Se la metto in pratica mi fa vivere tutta un'altra vita, straordinariamente più ricca di quella che avrei ideato fidandomi solo di me.
Solleviamoci, è ora
Noi siamo quelli
che se ne vanno
pieni di vento
e di sole
in deserti
affollati
di illusioni
e non tornano più
abbagliati
da spaccati di vita.
Siamo riflessi
di affetti
profondi.
Pensieri
di fresca rugiada
posata sulla notte
che non conosce
nuvole.
Siamo i sospesi
tra sogno e realtà,
quelli sul sottile confine
tracciato
dai meandri
dei desideri.
Siamo splendide bugie
di una terra
che fatica
ad alzarsi
sui marciapiedi
della vita.
Siamo polvere
di un tempo
inesorabile
che ci riporta
tra le caverne opache
dei ricordi.
Siamo l’urlo
di amici perduti
non ancora tornati,
che raccoglie
sogni lanciati
su nuvole rosa
gonfie di cuore
nel cielo sospeso
della gioventù.
Siamo parole
mai dette
intrappolate
tra i rami
scheggiati
di un inverno
che fatica
nel risveglio.
Siamo vita
che scoppia
nei focolai spenti
accesi dal giorno che nasce
a dispetto di tutto.
Preghiere
Strappate ai silenzi
concessi da un Dio
che non ama
piangersi addosso.
Siamo
l’andata e il ritorno
di noi stessi.
Solleviamoci.
E’ ora.
PAESE MIO
Paese mio
cinto a primavera
di riccioluti gorgheggi
affaccendati
come comari
nel via vai del giorno
ti vai combinando
tra nuvole ariose
all’orizzonte
e sogni fermi
dietro vetri antichi.
Tu non conosci gli anni.
Il tuo grembo
avrà sempre un vecchio
davanti ai tuoi tramonti
aggrappato
ai sapori di campagna
mentre torna stanco
con le zolle in mano
cantando
la fatica della terra.
E non conosci spazi.
Sei tutto lì
che vivi di germogli
seminati
nei cuori della gente
che s’adatta
all’ombra
dell’inverno
mentre fuori
è estate.
Per questo
non ti mancano
i sorrisi
strappati ai vicoli
intrecciati e bui
come strette di mano
nel bisogno
tra calde mura
di camini accesi.
Tra gli alberi d’ulivo
bagnati di sole
che lasciano un’impronta
tra le rughe
dei ricordi
che strada voltando
riporta
inesorabilmente
a te.
mostra di poesie
Solleviamoci, è ora
martedì 29 gennaio 2008
IL GRANDE SILENZIO (Die grosse Stille)Un film di Philip Gröning. Genere Religioso, colore 162 minuti. - Produzione Germania 2005.
domenica 27 gennaio 2008
Le Passioniste
“ Non posso far niente per affrettare
il sorgere del sole
ma mi tengo sveglio di modo che il sole
quando sorgerà
non mi trovi addormentato”
Casa Accoglienza BETHEL TABOR
Comune di Pianopoli
Situata su un pianoro vicino al Santuario di Dipodi, sul territorio del Comune di Pianopoli, sorge la Casa diocesana delle Passioniste, fornita di 21 stanze con servizi interni, un salone, un refettorio e una cappella. E’ stata ideata da Don Armando Augello, sacerdote della parrocchia del Redentore e donata poi alla Diocesi di Lamezia allora retta dal Vescovo Monsignor Vincenzo Rimedio, oggi da Luigi Cantafora. Alle soglie del terzo millennio l’Europa sta vivendo delle esperienze contrastanti e contraddittorie. Reduce da due sanguinose guerre mondiali che all’inizio e verso la metà del secolo hanno devastato famiglie, città nazioni, il vecchio continente sembra non aver trovato ancora un suo equilibrio. E’ vero che abbiamo assistito alla caduta del muro di Berlino, alla nascita di nuove democrazie, ad un’inattesa apertura fra est ed ovest, alla lenta costruzione della comunità europea. Purtroppo è anche vero che nel suo seno convivono segni di morte e di distruzione: guerre fratricide, emigrazioni di massa, separazione marcata tra oriente e occidente, idee nazionaliste, la realtà di una gioventù indifferente e priva di valori.
-Chi sono le suore Passioniste?
Risponde Suor Elvira Rodofili, Superiora della Comunità, nella casa dal giugno del 2002 con le sue consorelle che hanno iniziato il loro apostolato qui con l’aiuto della loro Congregazione che, nei momenti di estremo bisogno, ha provveduto alle loro necessità quando ancora la Casa non era che all’inizio della suo operato.
“Noi suore Passioniste siamo una Congregazione di vita apostolica di diritto Pontificio, nate a Firenze nel 1815 grazie a Maria Maddalena Frescobaldi Capponi, una giovane e nobil donna che nonostante i suoi impegni sociali non disdegnò donarsi agli ultimi, specie alle donne traviate. Il Carisma l’aveva attinto da S. Paolo della Croce. La Congregazione delle passioniste di S. Paolo della Croce è nata in Europa in un periodo di lotte e di conquiste, quando le grandi potenze dominavano le nazioni più deboli favorendo l’ignoranza, la dipendenza, lo sfruttamento soprattutto di donne e bambini. Maria Frescobaldi le riscatta togliendole dalla strada.”
- Qual è il vostro Carisma?-
“Ci impegniamo a vivere oggi con voti di povertà castità e obbedienza, testimoniando la Passione del Signore e dei dolori della Vergine Maria, con il nostro stile di vita, rispondendo al meglio quanto ci è richiesto dalla Diocesi di Lamezia, accogliendo quanti vogliono ritirarsi in questa Casa per incontri di preghiera e di spiritualità per la ricostruzione della persona.”
