4 F e Valente Maurizio della 4 A perchè per qualche giorno si riteneva che dovessero essere ammessi alla finale. Complimenti ragazzi!
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Il nostro TG finisce qui. Tutte le altre NEWS potrete leggerle sulla Banda dell’Arcobaleno. Ma ora è d’obbligo consegnare la parole alle persone a cui si deve tutto questo, i nostri esperti del Progetto “Imparare a pensare”, Francesco Miraglia e Lina Marcantonio.

FARSI DOMANDE? E PERCHE' MAI?

"I bambini si fanno delle domande di tutti i tipi. Alcune sembreranno ovvie, altre misteriose, stupefacenti, disorientanti. Tutte daranno origine a nuove domande perchè il pensiero è un camminoche non finisce mai. Quest'ultime resteranno forse senza risposta. Tanto meglio. Non è indispensabile rispondere:una domanda può essere apprezzata per se stessa, solo perchè è una bella domanda. presenta un bel problema, ricco di senso e di valore. Così la vita, l'amore, il bello e il bene resteranno sempre domande. Ma si apriranno nuove piste davanti noi "

Pensare in cerchio

PENSARE… E PROGETTARE in cerchio
Sperimentare e sfidare abitudini, in tempi e in contesti di standardizzazione dei comportamenti didattici, di omologazione dei processi, dei saperi e di consolidate pratiche di insegnamento–apprendimento, non è cosa semplice Ma quando c’è il desiderio di sperimentarsi e di mettersi in gioco si affronta il nuovo con la voglia di raccontare e comunicare quel che si è saputo o potuto fare in certe circostanze. Rileggendo le schede e la documentazione raccolta, a supporto dell’esperienza svolta, si ha la sensazione di avere intrapreso un significativo percorso esperenziale sia per i bambini che per i docenti coinvolti. Senz’altro incoraggiante, originale. Tuttavia, una volta che il libro–testimonianza è stato sfogliato con curiosità e riposto nello scaffale della propria libreria, può accadere di domandarsi: “Che cosa ho imparato?” Sì, sollecitazioni indubbiamente ce ne sono state, il commento al percorso formativo svolto è sufficientemente esplicito, le foto, i disegni e le registrazioni delle voci dei bambini, le schede di valutazione finale delle sessioni riescono senz’altro a delineare il cammino. Molte sono le “tracce” degli alunni, testimonianza del loro impegno, emotivo e cognitivo. Credo che la domanda iniziale, attenta e scrupolosa, rivolta soprattutto a me stessa, mi abbia accompagnato nell’ interpretazione di quei momenti che hanno preceduto quella abbondanza di pratica, quella profusione di esempi, spunti e riflessioni sulla formazione iniziale in philosophy for children Raccontare l’esperienza svolta non è sempre facile, ma è possibile, attraverso la scrittura, intravedere quali siano stati i passaggi mentali e operativi che hanno sostenuto e accompagnato le sessioni di lavoro. Si tratta di narrare il vissuto di un’esperienza educativa, facendo ricorso al punto di vista retrospettivo dell’atto di scrivere, al fine di raccontarne le tensioni pratiche ed intellettuali. Raccontare è innanzitutto ricordare, dialogare con un’esperienza distanziata nel tempo per evitare che essa sfugga all’oblio e alla dimenticanza. Pertanto, un racconto di tipo autobiografico può servire per lasciare un segno che vada oltre a delle schede utili per mostrare e monitorare il lavoro svolto. Formazione e narrazione vanno di pari passo ed il racconto è qui inteso come esperienza da condividere. Il metodo autobiografico aiuta la mente a narrare di sé ed è utile alla ricerca e all’interpretazione dell’esperienza formativa compiuta. Esso chiama in causa l’approccio filosofico relativo al significato della narrazione e della scrittura di sé, sia come occasione di sviluppo cognitivo sia come modalità di stare con gli altri imparando insieme. Raccontare un’esperienza educativa significa richiamare quel tipo di memoria retrospettiva che Paul Ricoeur chiama memoria interna Quella memoria che si collega direttamente alla riflessività personale dell’educatore, al rapporto che, quella circoscritta pratica educativa ha avuto con la percezione personale dell’esperienza formativa stessa, comprese le aspettative e le resistenze iniziali. Come in un viaggio “didattico”, caratterizzato soprattutto da dubbi, ricerche e disponibilità al rinnovamento, mi sono ritrovata a percorrere altri tracciati e a scoprire nuove conoscenze. Queste, le motivazioni che si agitavano nell’intimità dei miei pensieri e dei colleghi che sono riuscita a coinvolgere Motivazioni affascinanti, che hanno attivato l’ideazione del progetto “Pensare in cerchio”, secondo la metodologia della philosophy for children. Dedico queste mie riflessioni agli adulti, che hanno voluto cimentarsi in questo tipo di esperienza e a tutti gli educatori che continuano ad interrogarsi sul piano professionale ed esistenziale.PENSARE IL SETTINGL’esperienza di philosophy for children si è svolta lavorando rigorosamente in cerchio: in piedi, nella parte introduttiva alle sessioni dedicata al riscaldamento pre-verbale e basato su giochi di ascolto e di relazione. Seduti, quando si è sperimentata l’efficacia dei cerchi di narrazione come luoghi di condivisione della lettura e dell’ascolto. Le attività di riscaldamento si sono rivelate utili per creare un clima emotivamente “caldo”, per unire il gruppo e per far sì che i bambini si sentissero a proprio agio nello scambiarsi le idee e nel prendere parte alle attività dialogiche. Giochi di ascolto e di relazione, rituali importanti, che, immediatamente riconosciuti dai bambini, hanno segnato l’inizio ludico degli incontri. Ogni territorio narrativo ha bisogno di un suo ambiente, per cui la prima cura è stata dedicata proprio sia all’ideazione e alla costruzione del setting, che alla cornice in cui sono state attivate le logiche narrative e i pensieri dei bambini. Pertanto, al fine di creare un buon ambiente narrativo e di sviluppare un clima di ascolto reciproco, anche i bambini sono stati coinvolti nel “pensare” in che modo fosse possibile riorganizzare il contesto fisico in cui si sarebbero tenuti gli incontri pomeridiani. Entusiasmante, per i docenti, constatare come gli alunni si misuravano con la capacità di ascoltarsi e di negoziare le loro idee, per trovare una soluzione comune che potesse andar bene per tutti. Sorprendente verificare come, sollecitati a riflettere sulle parole che davano il titolo al progetto, i bambini convogliavano le loro riflessioni nel pensare ad uno spazio libero, senza banchi e sedie disposti in fila. La “comunità di ricerca” si attivava nella costruzione del setting ideale.Questi i contributi significativi dei bambini e le sollecitazioni del facilitatore.Facilitatore: Riflettiamo su queste parole: - Pensare in cerchio. Sono le parole che danno il titolo ai nostri incontri pomeridiani. Come ci possiamo sistemare all’interno della nostra aula?Silvia: possiamo unire i banchi in mezzo all’aula e sistemare le sedie intorno.Valentino: uniamo i banchi ma rimaniamo sempre in fila.Alessio: mettiamo i banchi in cerchio e noi ci sistemiamo dentro il cerchio.Noemi: …e leviamo anche la lavagna! La lavagna non ci serve per pensare in cerchio!Krystian: mettiamo i banchi in cerchio ma facciamo tanti piccoli gruppi di quattro