Io e te... dividiamo la vita. "Gibran Kahlil
Cos'è per te un amico,
perché tu debba cercarlo
per ammazzare il tempo?
Cercalo sempre per vivere il tempo.
Deve colmare infatti le tue necessità,
non il tuo vuoto.
E nella dolcezza dell'amicizia
ci siano risate,
e condivisione di momenti gioiosi.
poiché nella rugiada
delle piccole cose
il cuore trova il suo mattino
e si rinfresca.
Kahlil Gibran
“E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia. E lui rispose dicendo: Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza. E' la vostra mensa e il vostro focolare. Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace. Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo. E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore: Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia. Quando vi separate dall'amico non rattristatevi: La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura. E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito. Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano. E il meglio di voi sia per l'amico vostro. Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena. Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte? Cercatelo sempre nelle ore di vita. Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto. E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia. Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora”
Amicizia, dunque, libera da affetti disordinati pretenziosi verso l’altro, per innalzarsi in ispirito sopra se stessi e godere di un’amicizia rivelazione che va oltre l’intesa del dire, tale da comprendere anche ciò che non si è detto. Amicizia che colma il bisogno di scoprire chi siamo nel cammino della vita e non il vuoto dei giorni, che si traduce in consapevole presenza viva spirituale, per sempre.
Non sono né un artista né un poeta.Ho trascorso i miei giorni scrivendo e dipingendo,ma non sono in sintonia con i miei giorni e le mie notti.Sono una nube,una nube che si confonde con gli oggetti,ma ad essi mai si unisce.Sono una nube,e nella nube è la mia solitudine,la mia fame e la mia sete.La calamità è che la nube, la mia realtà,anela di udire qualcun altro che dica:<
“Amo gli esseri umani più che mai ma non mi avvicino a loro. Sono sempre alla ricerca di qualcosa perciò non sono una vera compagnia per gli uomini. C’è una solitudine in ogni uomo per arrivare ad una piena consapevolezza di Dio”. Da qui scaturisce il suo grande poema “Il Profeta” nel quale il protagonista Almustafa ( l’eletto) prima di partire dalla città, dove ha vissuto per dodici anni, lascia come testamento le risposte ai suoi fedeli sui temi più importanti della dell’esistenza umana come l’amore, l’amicizia, la conoscenza, i figli, il matrimonio e Dio. In quella città vaga tra la gente un uomo che ama tutti e ne è amato ma intorno a lui vibra un’aurea di solitudine. Lo amano ma non entrano mai in intimità con lui. Un giorno una nave parte per portarlo via e, proprio sul punto di perderlo acquistano piena consapevolezza di ciò che egli rappresenti nella loro vita e si affollano tutti sulla riva. Nel Profeta, come altrove, il dualismo, la bipolarità, si traducono nell’abbinamento di coppie tematiche contrapposte ed ogni tema si svolge per paradossi, opposizioni e parallelismi in cui il poeta fa vibrare l’eco della parola “ma” che gli appare la più significativa tra quelle pronunciate da Gesù”Ma io vi dico” per rendere il suo linguaggio un messaggio traducibile all’interno di ogni confessione religiosa. “Metà di quel che dico non ha senso ma lo dico perché l’altra metà possa raggiungervi” Ed è proprio questo che rende così affascinante la lettura di Gibran, ricca e complessa, fatta di cristianesimo ma anche di induismo e islamismo per la cui “unità” trascendente delle religioni” si perviene all’illuminazione sull’unicità dell’esistenza che comprende in sé tutti gli stati dell’essere. I testi di Gibran, sempre ambigui, si prestano a mille possibilità interpretative per un’apertura completa a un Dio senza nome e a tutti i suoi possibili nomi.