-Cosa si intende per ricostruzione e recupero della persona?
“Ricostruire la persona è far prendere consapevolezza che l’amore di Dio è infinito nonostante i peccati commessi. Gesù sulla Croce non giudica ma perdona. Egli vuole spiegare all’uomo cos’è l’uomo veramente libero quando non è schiavo delle sue passioni. Gesù che con le sue stesse ferite dalla Croce risana le sue ferite.
-Come attuate in questa Casa il vostro Carisma?-
“Non essendo di clausura il nostro Carisma ci porta alla formazione dei pellegrini facendo missione dentro e fuori la Casa, nelle famiglie, visitando gli anziani, con la catechesi ed accogliendo gruppi di laici provenienti dalle parrocchie di tutta la Diocesi ma anche da zone più lontane. Arrivano variegati movimenti ecclesiali per trascorrere la loro domenica qui per rilassarsi nella meditazione e nella preghiera, lontani dal frastuono della città, per ritrovare se stessi con Dio. Con le offerte lasciate dai gruppi mandiamo avanti la Casa e ringraziamo il Signore perché appena ci vengono a mancare i soldi Lui ci manda un gruppo, come la manna del deserto, e provvede in quel momento al nostro sostentamento. I gruppi hanno un sacerdote-guida con un programma di adorazione, preghiera e formazione. Anche quando arrivano piccoli gruppi di giovani senza il prete noi suore facciamo apostolato affrontando con loro temi attuali di loro interesse.” In queste vicende terrene, dunque, la passionista, impegnata sulle strade d’Europa, cerca nuove forme di solidarietà che umanizzano chi dona e chi riceve. Con il suo essere memoria viva dell’amore di Dio ogni passionista, per le vie d’Europa, tesse incontri segnati dalla misericordia per ridestare la speranza, sensibilizzare alla solidarietà verso i più deboli e indicare nuovi cammini che hanno in Cristo la sorgente e il fine. Tutto ciò si realizza in attività concrete, come scuole, case-famiglia centri pastorali e parrocchiali, case di riposo per anziani nell’incontro personale che va al di là della struttura e cerca di raggiungere la persona nel cuore dei suoi problemi. La passionista avvicina i piccoli per offrire loro protezione, aiuto sostegno e, dove non c’è, una famiglia che li accolga come persone amate; avvicina adolescenti e giovani per offrire sicurezza, per orientare e lenire ferite; incontra giovani donne intristite dallo sfruttamento per ridare speranza; aiuta le famiglie a rispondere con pienezza alla loro vocazione cristiana, si curva sulla solitudine di anziani che una visione riduttiva della vita mette al margine perché inutili. Si mette dalla parte della vita per dire ancora una volta all’Europa che la sua identità è incomprensibile senza Cristo e che solo in Lui può ritrovare quelle radici comuni dalla quali è maturata la sua civiltà, la sua cultura, il suo dinamismo, la sua intraprendenza, la sua capacità di espansione costruttiva anche negli altri contenenti.
- Come fate a gestire la vostra missione dentro e fuori?-
“Gestire la Casa da sole e fare apostolato comporta un grande sacrificio, avremmo bisogno di tanti volontari che ci aiutino nei lavori manuali ma purtroppo non si prodigano in molti dato che qui non c’è gratificazione di carità immediata.”
Le passioniste operano in tutti i continenti, dove regnano scenari di sofferenza e morte senza alcuna protezione dove la cultura della morte tenta di sopraffare in vari modi.
I giorni della merla

venerdì 18 gennaio 2008
“PHILOSOPHY FOR CHILDREN” 1° incontro del corso di formazione sulla P4C dott.ssa Lupia

• PROGETTO INSERITO NEL PIANO DELL'OFFERTA FORMATIVA DELLA SCUOLA DELL'INFANZIA – PRIMARIA- DI PRIMO GRADO DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO DI FEROLETO ANTICO PER ANNO SCOLASTICO 2007-2008
Parte già da quest’anno scolastico 2007/2008, nell’Istituto Comprensivo di Feroleto Antico, amministrato dal Dirigente Scolastico Napoleone Ruberto, la sperimentazione del Progetto innovativo di “Filosophy for children”(P4C) peraltro già in uso in varie scuole italiane con grande successo educativo. Il Collegio dei Docenti ha largamente condiviso la filosofia progettuale che sarà estesa alla quasi totalità delle classi/sezioni per tutti gli alunni ed avrà durata pluriennale. I docenti formati, poi, troveranno lo spazio per applicare le strategie educativo/didattiche più coerenti con gli stili di apprendimento degli alunni. “Il curricolo è di grande valenza educativa e democratica per la persona che lo esperisce perché cambia il suo modo di interagire, ha un valore trasformativo ed emancipativo e permette di gestire la riflessività. Esperienza e riflessione devono essere congiunte perché insieme danno luogo a quel percorso di mediazione intellettuale umana relazionale da cui nasce il confronto che porta ad esercitare diverse capacità : di lettura, analisi e giudizio inteso non come pregiudizio ma come giudizio tale da individuare false argomentazioni, false credenze per emendare se stessi. Philosophy for children è la piattaforma che fa da matrice agli altri percorsi su cui si innestano tutti gli altri percorsi specifici di apprendimento perché inevitabilmente è generativo di processi emancipativi dal punto di vista relazionale e cognitivo mettendo in campo la meta cognizione e la creatività. Il curricolo non si prefigge l’insegnamento delle discipline ma pone come obiettivo dichiarante l’apprendere a filosofare per attivare il pensiero logico- dialogico- filosofico con gli altri, partendo da cose anche le più banali. la mente come uno che ragiona da filosofo, e non come visione cimiteriale della filosofia come dice Bencivenga. Noi ragioniamo per dicotomie e contrapposizioni, non siamo mai riusciti a trovare una sintesi dell’opposizione. Lipman studia il pensiero complesso che è multilogico e pluridimensionale, unendo ciò