bambini ciascuno. E poi ci giriamo per ascoltare i pensieri degli altri.Andrea: secondo me è meglio togliere i banchi e metterli accostati tutti al muro. Così possiamo sistemare le sedie al centro dell’aula che formano un cerchio.Alessio: i banchi non ci servono e questa sistemazione è la migliore per ascoltare i pensieri di tutti.Valentino: così senza i banchi ci aiutiamo a pensare.Luigi: così con le sedie in cerchio pensiamo di più.Giuseppe: i banchi non ci servono perché non dobbiamo scrivere.Krystian: a scuola c’è molto pensiero e in cerchio possiamo pensare insieme.Facilitatore: allora in che modo ci sistemeremo oggi pomeriggio?Giuseppe: come ha detto Andrea.Facilitatore: siete tutti d’accordo sulla proposta di Andrea?Tutti: Sìììì.Rispettando la decisione presa nel corso della mattinata e così come aveva suggerito Andrea, in occasione del primo incontro pomeridiano, i bambini si sono subito attivati nel sistemare le sedie in cerchio. L’idea di cambiare l’assetto tradizionale dell’aula li coinvolgeva in un clima frizzante e carico di energie. Del resto organizzare il setting operativo in modo congeniale è un presupposto semplice e rigoroso determinante per il successo formativo delle sessioni. Soltanto disposti in cerchio si è potuto creare e delimitare uno spazio libero per accogliere i pensieri individuali di tutti in forma non gerarchica, ma reciproca e comune, favorendo il piacere di ascoltarsi. Grazie a questo spazio liberamente costruito la classe diveniva spontaneamente una comunità pensante L’entusiasmo e la capacità di coinvolgimento dei bambini nel “pensare” collettivamente in che modo ci dovevamo sistemare nel corso degli incontri già deponeva a favore delle loro curiosità e aspettative. Ma ciò che costituisce riflessione di grande interesse pedagogico è il commento di alcuni alunni, i quali, nella loro maniera semplice e diretta di esprimersi, hanno proposto di attuare il cerchio anche durante il “normale” svolgimento delle attività curriculari.Valentino: perché domani mattina non mettiamo i banchi in cerchio?Insegnante: perché vuoi cambiare la disposizione dei banchi?Valentino: perché il cerchio è come l’arcobaleno e ci dice pace.Giuseppe: perché nel cerchio c’è più attenzione.Silvia: nel cerchio siamo anche più tranquilli.Ivan: nel cerchio mi sento più felice…Marco: nel cerchio c’è anche più silenzio…Alessio: nel cerchio c’è più concentrazione.LA NARRAZIONE IN CERCHIO: DALLA NASCITA DELLE DOMANDE ALLA COSTRUZIONE DEI CONCETTIImmaginare, ascoltare, fare domande, è come sappiamo, un’inclinazione naturale dei bambini. Una sorta di “passione” che, talvolta, si blocca con l’avanzare della scolarizzazione. La progettualità formativa che segue le indicazioni metodologiche della philosophy for children bene si inserisce nel contesto di una relazione che si svolge in forma circolare e cooperativa. Essa, partendo dall’ascolto e dalla narrazione di storie, usa il cerchio come figura e luogo fisico della comunicazione dove prende corpo il dialogo a più voci. Richiamando la pratica filosofica del cerchio come metafora della narrazione, si è potuto dialogare intensamente e fare germogliare domande e desideri di conoscenza. In questa prospettiva, il coinvolgimento dei bambini è stato diretto ed immediato. Si ritrovano qui - coniugate insieme - l’attualità del metodo socratico dell’interrogare, del dialogare e l’intuizione platonica sulla impossibilità che nasca filosofia se prima non si è lungamente vissuto e discusso insieme.I bambini sono stati sollecitati a riflettere sulla vita di tutti i giorni, sui momenti e sugli aspetti che provocano inquietudine e spaesamento, e da cui si generano domande limite, domande radicali, questioni filosofiche. Gli alunni delle classi interessate hanno utilizzato“Elfie” (Lipman, 1999), un racconto di M. Lipman che ha offerto importanti spunti di discussione succedutisi secondo questo ordine: l’esistenza dei nomi, l’esistenza del pensiero, come saremo da grandi, il giusto e le buone maniere, l’autorità e le distinzioni. Il manuale legato ad Elfie è stato utilizzato per chiarire i concetti che emergevano nel corso delle sessioni, per proporre preziosi esercizi da utilizzare quando la discussione procedeva a fatica.In tutti gli incontri sono stati presenti due osservatori con il compito di verbalizzare l’intera sessione, gli interventi del docente-facilitatore e dei bambini. La discussione non durava più di 15/20 minuti. Per prendere il turno i bambini utilizzavano dei cartellini colorati: solo chi li alzava in alto poteva prendere la parola. Dall’analisi delle discussioni trascritte sono emerse due riflessioni fondamentali: la prima riguarda il modo in cui i bambini, dall’inizio alla fine della sessione, costruivano i loro concetti sulle tematiche affrontate, mentre la seconda riguarda la figura del facilitatore. Analizzare le discussioni trascritte è servito soprattutto per riflettere sull’interazione, già messa a fuoco da Vygotskij, fra l’esperienza del pensare in cerchio e del domandare e la costruzione dei concetti. I bambini si sono misurati con la “nascita” di alcune domande: “Perché esistono i nomi? Che cos’è una distinzione? Chi è il direttore? Che cosa sono le maniere? Come saremo da grandi? Si può pensare e non parlare?”.Ascoltare il testo era solo un pre-testo per introdurre temi interessanti e per filosofare con i bambini per stimolarli a fare domande e “farli riflettere col pensiero sulle operazioni e le procedure del pensiero” Infatti, attraverso le discussioni i bambini hanno tentato di concettualizzare i problemi, affrontando ipotesi, procedendo a confronti fra le idee, definendo e chiarendo i pensieri di cui si discuteva nelle sessioni. I bambini sono rimasti affascinati dal parlare in cerchio, dal continuo interloquire e germogliare di domande, nate dalle loro esperienze e socializzate all’interno del cerchio. Per loro, pensare per raccontare i propri pensieri, significava pronunciare concetti spontanei nati dall’esperienza quotidiana. Attraverso l’incontro con il pensiero dell’altro i bambini hanno trovato spiegazioni, esemplificazioni ed hanno affrontato ipotesi differenti. L’esperienza del domandare, la capacità di classificare fatti e concetti, di intuire le relazioni tra i pensieri, la capacità di ascoltare e modificare le proprie opinioni sono abilità cognitive complesse che la sperimentazione della philosophy for children ha sicuramente sviluppato. Alla fine di ogni sessione i bambini hanno tentato di elaborare dei concetti conclusivi sulle tematiche affrontate. Concetti che in qualche modo chiudevano la discussione, ma non in modo rigido e definitivo. La necessità non era quella di giungere ad un punto fermo, ma di tentare di trovare delle soluzioni ai problemi emersi nel corso degli incontri. Cominciare a definire un problema, cercare di tentare di dare delle prime definizioni ad una domanda elaborata dal gruppo, credo sia la strada più opportuna che conduce alla progressiva consapevolezza dell’uso del concetto. Consapevolezza che è ancora all’inizio nelle menti dei bambini di 7/8 anni ma che apre, metodologicamente, la via verso uno sviluppo maggiormente deliberato di questa capacità.A supporto di quanto detto finora - e per capire in che modo i bambini hanno tentato di costruire i loro concetti - si riportano gli stralci di due sessioni: quella sull’esistenza dei nomi e quella relativa alle buone maniere Ciò può essere utile al fine di ripercorrere i passaggi mentali e i progressi registrati dal gruppo che si impegnava nel tentativo di affrontare e concettualizzare i problemi emersi. La tematica dei nomi ha coinvolto i bambini in modo particolare. E’ stato, non solo l’argomento portante di un’intera sessione, ma si è sentito il bisogno di continuarla anche in orario antimeridiano nel corso delle attività curricolari di lingua italiana.Lettura del primo episodio di Elfie capitolo primo.