che è separato. Conoscendo noi stessi e le magagne che ci caratterizzano andremo ad intervenire su noi stessi per migliorare; lavorando con il rispetto delle idee di tutti, impareremo a dialogare (logos più logos che s’incontrano). Tutto ciò che è eterogeneo benché problematico, è fonte di ricchezza. Modi di sentire diversi rispettabilissimi se e finchè sanno dare ragione di sé. La Comunità di ricerca o CdR, col suo domandare, porta alla metafisica che dà forza alla mente affinchè non siamo i burattini di chi ci comanda ma ognuno col suo progetto di vita. I bambini interrogano il mondo molto precocemente, ed è qui il punto di partenza della pratica filosofica. Il metodo della filosofia con i bambini prende le mosse da questo interrogare per iniziare con loro questo percorso. Si tratta, quindi, di non scansare queste domande. La filosofia è intesa qui come questione, e non come sapere, che accompagna la meraviglia e lo stupore di fronte al mondo. Un corso di filosofia con i bambini non sarà un luogo nel quale si espone la teoria platonica ma un luogo dove li si impegna a porre le loro domande, a svilupparle ed a riferirle al mondo risvegliando in noi l'assurdo che noi temiamo di trasmettergli. L’affermazione dell’ego e il noi si fondono, l’Io non si nega ma si lega in un punto di vista co-costruito. Il 15 novembre scorso anche l’UNESCO ha proclamato “Il Philosophy day” dando ampio spazio alla P4C. La filosofia è un dispositivo per muoversi nel mondo, uno strumento di vita quindi dell’educazione che abbraccia la dimensione:esistenziale, meta- disciplinare, meta- cognitiva, etica ed estetica, dialettica, dialogica e argomentativa” E’ quanto ha esposto, nel primo incontro, La Dottoressa Maria Rosaria Lupia, Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Diamante, specializzata nel Curricolo P4C e formatrice a livello nazionale, alla quale è stata affidata la formazione del gruppo dei docenti interessati, con la collaborazione dell’insegnante Maria Rosaria Cava. Il corso Philosophy for Children, che si concluderà a metà gennaio, è una delle più significative esperienze pedagogiche contemporanee iniziata negli anni ‘70 da Matthew Lipman, fondatore dell'Institute for the Advancement of Philosophy for Children, Montclair State University, U.S.A., ed ha avuto ampia diffusione dapprima negli Stati Uniti e successivamente in tutto il mondo con l'istituzione di numerosi centri di studio e sperimentazione del programma. Le dinamiche che sottendono la realizzazione del progetto non escludono la partecipazione delle famiglie sia in fase progettuale che in fase attuativa. L’Istituto Comprensivo di Feroleto ritiene indispensabile, dopo un’attenta valutazione, che il Piano dell’Offerta Formativa vada integrato con un percorso educativo curriculare trasversale fatto di attività che consentano al bambino una più responsabile integrazione sociale. Il dissolversi dei valori tradizionali, unitamente all’imporsi dei nuovi saperi, i cambiamenti e le complessità culturali, riscontrabili anche nel nostro territorio, la scarsa convergenza tra i modelli proposti dall’Istituzione e i modelli assimilati dagli alunni attraverso i mass-media, richiedono cittadini più competenti, flessibili, autonomi, collaborativi e tolleranti. Ciò ha determinato la necessità di proporre esperienze volte non solo all’istruzione della persona, ma anche alla sua formazione educativa che non si esaurisca nel solo periodo scolastico. Le finalità del progetto sono protese a sopperire alla carenza comunicativa tra scuola, famiglia, tra famiglia e figli, a ridurre i fenomeni di bullismo, alla prevenzione dell’uso di droghe ed alcool, all’inserimento sociale, quindi a formare cittadini capaci di giudizio critico e di scelta responsabile, “Hume dice che il bambino è libero da pregiudizi, forse è addirittura il più grande filosofo perché fa l’azione: domanda. E, domandando, rompe la crosta dell’ovvio. Del bambino, soggetto filosofico, l’adulto deve saper stare in ascolto e capire che cosa egli ci dice. Una Scuola ad alto contenuto educativo, è attenta a formare un bambino sicuro e forte nell'affrontare la vita piuttosto che un “bambino-campione”. Con la filosofia si cancella quella pratica del dibattito-scontro dove ognuno ha bisogno di avere ragione, di portare l'altro sul proprio terreno al fine di una vittoria senza profondità. E' una educazione alla democrazia e per la democrazia.
mercoledì 16 gennaio 2008
La CdR ( Comunità di ricerca)2° incontro del corso di formazione della P4C diretto e curato dalla dott.ssa Maria Rosaria Lupia:
- Usa un registro confidenziale, alla pari;
- Ha fiducia;
- Riconosce e valorizza ogni membro del gruppo,
- Chiede la parola e aspetta il silenzio prima di parlare;
- Non si atteggia ad insegnante;
- Segue il modello “quasi” socratico ( Io so di non sapere) nel senso che sapere di non sapere è già una forma di sapere mentre il facilitatore pur avendo ha la sua verità non la dice e non lascia la sensazione che potrebbe essere un po’ diversa da quella che lui ritiene però è maieutica perché tira fuori dall’altro quello che vuole sentirsi dire, ma non ha una verità dentro che deve per forza arrivare là e, senza influenzare l’altro realizza il logos- multi logico;
- Sollecita, orienta in modo direzionale e non direttivo il dialogo;
- Ha funzione regolativa ed epistemica cioè si fa garante dell’approfondimento il quale si può indebolire in orizzontale e perdersi nei dettagli per scendere in profondità;
- Il suo è un non esserci per far essere gli altri ; non invade e, tanto più non si sente, tanto più c’è se al momento giusto dice la cosa giusta;
- Fa interventi ponderati ed equilibrati;
- È un modello di correttezza, di coerenza logica e relazionale;
- Fa una ricognizione delle domande.