[…]Emanuele: i nomi vengono dai bisnonni.Denise: o dal padre dei bisnonni.Giorgio: perché esistono i nomi?Rita: i nomi esistono perché altrimenti non ci possiamo chiamare, non ci possiamo distinguere.Giorgio: senza i nomi ci chiamiamo:- Ehi, tu con gli occhiali e il naso lungo!Arianna: i nomi esistono per chiamarci.Manuela: i nomi servono per chiamarci quando andiamo a scuola o siamo con i nostri amici…Denise: anche i nostri genitori ci chiamano con il nostro nome.Gabriele: i nomi esistono per riconoscere tutte le cose. I nomi non si possono cambiare perché altrimenti i nostri amici non ci riconoscono più.Arianna: se cambiamo i nomi le persone non ci riconoscono più.Giorgio: gli altri non sono liberi di chiamarci come vogliono perché la scelta di cambiare il nome spetta solo a noi.Barbara: una volta avevo un gatto che si chiamava Curacciò. Ho trovato un nome più carino e ho cambiato il nome al gatto. Il gatto non mi rispondeva più e non capivo il perché. Poi mi sono ricordata che i nomi non si possono cambiare e non l’ ho cambiato più. Ho richiamato il mio gatto Curacciò.Stefano: i nomi esistono per parlare.Lettura del primo episodio di Elfie capitolo secondo.[…]Alessio: le maniere sono come ci comportiamo Per esempio ci possiamo comportare in modo civile ed educato; oppure al contrario, in modo maleducato!Insegnante: che vuol dire essere maleducati?Giuseppe: significa non avere delle buone maniere.Luigi: le maniere sono buone quando sono giuste. Qualche volta si possono avere delle idee buone ma si fanno in modo sbagliato. Per esempio, una volta volevo regalare un disegno alla mamma ma quando l’ho ritagliato ho sbagliato tutto. L’idea però era buona.Morena: fare le cose sbagliate non è fare le cose giuste. Quando si sanno le cose si fanno in modo giusto. Una cosa è sbagliata quando si fanno le cose male e non vengono bene.Giuseppe: una persona maleducata è una persona che non usa le buone maniere e che non si sa comportare.M. Teresa: lo Stato e i genitori stabiliscono le regole e dicono chi è una persona maleducata.Si è notato come i bambini, nell’ affrontare le discussioni collettive, utilizzavano con maggiore frequenza i connettivi “forse, perché, altrimenti”, partecipando alla ricerca con esempi pertinenti provenienti dalle loro esperienze personali, manifestando un profondo piacere nell’ascoltarsi e nel portare ognuno il proprio contributo legato ai loro vissuti. Grazie all’ascolto reciproco i bambini cominciavano ad associare i loro pensieri a quelli degli altri. Inoltre, gli alunni hanno rafforzato la voglia di interrogarsi su situazioni - problema anche al di fuori delle sessioni sperimentali. Ad esempio, tutte le volte che i bambini si cimentavano nella lettura di brani tratti dal loro libro di testo, affrontavano le letture avviando in classe delle piacevolissime discussioni. In sostanza anche il libro di lettura (come la lettura degli episodi di Elfie) è diventato un pre-testo per avviare delle discussioni - problema. Nel corso dell’anno la classe si è più volte costituita naturalmente come una comunità che ha ricercato, nell’ambito delle attività cosiddette curricolari legate alla lettura, il significato di molte parole e di alcuni concetti Nel passaggio procedurale che conduce, dalla nascita delle domande ad un tentativo mentale di costruzione dei concetti, ho trovato fondamentale il concetto vygotskijano di “area di sviluppo prossimale” che racchiude in sé l’idea dello sviluppo concettuale. Per Vygotskij il problema è di riuscire ad individuare l’area di sviluppo “prossimale” del bambino (o “potenziale”, dipende dalle traduzioni), che definisce così: “il divario tra l’età mentale effettiva di un bambino e il livello ch’egli raggiunge risolvendo certi problemi con un po’ di aiuto, indica la zona del suo sviluppo prossimale” (Vygotskij, 1954, p.129). Nel condurre le sessioni in philosophy for children mi sono resa conto quanto attuale fosse questo fondamentale concetto vygotskijano e di quanto questo concetto “circolasse”, quasi inconsapevolmente, “dentro il cerchio pensante”. Quando questo si misurava con la capacità di affrontare problematiche discussioni collettive; condurre le sessioni è stata, pertanto, occasione di riflessione pratico–teorica su questa importante prospettiva vygotskijana che sostiene e prende corpo nella conduzione pratica delle sessioni della philosophy for children.Analizzare i pensieri dei bambini, nel momento in cui sono impegnati in attività di apprendimento, credo sia una delle chiavi dell’insegnamento che consiste nel riuscire a capire a cosa e a come pensano i bambini in situazioni formative progettate con questo scopo e con queste finalità. Certo non è sicuramente facile da un punto di vista didattico, individuare quest’area di sviluppo per ciascun bambino, ma tenere presente la sua esistenza può portare a una maggiore attenzione nel progettare dei laboratori o dei progetti didattici che si prefiggono l’obiettivo di “scoprire” quali idee o concetti i bambini già possiedono ed aiutarli ad acquisire nuove “consapevolezze” Consapevolezze e competenze che non nascono da una riflessione individuale, ma dall’ascolto reciproco che avviene solo “dentro” il cerchio. E’ solo dalla circolarità del pensiero e dalle numerose mediazioni e negoziazioni che cresce concettualmente senza mai attestarsi su posizioni statiche e definitive.VALUTAZIONE DELLA SPERIMENTAZIONEChe cosa si può dire sulla qualità della sperimentazione? I dati presi in carico per valutare questa esperienza formativa si riferiscono alle registrazioni, da parte degli osservatori, di ciò che è successo durante gli incontri. Gli appunti sono stati un valido aiuto per analizzare, in un secondo momento, gli interventi degli alunni e quelli del facilitatore. Considerato, comunque, che è molto difficile valutare i progressi registrati durante i dialoghi, si cercherà di dire sommariamente quali sono stati i dati più importanti registrati alla fine della sperimentazione e dell’anno scolastico. I bambini hanno tratto dei benefici dal farsi coinvolgere in attività che si svolgevano in classe, ma in una classe trasformata e de-strutturata poiché i banchi in fila non esistevano più, esisteva solo un cerchio fatto di sedie con un tappeto al centro, simbolo e metafora dei nostri pensieri, punto d’incontro del nostro ascoltare e pensare insieme. La creazione di questo tipo di ambiente è stata fondamentale al fine di migliorare l’atmosfera della comunicazione e di registrare dei benefici relativi al benessere sociale