- Individua il tema problema e formula un piano di discussione sull’Agenda
La ricerca dialogica realizza la solidarietà del gruppo e le difficoltà si dileguano; L’importante è che all’inizio la Comunità deve prevalere sulla ricerca. Infine si effettua una valutazione al fine di monitorare il processo formativo, pervenire alle delle sintesi, sviluppare capacità di pensare, attivare processi di ricerca cognitivi e meta cognitivi:
- Ascolto
- Partecipazione
- Profondità del dialogo
- Il clima relazionale
- L’azione del facilitatore. “
-
domenica 6 gennaio 2008
La Befana
giovedì 3 gennaio 2008
“Stare al mondo ” Salvatore Natoli

Da Pratica filosofica e professionalità riflessiva di A. Cosentino
martedì 25 dicembre 2007
LA PICCOLA FIAMMIFERAIA fiaba natalizia

Hans Christian Andersen
lunedì 24 dicembre 2007
NATALE INSIEME (festa degli alberelli)

Tanti alberelli che sfilano contro il consumismo, la cattiveria, la fame nel mondo, la disoccupazione, la guerra, l’inquinamento, l’alcolismo, il bullismo, e la droga, per inneggiare alla pace e alla giustizia. Bambini e ragazzi, sottili fruitori di messaggi rassicuranti, li hanno allestiti con gioia e partecipazione usando materiale di facile consumo, insieme con i loro rispettivi docenti della Scuola Primaria e Secondaria di primo Grado, dell’Istituto Comprensivo di Feroleto Antico, amministrato dal Preside Napoleone Ruberto, per scommettere su una solidarietà universale votata alla semplicità come riscoperta del proprio “io” in un sano dialogo con la natura e con l’altro. “Noi vogliamo che i bambini partecipino al Natale quest’anno in modo diverso, per recuperare la tradizionale festa dell’albero che si faceva tempo fa quando si recitavano le poesie tutti insieme sotto i neo alberelli piantati a Novembre”. E’ quanto affermano il Presidente della Pro Loco Gianfranco Nanci e l’Assessore alle Politiche Sociali, Paola Chiefalo, i quali hanno promosso questa simpatica e coinvolgente iniziativa. L’albero Ecologico, delle Lattine, dell’Amicizia, degli Affetti, dell’Amore per l’Universo, della Mondialità, degli Operatori di pace, delle Mani, di Palline colorate, viene visto come validissimo strumento di comunicazione, per esprimere ognuno con la propria creatività, il personale modo d’intendere il Natale, sicuramente pregno di speranza per un futuro migliore. Un po’ di bosco in città per riflettere anche su questo aspetto del Natale ch’è sì fatto di abeti naturali e artificiali, di silenzio e allegria, di semplicità e di doni, in un paradosso simbiotico che mette d’accordo un po’ tutti, ma anche tanta voglia di andare avanti in una Italia che si muove in modo abbastanza cauto, pur essendoci giovani preparati e con grandissimi valori, che perciò vorrebbero veder muoversi molto più velocemente nel rispetto delle potenzialità di ognuno di loro. L'immagine dell'albero (specialmente sempreverde) come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo. L'albero di Natale, Simbolo del Cristo-Albero cosmico, che offre la sua luce e i suoi frutti agli esseri, ponte fra cielo e terra, è l’emblema nelle tradizioni dell'Europa centrale e dell'Italia alpina. Esso risale almeno alla Germania del XVI secolo, a Brema del 1570, secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta e tanti lumini metafora di luce che dispensa all'umanità e della vita che il Cristo dona, mentre i dolciumi il suo amore “Una volta qui, infatti, si usava una piantina di alloro con i corbezzoli o un albero di arancio addobbato di dolciumi “ continua il Presidente della Pro Loco. Gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché quest'ultimi avevano una profonda valenza "magica" per il popolo, specialmente il dono di essere sempreverdi, che secondo la tradizione gli venne dato proprio dallo stesso Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito da nemici. Il simbolismo dell'albero solstiziale è stato stravolto, oggi, dal mito americano, in emblema del consumo. La tradizione dell’albero prese piede in Italia nel 1800, quando la regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l’usanza si diffuse tra le famiglie italiane in breve tempo. Abete naturale o sintetico? Con il Natale alle porte, è questo il dilemma che attanaglia molti italiani, soprattutto quelli che vogliono avere un particolare occhio di riguardo per l’ambiente perché sinonimo della deforestazione. Col presupposto che gli abeti vengono coltivati e ‘allevati’ all’interno di vivai specializzati in aree collinari che altrimenti sarebbero abbandonate e quindi non coltivate, si vuole puntare soprattutto sull’aspetto climatico della questione: un albero naturale è un ‘prodotto’ a emissioni zero a differenza di quello sintetico, che viene realizzato con sostanze plastiche come il PVC (polivinilcloruro). Questo significa che viene ottenuto dal petrolio e che quindi, in fase di realizzazione, produce delle emissioni nocive all’atmosfera. Lo svantaggio più grande degli abeti naturali rimane comunque il loro smaltimento. La maggior parte purtroppo finisce nelle discariche. Bisognerebbe coinvolgere i cittadini in un progetto più ampio e questo lo devono fare le amministrazioni comunali, incoraggiando la riforestazione, creando dei ‘boschi di Natale’ in cui poter piantare tutti gli abeti utilizzati durante le feste. Afferma, infatti, il Presidente della Pro Loco Nanci: “L’albero naturale è un peccato che venga adoperato e poi gettato perciò abbiamo preso gli alberi con la zolla i quali, una volta svestiti, saranno portati in un sito per essere trapiantati .” La manifestazione finale di premiazione si terrà sul Corso Roma, il 26 Dicembre, con la quale una apposita giuria premierà il messaggio più forte. Durante la serata è prevista la Sagra della Pignolata accompagnata dal suono di una tradizionale zampogna natalizia.