ed emotivo. Nello specifico, tali benefici hanno riguardato lo sviluppo di una maggiore autostima (Plummer, 2003, pp.13-18) poiché ciascun alunno si è sentito capace di pensare, degno di essere ascoltato e di essere preso in considerazione, registrando così delle relazioni più soddisfacenti all’interno del gruppo classe.Si è riusciti a creare una relazione caratterizzata dall’accoglienza e dalla considerazione di tutti i bambini coinvolti nel cerchio e tutti hanno avuto la possibilità di esprimersi. Alla fine dell’anno, e a conclusione della sperimentazione gli alunni hanno maturato la coscienza di far parte di un gruppo dove ognuno può inserirsi, di far parte di una comunità che si pone domande e che va alla ricerca di ipotesi e soluzioni. Anche i bambini più introversi e problematici hanno trovato il loro spazio di comunicazione e di ascolto. Nel particolare un alunno che si relazionava con atteggiamenti conflittuali con i compagni di classe durante le attività curricolari ha avuto una crescita personale nelle relazioni con gli altri, migliorando il suo comportamento egocentrico e le sue performances scolastiche. Liberi di parlare, di tacere o di ascoltare, liberi di valutarsi e di valutare la sessione alla fine degli incontri sulla base dei loro interessi o atteggiamenti riscontrati. Alla fine tutti hanno avuto una parte attiva nell’esprimere i loro pensieri quando lo desideravano. Per valutare le sessioni i bambini hanno utilizzato dei simboli; si è trattato di una valutazione di tipo emotivo - affettivo, che cercava di puntare l’attenzione sulla partecipazione, sul numero degli interventi e sull’interesse manifestato nel corso della sessione In linea generale i bambini hanno espresso sempre valutazioni positive anche quando la sessione è stata disturbata da chiacchiere e risatine, con poco rispetto delle regole necessarie per prendere il turno della parola. Queste frasi possono essere indicative delle valutazioni che i bambini hanno espresso a conclusione delle sessioni: “Questo incontro mi è piaciuto moltissimo”; “Mi è piaciuto perché ho letto e perché abbiamo parlato di cose interessanti”. Tra le valutazioni “negative” si può segnalare quella di Davide, un bambino che nel corso del primo incontro, dopo essere stato in una posizione di assoluto silenzio e di osservazione di quanto stava succedendo, ha valutato la sessione in questo modo: “Questo incontro non mi è piaciuto perché non abbiamo fatto niente, abbiamo solo parlato; in genere, quando rientriamo a scuola di pomeriggio, voi maestre ci fate disegnare, colorare, ritagliare, ci fate usare la plastilina o ci fate modellare la pasta al sale; questa volta non abbiamo fatto niente!”Si segnala come l’alunno - che ha valutato con queste parole il suo disagio iniziale, probabilmente disorientato da un’attività senza specifiche richieste da parte del facilitatore - si è successivamente aperto al gruppo intervenendo con maggiore frequenza. Credo che in realtà segnalava il diverso atteggiamento del suo insegnante che in occasione di altre attività precedentemente svolte, assumeva un abito più direttivo; mentre da facilitatore delle sessioni si “sforzava” di non imporre i suoi classici monologhi e di facilitare le discussioni tra gli alunni. A tal proposito, ed in fase di valutazione finale della sperimentazione da parte dei docenti, si è rilevato come è molto faticoso da parte del facilitatore, dismettere l’abito di figura direttiva che, solitamente, ricopre in classe nella conduzione delle attività La sfida consisteva nell’essere un po’ meno maestri, nell’ astenersi dal parlare, nel parlare a “denti stretti” al fine di coinvolgere gli alunni nella costruzione delle loro conoscenze. Nelle sessioni di philosophy for children, il docente è continuamente costretto a rivedere il suo ruolo; nulla è dato per scontato e deve, soprattutto, resistere alla tentazione di dare la propria interpretazione personale. Egli come facilitatore - dopo aver individuato tutti i possibili spunti filosofici presenti nella lettura che intende proporre alla classe - ha il compito di sostenere il lavoro di ricerca dei bambini, di seguire i loro punti di vista, di rispettarli senza analizzarli e giudicarli. Solo seguendo queste semplici indicazioni può essere un bravo facilitatore che guida la discussione proponendo al momento giusto delle domande aperte che inducono gli alunni a pensare e a dialogare in cerchio.Niente di quello che viene detto o “prodotto” può essere “sbagliato” in sé, è molto importante che i bambini capiscano questa regola fin dall’inizio, in modo da sentirsi a proprio agio nel fare i loro interventi. E’ importante che i bambini possano dire le cose apertamente, senza paura di sbagliare. Si è notato, inoltre, come l’interazione verbale e prossemica tra gli alunni e il facilitatore è stata continua. Quest’ultimo è stato colui che aiuta i bambini a formarsi una visione più ampia del loro mondo interiore ed esteriore, permettendo loro di considerare gli eventi, i problemi e le difficoltà da un altro punto di vista, colui che li sostiene a trovare il modo più appropriato per soddisfare il loro bisogno di dire e di parlare . Pensare e condurre le attività in cerchio è diventata una risorsa naturale che nessuna scuola può permettersi di ignorare ma, piuttosto, deve promuovere e potenziare. In questo senso, si afferma ormai da più parti come la philosophy for children può apparire una delle possibili strade per costruire l’autonomia Essa mette tutto in discussione, dalla prossemica della classe, al ruolo dell’insegnante, dal modo di concepire le menti dei bambini alle discipline curricolari. Essa non rappresenta soltanto uno dei tanti percorsi alternativi che la scuola dell’autonomia può proporre all’interno del suo Piano dell’Offerta Formativa poiché mira ad una totale riformulazione dell’impianto pedagogico, metodologico, psicologico ed epistemologico dei processi di insegnamento e apprendimento.Queste attività dovrebbero diventare una routine consolidata in molte classi, poiché possono servire ad un apprendimento che si realizza in un contesto mirato e ad un approccio globale della persona. Se infatti, il lavoro del bambino è quello di imparare, il lavoro della scuola è quello di progettare dei percorsi formativi adatti tali da permettere che l’individuo si rappresenti il mondo attribuendogli significati personali e sociali. Si può dunque, considerare il “filosofare” una competenza trasversale e per molti aspetti metacognitiva che può rientrare a buon diritto all’interno di un curriculum dai saperi forti ed essenziali in linea con le ottime pratiche educative e pedagogiche che da sempre hanno caratterizzato l’identità della scuola primaria.Il tentativo di questa sperimentazione condotta al 3° circolo “R. Chinnici” di Piazza Armerina è stato quello di puntare sul dialogo fra bambini e di imparare a pensare filosoficamente. Una pratica pedagogica e filosofica che può rientrare nella quotidianità della didattica delle discipline per una formazione integrale dell’uomo e del cittadino e che mira ad educare le menti. Delle menti che non vengono “istruite” ma sospinte continuamente alla ricerca e alla costruzione autonoma del sapere.