ARICOLO PUBBLICATO SUL IlLAMETINO
da Sina Mazzei
giovedì 20 dicembre 2007
Il tempo ( simposio filosofico delle classi V)
- C'è un tempo oggettivo e un tempo soggettivo.
- Il tempo è un viaggio. E' come una freccia quando non torna indietro.
- C'è un tempo diverso per morire.
- Il tempo non si ferma mai.
- Scorre più veloce o meno veloce, dipende dalla noia o dalla gioia che proviamo.
- A volte vorremmo tornare indietro per recuperare ciò che non abbiamo fatto
- Oppure per rivivere i momenti belli perchè non tornano più uguali.
- Il tempo, dunque, è prezioso perchè abbiamo un minuto per approfittarne.
- Dobbiamo cogliere l'attimo.
- A volte però vorremmo mandare il tempo in avanti ma poi quando ci arriviamo ce ne pentiamo.
- Come quando siamo piccoli vogliomo diventare grandi e i grandi vogliono tornare bambini.
- Anticipiamo le tappe della nostra vita e a 18 anni ci peserà forse.
- Ma una parte di noi resterà bambina per sempre.
- I sofferenti non vogliono avere tempo perchè non accettano i loro limiti.
- Bisogna gestire bene il Tempo-
- Il tempo è come il pastore con le sue pecore che ci controlla per farci stare in equilibrio.
- Il tempo ci domina perciò dobbiamo scegliere le priorità.
- C'è un tempo per ogni cosa.
- La vita è un tempo.
- Se riduciamo il tempo nei minimi termini tutte le cose occupano un tempo.
- Le mattonelle occupano un tempo.
- Le scarpe occupano un tempo.
- La carta ha un tempo che distrugge un altro tempo.
- Gli oggetti sono nel tempo.
La morte ha un tempo infinito
- Noi viviamo nel nostro tempo finito ch'è più breve.
- Il mio cane morto è finito trasformato nel tempo infinito
- Anche noi un giorno, chi prima chi dopo, ci uniremo a lui nel tempo infinito.
- Tutti ci uniremo agli altri nel tempo infinito.
giovedì 13 dicembre 2007
INCONTRI CON LA PAROLANo. 238 La sindrome del vetro affumicato(Giona 3, 1)

Il CERCHIO (Simposio filosofico degli alunni di classe V)


-Ha il raggio
-ha il diametro
-La circonferenza è un insieme di tanti puntini e da ogni punto parte il raggio verso il centro.
-Noi bambini stiamo in cerchio e siamo come i punti della circonferenza.
-Uniti in cerchio ci sentiamo vicini.
-Ci vogliamo bene.
-Stiamo in pace.
-Ognuno si sente libero di dire la sua.
-Tutti i pensieri si incontrano.
-Nessuno in cerchio si sente di dire bugie.
-Ognuno è al posto giusto.
-Noi disegnamo sempre dei cerchi perchè ci rilassa.
-Perchè è innato in noi.
-Perchè lo vediamo dappertutto e ci siamo abituati a vedere spesso questa forma. Anche il f rullatore gira in cerchio.
-Il cerchio ci rende liberi
-Ci mette a posto i pensieri quando siamo confusi.
- Ci rende sicuri e forti.
-Anche una crepa nel muro diventa un cerchio.
-Il cerchio ci aiuta a dialogare.
-Ci sono cerchi più importanti ed altri meno importanti, cerchi che aiutano e cerchi che fanno del male.
-Il dolore è a forma di cerchio a volte.
-I pensieri sono anche circolari.
- Il mondo è in cerchio.
-Quando i bambini fanno il girotondo sono in cerchio.
domenica 25 novembre 2007
"Il cattivo studente" di Michel Piquemal

-Maestro, qual è un buon maestro?
-Qual è un cattivo studente? Gli rispose Sophios.