mercoledì 4 luglio 2007

ESEMPIO DI PROGETTO DI FILOSOFIA


PROGETTO FILOSOFIAins. referente Lilia Giannetti
PROGETTO DI SPERIMENTAZIONE
"LA FILOSOFIA DEI BAMBINI"

Premessa


In un momento in cui la scuola si ritrova ad essere fautrice di una ricerca di estrema efficienza del concreto e si aumentano i contenuti di conoscenza,si perfezionano l’alfabetizzazione informatica e tecnologica,ci si specializza nell’uso delle discipline,
sentiamo anche il bisogno di risvegliare nei bambini la loro naturale capacità di stupirsi delle cose che accadono; di"filosofare" sull’essere proprio delle cose per sviluppare o rinforzare quella capacità autoriflessiva necessaria alla formazione di cittadini introspettivi, responsabili, collaborativi e capaci di giudizio critico.
Perché usare proprio la filosofia?
La filosofia è un dispositivo per muoversi nel mondo, uno strumento di vita quindi dell’educazione ed è multidimensionale ;infatti abbraccia la dimensione:
esistenziale(identità personale),
metadisciplinare(collante tra le varie discipline),
metacognitiva(riflette sui processi del pensiero),
etica ed estetica,
dialettica (ricerca il confronto dove c’è controversia),
dialogica(ottimizzazione dello scambio), e
argomentativa (persegue la ragionevolezza della posizione sostenuta).
Perché" filosofare "in questo modo?
Per costruire la comunità di ricerca dove si dialoga per sostenere prospettive;dove non si persegue la verità assoluta ma il consenso su cui argomentare; dove si mettono alla prova le idee prendendo coscienza che ci sono altri ragionevoli punti di vista da condividere; dove si costruisce insieme la conoscenza.
Da tali riflessioni, per migliorare ed arricchire l’offerta formativa nasce il desiderio di portare la prassi della ricerca filosofica nella nostra scuola.
FINALITA’
Sostenere il bambino nel suo processo di formazione attraverso l’esercizio critico del pensiero;
Sviluppare il pensiero complesso come unità articolata di pensiero logico, pensiero creativo e pensiero emotivo – relazionale con la conseguente formazione di attitudini , di atteggiamenti, di abilità mentali e di motivazioni;
coltivare le capacità di ragionamento;

COMPETENZE COMPORTAMENTALI
Essere in grado di utilizzare il pensiero complesso nell’esperienza quotidiana per interpretarla e gestirla con intelligenza;

saper utilizzare il pensiero complesso come strumento di ricerca in contesti diversi;

OBIETTIVI DIDATTICI TRASVERSALI
confrontare ipotesi di interpretazione del mondo;
acquisire consapevolezza di sé e delle procedure(dell’agire);
sviluppare le capacità di attenzione e di riflessione;
interrogarsi e scoprire il senso delle cose e della vita;
promuovere il senso estetico;
abituare alla "cortesia "dei sensi.
OBIETTIVI DIDATTICI
rinforzare e sviluppare le funzioni cognitive:
abilità comunicativa verso se stessi e verso gli altri,
abilità di ragionamento(analogico, causale, relazionale, inferenziale – induttivo - deduttivo),
abilità di ricerca(osservazione , descrizione, narrazione),
abilità di traduzione(comprensione, ascolto, scrittura, rappresentazione grafica),
abilità di formazione concettuale (classificazione, definizione, seriazione, associazione, generalizzazione, esemplificazione),
disposizioni critiche(meravigliarsi, chiedere ragioni, giudicare facendo uso di criteri, porre domande…).
usare la creatività anche nella risoluzione di situazioni problematiche,
"pensare nelle discipline"(lingua, matematica, scienze, ecc;),
riconoscere parti–tutto e mezzi–fini.
CONTENUTI
I contenuti sono ricavati, nella loro globalità, dalla lettura di testi - stimolo:
In ogni racconto saranno evidenziati temi/problematiche portanti, distinti per
scuola materna e primo ciclo della scuola elementare :
la consapevolezza del sé, la paura di non sapere, egoismo/altruismo, la ragione/il torto,
il buono/cattivo, il giusto/sbagliato, la felicità, l’amicizia, la verità, le regole,
il grazioso e il bello, fare domande, essere d’accordo/dover ammettere, apparenza e realtà,
la solitudine/l’abbandono, parlare con se stessi:riflettere, la sicurezza/l’insicurezza,
il dovere, il ricordo/la mancanza, pensare/pensare bene, sogno/realtà, i sentimenti,
innocenza /colpevolezza;
secondo ciclo della scuola elementare:
stupirsi/meravigliarsi, l’orgoglio, volere /potere, il dubbio, il pensiero:pensare/dover pensare, le attività del pensiero,pensare ed essere, le relazioni umane, lo scopo delle cose,il destino, "la diversità"fisica, la bellezza nel senso estetico ed etico,l’amicizia, la speranza,
l’origine del mondo/dei sentimenti /delle cose, la bontà / la cattiveria ,
il rapporto con gli animali , i sentimenti e gli animali, realtà ed apparenza, il sogno,
il diritto alla vita, la paura, spazio /tempo:i cambiamenti, il litigio, la giustizia/l’ingiustizia,
la fiducia in sé e negli altri.
METODOLOGIA
Come premessa necessaria per impegnare ed allargare il pensiero, saranno curati l’orientamento motivazionale e la predisposizione di un clima dialogico attraverso l’attivazione della comunità di ricerca.
Gli alunni saranno inoltre gradualmente allenati ed abituati a passare dall’osservazione esterna, determinata dai temi trattati, all’interiorità in una continua riflessione sul contrasto "dentro – fuori."
LA metodologia sarà liberamente ispirata ai curricoli della"Philosophy for children" di Lipman:
Lettura di un testo/stimolo;
formulazione di domande relative a :
problemi
suggestioni / temi emergenti dalla lettura;
redazione di un piano di discussione condiviso;
scelta di un nucleo di interesse filosofico - cognitivo su cui verterà il dialogo;
discussione per mettere alla prova i personali punti di vista e ricerca di altri ,ugualmente ragionevoli, da condividere;
raccolta di idee, opinioni, concetti emersi ;
autovalutazione degli alunni e valutazione del conduttore;
Raccolta di dibattiti, sintesi delle discussioni , inchieste, interviste ecc…;
Produzione libera, relativa agli argomenti trattati, di poesie, testi, racconti, disegni, drammatizzazioni…;
Prerequisiti
Rispettare le regole essenziali(chiedere la parola, aspettare il proprio turno, ascoltare gli altri, prestare attenzione alla lettura di un breve brano…)
Per la scuola materna e primo ciclo
Riconoscere evidenti somiglianze e differenze
Riconoscere il dentro – fuori a livello topologico
Conoscere il proprio corpo e saperlo utilizzare in situazioni espressive e comunicative.

MODALITA’ E STRUMENTI DI VERIFICA E VALUTAZIONE

Uso di schede di monitoraggio per la verifica e la valutazione dell’efficacia e dell’efficienza del progetto onde apportare eventuali aggiustamenti e correzioni.

ESITI PREVISTI
Miglioramenti progressivi della capacità di utilizzare:
il pensiero complesso per interpretare e gestire l’esperienza quotidiana ;
il pensiero complesso come strumento di ricerca in contesti diversi;
le abilità logico- critiche per chiedere/fornire ragioni e giustificare facendo uso di criteri.
ASPETTI ORGANIZZATIVI
Tempi: si prevedono una durata quinquennale per il raggiungimento delle finalità e una durata
annuale per gli obiettivi a medio termine;
modalità oraria: attuazione di un laboratorio filosofico con cadenza settimanale/ quindicinale
mensile per il monte ore stabilito dal team della classe;
materiali: - uso di testi della "Philosophy for children" di M. Lipman,


mediatori culturali (lavagna maxi-fogli, registratore, proiettore,libri ecc );
risorse: gruppo di insegnanti formati a tale scopo , rappresentanti delle classi parallele dei due
plessi, disponibili ad informare, approfondire e seguire la sperimentazione.

SOGGETTI COINVOLTI
gli alunni della scuola materna ed elementare aderenti al progetto;
i genitori:nelle assemblee di classe saranno organizzati momenti di riflessione sui temi inerenti alla sperimentazione: le regole, i valori, le idee, il dialogo , gli atteggiamenti ecc…

DOCUMENTAZIONE E PUBBLICIZZAZIONE
I materiali prodotti potranno essere documentati e /o pubblicizzati:
Con modalità di presentazioni varie scelte dalle singole classi
nel sito della scuola
nel giornalino scolastico
secondo le indicazioni del progetto "estetica della scuola."



OBIETTIVI FORMATIVI DI FILOSOFIA PER BAMBINI
Classi V sez. C-D a.s. 2004-05


CONOSCENZE

1. Conosce l’importanza di riflettere, concettualizzare, problematizzare, argomentare su comportamenti che sono alla base della vita
2. Conosce l’importanza di mettere in atto comportamenti corretti
3. Conosce l’importanza di confrontare le opinioni degli altri per , eventualmente, rivedere le proprie.


ABILITA’


Logiche :
1. Sa ragionare e concettualizzare motivando i propri enunciati, fornendo una definizione essenziale ( es. cos’è un amico).
Etiche:
2. Sa mettere in atto comportamenti coerenti con le proprie idee.
Estetiche
3. Sa riconoscere il bello interiore, consapevole che il bello aiuta a vivere.
Socio-affettive:
4. Sa sviluppare il proprio pensiero con gli altri in rapporti affettivi e sociali armoniosi e costruttivi.
5. Sa concepire ed esternare delle idee personali,
senza paura e senza vergogna.







Obiettivi formativi ipotizzati

Conoscenza del sé attraverso l’introspezione e le considerazioni dell’altro Forma grafica e/o discorsiva
-Brainstorming
-Ricerca sul vocabolario
-Problematizzazione
-Concettualizzazione
-Argomentazione
Riflessione attenta su tutto ciò che normalmente diamo per scontato:
· Natura
· Affetti
· Amicizia

Riflessione sullo scopo del mondo e dell’esistenza umana
Il problema dell’archè
Formulazione di “domande importanti”
Concetto di filosofia e di filosofo

Disci-pline
Cono-scenze
Abili-tà
Vanno esplicitati analiticamente in rapporto al singolo e/o al gruppo
Compito unitario

1) relazione analitica di introspezione personale e di captazione della visione che gli altri hanno di noi.
2) interiorizzazione dei concetti acquisiti e scrittura digitale degli stessi per la realizzazione di cartelloni

Metodologia
Vedi programmazione didattica annuale
Verifiche
Le verifiche sono multiple in rapporto al tipo di attività svolta: questionari, riflessione parlata, esperimenti, interrogazioni, osservazioni sistematiche e occasionali, saggi brevi, produzioni multimediali ecc.
Risorse da utilizzare
Testi, libri, vocabolario
Tempi
1 mese
Note

Progetto Scuola dell'infanzia

PROGETTO SCUOLA DELL’INFANZIA

Scuola dell’infanzia e Scuola Primaria Statale
109° Circolo – “V. PICCININI”