Simone era sempre stato un cattivo studente. Sin da quando era piccolo, tutti lo chiamavano “Simone il cattivo studente”. Quando doveva fare un compito era sicuro, ancor prima di cominciare, che lo avrebbe fatto male. Quando doveva rispondere a una domanda anche se conosceva la risposta, balbettava e si agitava e il maestro sospirava. Simone non avrebbe mai fatto niente di buono! Ma un giorno il maestro si ammalò e lo sostituì un giovane supplente. Entrando in classe, senza sapere perché, questi pose amichevolmente una mano sulla testa di Simone, il quale da quel momento, per fargli piacere, si applicò più che potè ai suoi esercizi di scrittura. Quando il nuovo maestro raccolse i quaderni, si complimentarono con Simone, con grande stupore di tutta la classe. Nei giorni seguenti, Simone non prese nemmeno un brutto voto. Quando il maestro tornò, lì per lì, fu sorpreso nel vedere i quaderni di Simone; poi si dimenticò finalmente di trattarlo come un cattivo studente. E fu da quel momento che Simone iniziò a fare progressi.
mercoledì 21 novembre 2007
Fernando Pessoa
Lo sguardo dato alla realtà, l'attenzione verso una piccola cosa è tutt'uno col pensiero, è una illimitata catena di riflessioni inscindibili dal suo vivere, continui scintillii di intuizioni sulla Vita, sull'Essere, sul Mondo che possono solo essere generalmente chiamati "pensieri", per non essere privati della loro indefinibilità. E' una ragnatela di sensazioni che non si forma su un tema preciso, ma salta da un angolo all'altro del pensabile, intrecciando poesia e filosofia, in una matassa multiforme, screziata e coinvolgente. E' difficile e pericoloso arrischiarsi a inquadrare il pensiero di Fernando Pessoa.
Gran parte della produzione di Pessoa è stata pubblicata dopo la morte dell'artista. La sua opera completa, in prosa e poesia, è uscita postuma in quindici volumi tra il 1942 e il 1978. Essa comprende scritti di differenti discipline che testimoniano la poliedricità di Pessoa: oltre alla vasta produzione poetica ortonima ed eteronima, scritti di teologia, di occultismo, di filosofia, politica, economia e altre discipline. E' nel 1942, sette anni dopo la sua morte, che la casa editrice Ática di Lisbona decide di iniziare la pubblicazione dell'opera completa di Pessoa, sotto lo sguardo degli amici letterati e dei filologi che hanno accesso all'arca in cui il poeta ha custodito i suoi manoscritti. In vita il suo corpo poetico appare polverizzato su riviste di limitata diffusione e reperibilità, pubblica soltanto quattro volumetti di poesie in inglese, tra cui "Epitalamio" (1913), e un'unica raccolta di versi in portoghese intitolata "Mensagem" (1934) curata personalmente dal poeta. La frammentarietà della sua produzione e la pubblicazione postuma rende difficile presentare con esattezza la bibliografia
L'eteronimia
Se il Libro di Pessoa ha un centro, questo centro è l'eteronimia, come sostiene Antonio Tabucchi, suo appassionato traduttore, critico e studioso; e questi spiega bene questa peculiarità: «Si immagini un Paese (il Portogallo) che vive per vent'anni (dal 1914 al 1935) un'età dell'oro della letteratura: poeti, saggisti, prosatori, dalle fisionomie inconfondibili e a volte incompatibili, tutti però di altissima qualità, vi operano insieme, si incontrano, si scontrano. Uno sperimentatore violento e straripante, suscitatore di avanguardie, come Álvaro De Campos, un desolato nichilista come Bernardo Soares, un poeta metafisico ed ermetico come Fernando Pessoa, un neoclassico come Ricardo Reis e, dietro a tutti, un maestro precocemente scomparso: Alberto Caeiro. Ebbene: tutti questi autori, tutte queste opere, tutti questi destini furono "una sola moltitudine", perché nascevano tutti dall'invenzione dissociata e proliferante di una sola persona, l'anagrafico Fernando Pessoa, oscuro impiegato di una ditta di Lisbona , dove aveva l'incarico di scrivere lettere commerciali in inglese. E quelli che abbiamo citato sono solo i più importanti fra gli scrittori "inventati" da Pessoa: finora i suoi manoscritti hanno rivelato tracce e frammenti di ventiquattro autori». Tabucchi parla della produzione letteraria pessoana come di "un baule pieno di gente" perché ci ha lasciato «i suoi molteplici spiriti ben impachettati in fascicoli manoscritti tenuti con lo spago e contrassegnati da firme diverse». E' lo stesso poeta ad analizzare con estrema lucidità la sua eteronimia e a descriverla all'amico Adolfo Casais Monteiro nel 1935 in una lettera. Una caratteristica che inizia nell'infanzia e che persiste per tutta la vita: “Ebbi sempre, da bambino, la necessità di aumentare il mondo con personalità fittizie, sogni miei rigorosamente costruiti, visionati con chiarezza fotografica, capiti fin dentro le loro anime. Non avevo più di cinque anni, e , bimbo isolato e non desideroso se non di stare così, già mi accompagnavano alcune figure del mio sogno, un capitano Thibeaut, Chevalier de Pas e altri che ho dimenticato…Questa tendenza non passo con l'infanzia, si sviluppò nell'adolescenza, si radicò con la crescita, divenne alla fine la forma naturale del mio spirito. Oggi ormai non ho personalità: quanto in me ci può essere di umano, l'ho diviso tra gli autori vari della cui opera sono stato l'esecutore.sono oggi il punto di riunione di una piccola umanità solo mia. E così mi sono fatto, e ho propagato, vari amici e conoscenti che non sono mai esistiti, ma che ancora oggi, a quasi trent'anni di distanza, io ascolto, sento, vedo. Ripeto: ascolto, sento, vedo…E ne ho nostalgia Come che sia, l'origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione. Questi fenomeni, fortunatamente per me e per gli altri, in me si sono mentalizzati; voglio dire che non si manifestano nella vita pratica, esteriore e di contatto con gli altri; esplodono verso l'interno e io li vivo da solo con me stesso.” L'eteronimia è la manifestazione del labirinto di Pessoa, del vortice in cui si sente avvolto e sente che ogni uomo è avvolto. «L'eteronimia non è altro che la vistosa traduzione in letteratura di tutti quegli uomini che un uomo intelligente e lucido sospetta di essere» scrive Tabucchi.
Dio non ha unità,come potrei averla io?(da "Episodi")
Mi sento multiplo. Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi fantastici che distorcono in riflessi falsi un 'unica anteriore realtà che non è in nessuno ed è in tutti. (da "Appunti sparsi")
L'eteronimia è anche patologa e insieme terapia della solitudine che l'introspezione causa: l'Io esclude l'oggetto, il soggetto diventa oggetto di se stesso, distinguendosi e distanziandosi così da se stesso.
Mi sono moltiplicato per sentire,per sentirmi, ho dovuto sentire tutto,sono straripato, non ho fatto altro che traboccarmi,e in ogni angolo della mia anima c'è un altare a un dio differente.( da "Passaggio delle ore"- Poesie di Álvaro de Campos )
Ma l'eteronimia è anche qualcos'altro: è un tentativo di superare l'unicità dell'essere e la finitezza dell'uomo, è l'espressione della consapevolezza che la vita non basta, è un vago e inquietante interrogativo: se possono esserci più di una vita in una sola vita, se sono davvero il tempo e lo spazio che ci segmentano o se siamo noi che crediamo sia così, mentre forse esiste solo l'hic e il nunc, la persona nell'Istante, diversa da quella esistita nel momento prima, diversa da quella che esisterà nel momento dopo. Così Pessoa afferma una frastornante "verità":
Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso.( da "Il libro dell'Inquietudine" )
Vengono ora presentate le figure eteronimiche maggiori, che compongono l'universo di Pessoa, ognuno dei quali è a sua volta un singolare mondo, con un proprio stile, un proprio modo di dibattere i grossi temi del pensiero e della poesia di Pessoa:
Alberto Caeiro: Alberto Caeiro da Silva, maestro di Fernando Pessoa e di Álvaro de Campos, morì precocemente di tubercolosi. Descritto come uomo biondo, pallido, con gli occhi azzurri, di media statura. In campagna scrisse l'intera sua opera, dai poemetti del "Guardador de Rebanhos" al breve diario del "Pastor Amoroso", e a Lisbona, dov'era nato, tornato solo per morire, scrisse le ultime poesie della raccolta "Poemas Inconjunctos". Tabucchi lo definisce «il fenomenologo, l'Occhio, l'olimpica e insieme tenebrosa ricognizione del mondo».
Álvaro de Campos: ingegnere navale, alto, coi capelli neri e lisci divisi da un lato, col monocolo, elegante e leggermente snob, tediato, ozioso e meditativo. Partì da un'estrema esperienza decadente per diventare poi a un tratto un esacerbato, geniale sperimentatore, maestro di ogni avanguardia. Ma la sua poesia conosce, dopo le fiammate avanguardiste, un curioso percorso: un'autoriflessività che lo lega alle esperienze contemporanee, un nichilismo doloroso e cinico. Così Tabucchi lo descrive: «il rovello gnoseologico, l'uomo che cerca "l'anello che non tiene" e che si arrende alla terribile "plausibilità" del reale».
Ricardo Reis: nato a Oporto, medico, ma senza mai esercitare la professione, materialista e sensista, imbevuto di classicismo e di ellenismo. Così scrive di lui Tabucchi: «Il monarchico in esilio è, col suo bizzarro neoclassicismo, l'ironica accettazione di un mondo incomprensibile e immutabile».
Il dubbio
La costante che permea tutta la produzione di Pessoa è il "dubbio su tutto", fonte di continue domande, angosce che creano uno stato di inquietudine, risposte sospese senza domande. Non c'è alcuna certezza, nessun barlume che indichi cosa è reale, cosa non è reale, questa è l'unica consapevolezza, non si può sapere se è realtà né il mondo né noi stessi:
E barcollo per i foschi cammini dell'insaniaocchi vaghi di schianto, per l'orroreche realtà ci sia e ci sia essere,ci sia il fatto della realtà( da "Poemas dramàticos" )
Personel labirinto di me stesso, giànon so quale strada mi conduceda esso alla realtà umana e chiara( da "Primo Faust" )
Non credere o cercare:tutto è occulto.( da "Natale" )
Se conoscessimo la verità la vedremmo;tutto il resto è sistema e periferia. Ci basta, se riflettiamo, l'incomprensibilità dell'universo; volerlo capire è essere meno che uomini, perché essere uomo è sapere che non si capisce.( da "Il libro dell'Inquietudine" )
Il sogno
Tutto è sogno, se non si sa qual è la realtà. Sogno di Fernando che ha fatto della sua vita un sogno, perché è un sognatore e sogna per non sentire e interrogare la vita; ed è sogno perché niente assicura se ciò che circonda e se stessi siano reali, se abbiano un'esistenza propria, e quindi tutto aleggia nel sogno, nel mistero, realtà e sogno si confondono, si compenetrano:
Niente si sa, tutto si immagina.( da "Odi di Ricardo Reis" )
Sono quasi convinto di non essere sveglio. Non so se non sogno quando sono vivo, se non vivo quando sogno, o se il sogno e la vita formano in me un ibrido, un'intersezione dalla quale il mio essere cosciente prende fisionomia per interpenetrazione.( da "Il libro dell'Inquietudine" )
Non oso guardare le cose. Come continua questo sogno?( da "Il Marinaio" )
Un alito di musica o di sogno, qualcosa che faccia quasi sentire, qualcosa che non faccia pensare.( da "Il libro dell'Inquietudine" )
La caducità
Nulla è eterno, tutto svanisce: si sfumano i ricordi, il passato, il momento precedente a quello che si sta vivendo, il proprio Io, perché nell'istante in cui lo si pensa non è più quell'Io, così si è nessuno, assolutamente nessuno. Tutto è finzione, tutto passa e non c'è nessuna filosofia, nessuna metafisica che svela il "Grande Segreto":
Breve il giorno, breve l'anno, breve tutto.Manca poco a essere niente.( da "Odi di Ricardo Reis" )
Non so di chi ricordo il mio passato, poiché altro fui quando lo fui, né mi conosco,come se sentissi l'anima che ho,l'anima che sentendo ricordo.( da "Odi di Ricardo Reis" )
Ma il padrone della tabaccheria si è fatto sulla porta e vi è rimasto…Lui morirà e io morirò.Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.Poi morirà la strada dove fu l'insegna e la lingua in cui furono scritti i versi.Infine morirà il pianeta ruotante in cui tutto ciò avvenne.In altri satelliti di altri sistemi, qualcosa simile a gentecontinuerà a fare cose come versi e a vivere sotto cose come insegne(da "Tabaccheria"-"Poesie di Álvaro de Campos")
“ Sì, domani anch’io sarò uno che ha smesso di passare per queste strade, che altri evocheranno vagamente con un “Che ne sarà stato di lui?”. E tutto ciò che adesso faccio, tutto ciò che sento, tutto ciò che vivo, non sarà altro che un passante in meno nella quotidianità delle strade di una città qualsiasi.”