SCHEDA SINTETICA DEL PROGETTO
FILOSOFIA

PROGETTO DI ISTITUTO
PROGETTO EDUCATIVO per il seguente laboratorio “La Filosofia dei bambini”
TIPOLOGIA DEL PROGETTO
Insegnamento per tutta la scuola per portare l’alunno ad utilizzare il pensiero complesso nell’esperienza quotidiana, per interpretarla, gestirla con intelligenza e come strumento di ricerca in contesti diversi.
DESTINATARI
§ Tutti gli alunni delle classi prime, primo biennio e secondo biennio di scuola primaria aderente al progetto;
§ tutti i bambini delle sezioni di scuola dell’infanzia aderenti al progetto.
OBIETTIVI (Elementi che l’esperienza intende formare)
§ Rinforzare e sviluppare le funzioni cognitive:
§ abilità comunicativa verso se stessi e verso gli altri,
§ abilità di ragionamento(analogico, causale, relazionale, inferenziale – induttivo - deduttivo),
§ abilità di ricerca(osservazione , descrizione, narrazione),
§ abilità di traduzione(comprensione, ascolto, scrittura, rappresentazione grafica),
§ abilità di formazione concettuale (classificazione, definizione, seriazione, associazione, generalizzazione, esemplificazione),
§ disposizioni critiche(meravigliarsi, chiedere ragioni, giudicare facendo uso di criteri, porre domande…).
§ usare la creatività anche nella risoluzione di situazioni problematiche,
§ “pensare nelle discipline”(lingua, matematica, scienze, ecc;),
§ riconoscere parti–tutto e mezzi–fini.
IDENTIFICAZIONE DELLE TEMATICHE SPECIFICHE§ Sostenere il bambino nel suo processo di formazione attraverso l’esercizio critico del pensiero;
§ sviluppare il pensiero complesso come unità articolata di pensiero logico, pensiero creativo e pensiero emotivo – relazionale con la conseguente formazione di attitudini , di atteggiamenti, di abilità mentali e di motivazioni;
§ coltivare le capacità di ragionamento.
METODOLOGIA
La metodologia sarà liberamente ispirata ai curricoli della”Philosophy for children” di Lipman:§ lettura di un testo/stimolo;
§ formulazione di domande relative a problemi, suggestioni / temi emergenti dalla lettura;
§ redazione di un piano di discussione condiviso;
§ scelta di un nucleo di interesse filosofico - cognitivo su cui verterà il dialogo;
§ discussione per mettere alla prova i personali punti di vista e ricerca di altri ,ugualmente ragionevoli, da condividere;
§ raccolta di idee, opinioni, concetti emersi ;
§ autovalutazione degli alunni e valutazione del conduttore;
§ raccolta di dibattiti, sintesi delle discussioni , inchieste, interviste ecc…;
§ produzione libera, relativa agli argomenti trattati, di poesie, testi, racconti, disegni, drammatizzazioni…
TEMPI DI SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’
Si prevede una durata quinquennale per il raggiungimento delle finalità ed una durata annuale per gli obiettivi a medio termine.
MODALITA’ DI REALIZZAZIONE
Attuazione di un laboratorio filosofico con cadenza settimanale/quindicinale/mensile per il monte ore stabilito dal team della classe.
RISORSE PROFESSIONALI DA UTILIZZARE
Gruppo di insegnanti formati a tale scopo, rappresentanti delle classi parallele dei due plessi.
MODALITA’ E STRUMENTI DI VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Uso di schede di monitoraggio per verificare l’efficienza e l’efficacia del processo onde apportare eventuali aggiustamenti e correzioni.
MATERIALI UTILIZZATI E BIBLIOGRAFIA
Uso dei testi della “Philosophy for children” di M. Lipman.
Mediatori culturali (lavagna, maxi fogli, registratore, proiettore, libri ecc)
REFERENTE DEL PROGETTO

La botte di Diogene

LA BOTTE DI DIOGENE - blog filosofico a cura di Mario Domina
Filosofia e… globalizzazione, antimilitarismo, diritti, autodeterminazione, immaginario, utopia, trasformazione sociale, natura umana, bioepoca, ecologia: queste ed altre le cose su cui vorrei riflettere dall’interno della mia botte con chi avrà voglia di leggermi.
FILOSOFIA CON I BAMBINI 3 - Atto finale


Si conclude oggi il progetto di “Filosofia con i bambini” della V B della scuola elementare Manzoni di Rescalda. Gli ultimi incontri sono stati piuttosto movimentati. L’emergere spontaneo di temi “scottanti” (quali la morte e l’immortalità, il dolore, la paura, il male, ecc.), richiedeva una contromossa sdrammatizzante, senza con questo volerne sminuire l’importanza. Abbiamo così inventato alcuni “giochi”. Prima di tutto “Il gioco della caverna”. Poiché in un incontro era stato loro raccontato il “mito della caverna” attraverso la lettura di uno dei libri delle avventure di Spallone (si veda la bibliografia), abbiamo pensato di costruire in classe una vera e propria caverna dove i bambini potessero collocare, all’insaputa degli altri, degli oggetti-simbolo che rappresentassero tutti quei temi scottanti precedentemente emersi. L’oggetto poteva essere qualsiasi cosa, anche una frase, un libro, un disegno. Naturalmente ciò è servito a far aumentare la curiosità e la partecipazione dei ragazzi - che infatti erano molto eccitati da tutte queste novità. E’ poi arrivato il momento di tirar fuori dalla caverna (luogo delle ombre, delle paure, del buio, dell’inconscio, ecc.) gli oggetti, e di esaminarli alla “luce” della ragione e della discussione pubblica. Il gioco è stato reso ancor più intrigante dall’idea di non rivelare subito l’autore dell’oggetto, affinché gli altri provassero a risalire a lui tramite il simbolo scelto. Ciò è anche servito per verificare il grado di reciproca conoscenza. Non è il caso di elencare qui gli oggetti e i vissuti rappresentati, anche perché significherebbe violare l’intimità, prima ancora della privacy, dei ragazzi. Posso però assicurare che tutti hanno scelto con molta attenzione, cura e perspicacia, entrando perfettamente nello spirito dell’esperimento.“Caccia al tesoro filosofica”. Il lavoro della caverna ci è servito a tessere la trama di un ulteriore gioco, una vera e propria caccia al tesoro in cui venissero utilizzati tutti i concetti, i temi e i simboli emersi. La caccia è stata organizzata da un gruppo di lavoro costituito da me e Donatella (l’insegnante) con il preziosissimo contributo di Roberto e Gabriele (rispettivamente il marito e il figlio di Donatella). Si è svolta lo scorso 14 maggio e i ragazzi, divisi in tre squadre, hanno partecipato con entusiasmo. E’ stato utilizzato tutto il perimetro della scuola, sia all’interno che all’esterno: tra insegnanti travestite da Pizie (io stesso ad un certo punto mi sono ritrovato nei panni di Diogene!), indovinelli filosofici, cruciverbi, prove di abilità e quant’altro, si trattava di arrivare a un tesoro (un vero e proprio forziere costruito da Roberto) contenente 9 libri filosofici per ragazzi e… ciliegie. Sì, perché la metafora utilizzata è stata quella delle domande che sono come le ciliegie, una tira l’altra (purtroppo l’idea non è mia, ma viene dall’esperimento svoltosi in una scuola toscana, mi pare di Pietrasanta, alcuni anni fa, i cui risultati sono poi stati pubblicati con il titolo Le domande sono ciliege: filosofia alle elementari).
Costituzione di una sezione filosofica nella biblioteca scolastica.Naturalmente c’era il trucco. Ci è venuta l’idea di inaugurare una sezione di “filosofia per i bambini” all’interno della biblioteca scolastica. Così ai ragazzi è stato chiesto di scegliere tra i libri del forziere, in modo da recensirli successivamente e costruire dei segnalibri che verranno lasciati in eredità alla biblioteca , insieme ai libri stessi. Una sorta di testamento per i bambini delle classi future, che troveranno così traccia di questo lavoro. Lunedì scorso i libri e i rispettivi segnalibri sono stati presentati dai tre gruppi a me e alla classe, cerimonia con la quale il lavoro si sarebbe dovuto concludere. E invece…Mappa finale.Invece no! I bambini hanno insistito affinché ci fosse un ulteriore ultimo incontro - quello di oggi - in cui tirare le conclusioni attraverso una mappa che riassuma tutto il percorso fatto e che vada a costituire il capitolo “didattico” del progetto. A questo punto io mi limiterò ad assistere, mentre a lavorare saranno loro.