Pessoa Fernando
L'indeterminatezza
L'animo di Pessoa è animo incerto, che si culla nell'indecisione, nell'instabilità di ogni posizione, giudizio, idea. È lui stesso che con acutezza si analizza:
Tutta la costituzione del mio spirito è di esitazione e di dubbio. Per me, nulla è né può essere positivo; tutte le cose oscillano intorno a me, e io con esse, incerto per me stesso. Tutto per me è incoerenza e mutamento. Tutto è mistero, e tutto è pregno di significato. Tutte le cose sono "sconosciute", simbolo dell'Ignoto. Il risultato è orrore, mistero, una paura troppo intelligente.[…] Il mio carattere è del genere interiore, autocentrico, muto, non autosufficiente, ma perduto in se stesso. Tutta la mia vita è stata di passività e di sogno. Tutto il mio carattere consiste nell'odio, nell'orrore della e nella incapacità che impregna tutto ciò che sono, fisicamente e mentalmente, di atti decisivi, di pensieri definiti […] i miei scritti sono tutti rimasti da finire; si interponevano sempre nuovi pensieri, straordinarie, interminabili associazioni di idee, il cui termine era l'infinito. […] Il mio carattere è tale che detesto l'inizio e la fine delle cose, perché sono punti definiti.( da un dattiloscritto del 1910 )
Sono sempre stato un sognatore ironico, infedele alle promesse segrete. Ho sempre assaporato, come altro e straniero, la sconfitta dei miei vaneggiamenti, assistendo casualmente a ciò che credevo di essere. Non ho mai prestato fede alle mie convinzioni. Ho riempito le mie mani di sabbia, l'ho chiamata oro, e ho aperto le mani facendola scorrere via. La frase era stata l'unica verità. Una volta detta la frase, tutto era fatto, il resto era la sabbia che era sempre stata.( da "Il libro dell'Inquietudine" )
Non so essere utile nemmeno sentendo, non so essere pratico, quotidiano, nitido, non so avere un posto nella vita, un destino fra gli uomini, un'opera, una forza, una volontà, un orto…( da "Poesie di Álvaro de Campos" )
La sensibilità
La capacità di sentire il mistero delle cose, l'incomprensibilità della realtà. Il suo modo stupefacente di sentirsi interpreti di realtà modificate e modificabili da piccole sfumature. L'inquietudine che produce questo sentire con lucidità l'essenza delle cose; il dolore che arreca, dolore che nasce dai sogni, dalla paura della follia, dalla consapevolezza della propria solitudine o dalla grande indifferenza delle stelle:
Ho portato con me la spina essenziale di essere cosciente.( da "Villeggiatura" - "Poesie di Álvaro de Campos" )
Il peso del sentire! Il peso di dover sentire!( da "Il libro dell'Inquietudine" )
Mi alzo dalla sedia con uno sforzo mostruoso, ma ho l'impressione di portarmela dietro, ho l'impressione che è più pesante, perché è la sedia del soggettivismo.( da "Il libro dell'Inquietudine" )
I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo.( da "Il libro dell'Inquietudine" )
E' così difficile descrivere ciò che si sente quando si sente che si esiste veramente, e che l'anima è un'entità reale, che non so quali sono le parole umane con cui si possa definirlo.( da "Il libro dell'Inquietudine" )
Ma la concisa attenzione data alle forme e alle maniere degli oggetti,è un sicuro rifugio.( da "Odi di Ricardo Reis" )
AUTOPSICOGRAFIA
Il poeta è un fingitore.Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.
E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.
E così sui binari in tondo
Gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.
(da Poesie di Fernando Pessoa)
Sono un guardiano di greggi.Il gregge è i miei pensieri.E i miei pensieri sono tutti sensazioni.Penso con gli occhi e con gli orecchie con le mani e i piedi e con il naso e la bocca.
Pensare un fiore è vederlo e odorarlo e mangiare un frutto è saperne il senso.
Perciò quando in un giorno di calura sento la tristezza di goderlo tanto,e mi corico tra l'erba chiudendo gli occhi accaldati,sento tutto il mio corpo immerso nella realtà,so la verità e sono felice.
(da Il Guardiano di greggi - Poesie di Alberto Caeiro)
domenica 18 novembre 2007
INCONTRI CON LA PAROLANo. 236