La morte raccontata ai bambini




Wolf Erlbruch, uno dei più grandi illustratori europei, dopo il capolavoro "La grande domanda" torna a sorprenderci con un libro per bambini (ma i confini sono piuttosto labili) sul tema della morte, dal titolo enigmatico e per questo ancor più intrigante: L’anatra, la morte e il tulipano. Ho affrontato questo tema più volte negli incontri di “filosofia con i bambini”, per loro sollecitazione, ed è davvero una fortuna che su un argomento così difficile da affrontare (per tutti, non solo per i bambini) sia stato pubblicato, in mezzo a tanto grigiore, un tale gioiello.
L’albo è sobrio, così come le illustrazioni, pulite ed essenziali, ma i significati che riesce ad esprimere sono di altissimo livello concettuale.Queste le impressioni che ne ho ricavato ad una prima lettura:
a) alla domanda sul perché si deve morire, l’unica risposta logica possibile è legata alla dinamica stessa della vita: “All’incidente ci pensa la vita, come anche al raffreddore, e a tutte le altre cose che possono capitare a voi anatre”, risponde la morte alle perplessità dell’anatra. Siccome si vive si muore, la morte è parte stessa della vita. Di una inaudita semplicità, e proprio per questo inaccettabile per gli umani;
b) vivere con il costante pensiero della morte. La morte qui rappresentata all’inizio terrorizza l’anatra, ma poi questa, dopo averne scoperto alcuni suoi lati dolci e gentili, decide di passarci del tempo, di dormire addirittura con lei. Un grande esercizio filosofico è quello di pensare ogni giorno alla morte, di con-vivere paradossalmente con il suo pensiero;
c) si passa quindi alle domande su cosa succede dopo la morte: che cosa succede a chi muore e al mondo? “La verita è che non lo sa nessuno” - risponde una morte molto prudente di fronte alle ipotesi dell’anatra sull’al di là. Altra considerazione di grande livello filosofico: “Ecco come sarà quando morirò. Lo stagno: tutto solo. Senza di me”. E la morte - da fine idealista qual è - commenta che sì, dopo la morte il mondo si dissolve, quel mondo che è la mia rappresentazione, come sostenevano il vescovo Berkeley e Schopenhauer, se ne va con me;
d) ma non è ancora finita. Ad un certo punto qualcosa accade. Arriva la neve. L’anatra non respira più e giace immobile. Si compie l’ultimo straordinario capitolo del ragionamento di Erlbruch: interviene la pietas, e ad essere pietosa è proprio la morte che prende tra le braccia l’animale e lo adagia nel grande fiume, con un tulipano sul petto.
Di fronte a quest’ultima scena è impossibile trattenere la commozione. E un libro che suscita tali sentimenti in sole trenta pagine, anche a prescindere dalle argomentazioni filosofiche che ho citato, è inequivocabilmente un grande libro
.

Un movimento aperto

UN MOVIMENTO APERTO
Il percorso è il seguente: si pone la domanda,
si danno più risposte, di ognuna
si evidenziano punti di forza e di debolezza.
Lasciandole vivere tutte, si
compone un quadro riassuntivo di motivazioni,
vissuti, ragioni che spiegano
comportamenti diversi,entro i quali riconoscere,
capire, e scegliere. Si accompagnano
i bambini a costruire fiducia
in se stessi (pur senza toglierla ai
grandi),ma non tanto nella propria certezza
e per via di quello di cui sono certi,
quanto nella capacità di ospitare e
praticare il dubbio,senza sentirsene minacciati,
per stare nel mondo capendolo
un pochino di più; la qual cosa
serve forse più a far venir voglia di cambiarlo
che ad accettarlo così com’è.
Una bella, giocosa, ridente, calda lezione
sulla scienza del pensare, al di qua di
ogni fondamentalismo, anche di quello
dello stesso pensare, procedendo
per ipotesi, analisi e verifiche, sottoponendo
ogni affermazione a falsificabilità;
imparando a trovare casa nel domandare
e nel cercare, liberi dall’ansia
ossessiva della soluzione e della risposta
certa e giusta,giusta perché certa...
Soprattutto quando si tratta di grandi
questioni, come “la vita” e come “il bene
e il male”.
Come avviene la discussione con i bambini?
Nella pratica si parte da una prima idea, un’ipotesi, sio esamina, si sottopone
a una prova critica, si confronta con un’altra ipotesi… Si imposta
un pensiero, si prende tempo per analizzarlo, ma per farlo occorre frenare
quella tendenza naturale e spontanea a parlare senza riflettere.
Come sono emerse le parole chiave nelle quali ogni libro è organizzato?
Le parole chiave sono ciò che chiamiamo "concetti". È importante prendere coscienza
che certi temi sono un po’ le chiavi di volta dell’architettura del nostro
pensiero, personale o collettivo. Ma dobbiamo individuarle, cosa che spesso non
facciamo perché parliamo troppo e le perdiamo nella massa.
Qual è il rapporto fra il testo e le immagini? Le immagini sembrano avere una
sorta di ironia “socratica” tradotta in immagini. Non è così?
L’illustrazione si impone come necessità, per aiutare il bambino a restare fermo
a pensare, anziché girare pagina e andare avanti. È vero che Socrate è un"maître
à penser", un modello di riferimento. Ma non è il solo filosofo che ha utilizzato
l’ironia. L’umorismo mi sembra una condizione necessaria alla strutturazione
del pensiero. Evita di fissarsi su idee particolari, riportando una certa fluidità
nel ragionamento.
by mondoglitter.it

Che pesce sei?

Un'insegnante spiegando alla classe che in spagnolo, contrariamente all'inglese, i nomi possono essere sia maschili che femminili. "Uno studente chiese: "Di che genere è la parola computer?" Anziché rispondere, l'insegnante divide la classe in due gruppi, maschi e femmine, e gli chiese di decidere tra loro se computer dovesse essere maschile o femminile.A ciascun gruppo chiese inoltre di motivare la scelta con 4 ragioni.Il gruppo degli uomini decise che "computer" dovesse essere decisamente femminile"la computadora"perchè:1.Nessuno tranne il loro creatore capisce la loro logicainterna.2.Il linguaggio che usano per comunicare tra computer èincomprensibile.3.Anche il più piccolo errore viene archiviato nella memoria a lungotermine per possibili recuperi futuri.4.Non appena decidi di comprarne uno, ti ritrovi a spendere metà del tuo salario in accessori.Il gruppo delle donne,invece, concluse che i computer dovessero essere maschili (el computador)perchè:1.Per farci qualunque cosa, bisogna accenderli.2.Hanno un sacco di dati ma non riescono a pensare da soli.3.Si suppone che ti debbano aiutare a risolvere i problemi, ma perla metà delle volte,il problema sono LORO;4.Non appena ne compri uno, ti rendi conto che se avessi aspettatoqualche tempo,avresti potuto avere un modello migliore.Le donne vinsero.